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4 luglio 2010

Le distorsioni cognitive (seconda parte)


Queste distorsioni cognitive, in realtà, capitano un po’ a tutti, ma in modo del tutto episodico, sporadico; la differenza che c’è tra una persona non complessata ed una persona timida o un ansioso sociale in genere, è nella quantità: negli individui timidi, negli ansiosi sociali, le distorsioni cognitive sono ripetitive, si verificano con sistematicità.

Magritte: la riproduzione interdetta
Gli schemi cognitivi disfunzionali dei soggetti timidi si presentano più rigidi ed inflessibili rispetto alla normalità e quindi tendono a comportarsi sempre allo stesso modo, rifacendosi sempre agli stessi schemi di significati, senza riuscire a modificarli.
Devo aggiungere, anche in relazione alle varie forme di pensiero analizzate poc’anzi, che uno schema cognitivo diventa disfunzionale quando:

  • Distorce la realtà, in quanto tende a interpretare le informazioni in modo deformato e individuare  informazioni che confermano gli schemi distorti.
  • Genera sofferenza;
  • I modi di interpretare gli eventi sono poco differenziati o non lo sono affatto, è il caso ad es. della dicotomia;
  • Non viene invalidato dagli eventi che accadono nella vita reale, la credenza risulta impenetrabile, impermeabile a nuove informazioni.



Questo accade per via dei cosiddetti “errori procedurali sistematici” relativi alle valutazioni e ai giudizi che una persona formula rispetto alle situazioni che vive: le valutazioni, le credenze, i giudizi che l’individuo ha, rispetto ad una situazione, tendono a confermare le convinzioni generate dalle credenze disfunzionali. Tutto è legato alle valutazioni, ai pensieri, alle immagini che l’individuo si fa di fronte ad una determinata situazione che tendono a rafforzare le convinzioni alla base di quegli schemi cognitivi. Questi errori procedurali impediscono, nei processi di valutazione, che si giunga alla correzione delle convinzioni prodotte dagli schemi disfunzionali.
Elemento fondamentale è la presenza di un insieme di schemi o modelli cognitivi male adattati alla realtà, che regolano in modo morboso l’elaborazione dell’informazione; tali modelli si esprimono attraverso i pensieri automatici e l’immaginazione cosciente.

Tra i pensieri delle persone timide, come abbiamo visto e forse vivi anche tu, c’è il fatto di sentirsi inabile nelle relazioni umane o in alcuni tipi di relazione, e a volte appaiono così, il vero problema è che non usano queste capacità di relazione che sono insite nella natura umana, semplicemente manca loro l’esercizio.
Anche l’autocriticarsi e l’autobiasimarsi caratterizzano i pensieri dei timidi che spesso sono associate al senso di vergogna e di inferiorità, al ritenersi persone sbagliate, indesiderate dagli altri; così come tendono a non avere comprensione verso se stessi, né cercano di auto-confortarsi, né ad essere auto-compassionevoli, praticamente non si aiutano, anzi i sentimenti che provano nei confronti della propria persona, sono negativi, di auto-condanna.
Quei timori dei giudizi negativi altrui sembrano essere un riflesso di ciò che essi pensano di sé, come se i pensieri degli altri fossero un specchio che riflette il loro auto-considerarsi, hanno paura della propria “immagine”, così diventano rinunciatari, evitano di trovarsi in situazioni che stimolano, nella loro mente, il timore di riflettersi attraverso i giudizi esterni, in un certo senso fuggono da se stessi, o per meglio dire, dall’idea che hanno di sé, quasi come per dire al mondo: “lasciatemi stare, so già di essere scarso, non me lo ricordate che mi fa stare ancora più male”.


11 commenti:

  1. Purtroppo si, ma sembra che anche tu ne sappia qualcosa......

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  2. E' il bello è che ho allontanato tutti, ed ho proprio l'impressione che a loro non faccia ne caldo ne freddo, anzi ormai sarebbe fuori dall'ordinario che abbia amici. Emigro da eremita..

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    1. E perché mai dovrebbero preoccuparsi al posto tuo? O ti aspetti che abbiano dei sensi di colpa? Nella vita di ognuno di noi, le amicizie nascono, si sviluppano, decadono, vecchie amicizie scompaiono, nuove ne giungono: è il corso normale della vita.
      Se tu ti distacchi, non puoi pensare che gli altri vengano a pregarti o a costringerti di restare legato a loro. Hai appena letto un articolo sulle distorsioni cognitive, e rischi di concretizzarne una, proprio nel commento: "ed ho proprio l’impressione che a loro non faccia ne caldo ne freddo, anzi…".
      Fa attenzione perché le impressioni, le sensazioni, i sentori, i pareri, le apparenze, le emozioni, i sentimenti, non sono dimostrazioni o prove della realtà. Lo stesso vale per la supposizione successiva, secondo cui, i tuoi ex amici considerano normale che tu non abbia amicizie. Glielo hai chiesto di persona? E hai ottenuto una risposta verbale esplicita? Se ciò non è accaduto, come fai a sostenere quell'idea? Leggi nella mente delle persone?
      Quel "emigro da eremita" ha il sapore di una resa incondizionata, di una passiva rassegnazione. Ma le cose dipendono da te, dalla tua volontà, dalla tua motivazione al cambiamento. Non so quali sono i tuoi problemi, qualunque siano hai la possibilità concreta, non dico di eliminarli del tutto, ma di mettere la forma di ansia sociale di cui soffri, in condizione di non danneggiare la tua vita.

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  3. Forse purtroppo l'intuito, fa un pò parte della mia vita ed ha sbagliato poche volte, dalla scuola al lavoro, e osservando si riescono a vedere tante cose, che magari chieste esplicitamente non avrebbero una risposta sincera.
    Si, l'"emigro da eremita" anche a me da il sapore di resa e forse è per quello che ancora non l'ho fatto, della serie, "è inutile partire per fuggire da se stessi", alterno la voglia di solitudine a quella di cambiar società. Non è facile pensar di cambiare lo stile di 3/4 della propria vita - il primo quarto ero troppo piccolo per ricordare - in questa società ho "l'impressione" di dover diventare falso per farlo... Forse vorrei "vivere" per come sono, da solo, però a volte quando c'è la buona compagnia, non la disdegno affatto...

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    1. Interpreti il non errore del tuo intuito dal tuo punto di vista. Ricorda che ciò che per un ansioso sociale è oggettività, nella realtà è verità “emotiva”, non oggettiva. Se tu sei un timidone, i tuoi modi di valutare le relazioni sociali e i comportamenti (ciò che si dice e ciò che si fa) sono inevitabilmente condizionati, in modo determinante e significativo, da schemi di memoria disfunzionali (credenze). L’osservazione coglie solo la realtà apparente. Benché sia vero che certe risposte esplicite possano non essere sincere, la verità non può che venire dall’esplicitazione verbale, il resto è solo interpretazione ipotetica che non può essere assunta come realtà oggettiva. La mancanza di sincerità nelle dichiarazioni non determinano una verità, ma la indeterminazione di essa, quindi un vuoto di certezza.
      E’ vero che non è facile cambiare “ lo stile di 3/4 della propria vita”, ma ciò non significa che sia impossibile, e nemmeno che sia troppo difficile, è una questione di determinazione, esercizio, perseveranza. Le tecniche efficaci per farlo ci sono, non hai alibi, se non quelli che costruisce il tuo sistema cognitivo per non farti procedere. Hai letto questi articoli? http://www.addio-timidezza.com/2011/12/viaggio-alle-radici-della-timidezza-le.html (credenze)
      http://www.addio-timidezza.com/2011/12/viaggio-alle-radici-della-timidezza.html (invalidazioni e rinforzi)
      http://www.addio-timidezza.com/2011/12/viaggio-alle-radici-della-timidezza_26.html (invalidazioni e rinforzi 2). Parlo proprio di questo aspetto.

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  4. No scusami ma del mio istinto mi fido, non lo considero una certezza ma un avvertimento, testato in altri ambiti in cui la timidezza centra poco. Non so se sono un timidone, di sicuro la timidezza ha condizionato la mia vita, penso sia per lei che non mi sono mai iscritto all'università. Non ho letto quei link ma me li scarico e li stampo, cercherò di rifarmi, in qualche occasione ho avuto l'impressione che il comportamento di chi mi è intorno sia più una reazione al mio che il contrario (non sempre è così). Determinazione, esercizio, perseveranza, sono alla base di tantissime cose, a me di sicuro manca il secondo e un pò della prima. Purtroppo in questa società in cui mi ritrovo non vedo degli obiettivi per i quali esser determinato...

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    1. L’istinto, in ambiti in cui la timidezza non interviene o incide in modo irrilevante, si poggia su credenze funzionali, quindi sufficientemente aderenti alla realtà.
      La timidezza non è sorretta dall’intero insieme delle credenze, ma solo e soltanto da quelle che sono inerenti al mondo delle relazioni sociali e, che implicano, attività del sistema cognitivo che comportano valutazioni su determinate abilità o capacità nel rapportarsi agli altri. Per farti un esempio banale,(serve solo a rendere l'idea) un biologo, anche se personalmente timido, non ha alcun problema nell’occuparsi di biologia e in tal campo, l’istinto può risultare anche particolarmente efficace.
      Non solo. La timidezza e le credenze che ne sono alla radice, possono essere inerenti anche solo a determinati aspetti delle relazioni sociali e non in tutte.
      La timidezza esiste solo se rapportata alle relazioni sociali, fuori da questo ambito, non esiste. Quindi bisogna discernere tra i campi di trattazione.
      Riguardo i comportamenti cui hai accennato, considera che ciascuno di noi agisce e si comporta, in relazione a come interpreta gli eventi compresi i comportamenti altrui. Gli altri attuano, nei tuoi confronti, quei comportamenti in risposta ai tuoi, ma in questo fenomeno c’è sempre la reciprocità delle risposte comportamentali. In parole povere, tutti i comportamenti sono il risultato di una reciproca influenza o condizionamento.
      Riguardo gli obiettivi, il tuo è un ragionamento classico che scaturisce dalla tendenza del sistema cognitivo a difendere le proprie credenze, un depistaggio che attraverso la deresponsabilizzazione, sposta l’insieme motivazionale verso ambiti che non conducono all’invalidazione delle credenze.
      Cerchi motivazioni all’esterno, piuttosto che cercarle in te e verso te.

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  5. Almeno la pensiamo allo stesso modo, condovido quello che dici...
    che intendi con "Cerchi motivazioni all’esterno, piuttosto che cercarle in te e verso te." ?

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    1. Il fatto che tu condividi quel che dico, non significa che ne sei consapevole, intanto non te ne assumi la responsabilità. L’ultimo commento lo hai chiuso così: “Purtroppo in questa società in cui mi ritrovo non vedo degli obiettivi per i quali esser determinato”. Questa società è quella che è. Non hai il potere di modificarla, quindi non è in essa che devi cercare motivazioni. Non solo. L’ansia sociale afferisce al sistema di credenze dell’individuo. Allo stato attuale, nel presente, sei già timido, e quel che è stato è già stato. Ne parlo qui: http://www.addio-timidezza.com/2011/11/il-rapporto-tra-passato-e-presente.html , cercare motivazioni nella società, non solo è del tutto vano, ma non è neanche funzionale perché non è la società che può risolvere i tuoi problemi di timidezza. Le tue motivazioni non le devi cercare nella società, ma dentro te stesso. Pensaci su: trovare rimedi contro la tua timidezza, non è fare un favore a te stesso? Aiutare te stesso non è una buona motivazione? Lavorare per migliorare la qualità del tuo rapportarti agli altri, non è una buona motivazione? Mettere la parola fine a ciò che condiziona la tua vita, non è una buona motivazione? Se affronti la timidezza lo fai per te stesso, non per fare un favore alla società.

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  6. Dopo aver avuto TANTE, troppe, delusioni nel campo dell'amicizia e delle conoscenze, ho deciso di non avere più amici.
    L'unica mia amica è mia sorella. È la mia migliore amica. Poi ho solo altri 3 amici-conoscenti.
    Non ho intenzione di averne altri, e tendo (da sempre, fin da quando ero piccola) a stare da sola.
    Da precisare che sono sposata (ma non ho figli, e preferirei non averne).

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Grazie per il commento