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4 novembre 2010

Test timidezza

Trattelli - Condizione Umana
Oggi ti presento un test con il quale potrai avere una indicazione di massima sul tuo livello di timidezza, ma ti consiglio di non dare ad esso un valore assoluto o specifico. Nei precedenti articoli ho indicato i principali sintomi, e la situazioni critiche nelle quali si manifesta la timidezza, prendi in considerazione anche quegli elementi. Seleziona le affermazioni che ti corrispondono.

O  Non ami parlare in pubblico.
O  Hai difficoltà a parlare con persone sconosciute.
O  Eviti di guardare le persone negli occhi.
O  Odi usare i bagni pubblici.
O  Non ami fare shopping da solo/a.
O  Provi tensione emotiva quando ti presentano a qualcuno che non conosci.
O  Non sai che dire quando sei insieme a un gruppo di persone che discutono.
O  Hai difficoltà a parlare con persone dell’altro sesso.
O  Non sopporti quando ti prendono in giro.
O  Odi rispondere al citofono.
O  Non sopporti le persone che ti guardano continuamente.
O  Diventi nervoso/a nelle conversazioni faccia a faccia.
O  Non ti piace chiedere aiuto.
O  Non ti riesce agevole leggere ad alta voce.
O  Non ti piace rispondere a domande che ti vengono poste.
O  Ti imbarazza ordinare al ristorante.
O  Alle feste se non conosci tutti molto bene, non ti senti a tuo agio.
O  In certe occasioni eviti di parlare perché hai paura di esprimere opinioni       inadeguate.
O  Vorresti essere più estroverso/a.
O  Non ti piace stare al centro delle stanze.
O  Reagire ai complimenti minimizzando.
O  Preferisci leggere, scrivere o ascoltare la musica anziché stare in un gruppo
 numeroso.
O  Arrossisci facilmente.
O  Trascorri molto tempo nella tua stanza.
O  Non ami parlare di cose personali.

Somma tutte le x e moltiplica per 4: avrai la tua percentuale di timidezza

23 commenti:

  1. acc.....76%....che sfiga,devo cambiareee!!!!

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  2. Dai non smontarti, non si muore di timidezza. Puoi sempre riuscire a ridurla, a controllarla, a gestirla o eliminare quasi del tutto. Il fatto che sei timido al 76% non significa che sei un caso disperato, i test non sono vangelo qui ti indica solo che sei certamente timido. Un consiglio, se lo accetti: cerca di non rimuginarci su, il compiangersi ed il distribuire colpe e cause, è un errore che si commette e diventa un alibi psicologico per non cercare di risalire la china. Forza che ce la puoi fare a migliorare le cose.

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  3. Io invece solo al 96% :(

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  4. Vuol dire che hai scartato una sola affermazione. E' probabile che hai preso troppo alla lettera qualcuna di esse. Ciò non toglie che sei decisamente timido, credo che valga la pena che tu faccia qualcosa. Ti consiglio di rivolgerti a un psicoterapeuta cognitivo comportamentale per verificare meglio la tua condizione in modo più appropriato, i test sono indicativi ma non possono essere considerati la bocca della verità. Puoi trovarne uno della tua zona in questo sito http://www.psicologi-italiani.it/prestazioni/psicologi-cognitivo-comportamentale.htm
    Il mio libro potrebbe esserti utile, ma se sei messo molto male potresti non avere quella determinazione o volontà al cambiamento, necessaria per fare da soli. Ma questo sei assolutamente in grado di poterlo stabilire, essere timidi non significa essere tonti, anzi...
    Forza e coraggio! alla timidezza si può porre rimedio o quanto meno ricondurla a un livello di gestibilità assolutamente ragionevole.
    ciao.

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  5. io 100% credo di essere un caso veramente perso, meglio che mi chiudo in casa

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    1. Così diventi timida al 1.000% e forse anche fobica. La timidezza non è una malattia, è considerata una forma leggera di ansia sociale. Sai cosa significa? Che è affrontabile, che si può imparare a gestirla, a usarla a proprio vantaggio, a superarla in molti dei suoi aspetti, in certi casi anche del tutto. A farti sentire un caso perso, è proprio la timidezza perché attacca e blocca l'ottimismo. Se ci fai caso, su di te, in termini di abilità sociali, capacità nel gestire le situazioni sociali e sulle tue prospettive, hai solo pensieri negativi: questi sono pensieri indotti dalla timidezza, non dalla tua mente libera.
      Sai cosa significa quel "meglio che mi chiudo in casa"?
      Lei (la timidezza)ha occupato furtiva il mondo dei tuoi pensieri, se ne sta nascosta nella tua testa, e furba com'è, "vott a ptrell e annasconn a manell" (modo di dire napoletano:butta le pietre e nasconde la mano).
      Segue furtiva come un'ombra, ogni tuo passo, ogni tua parola, ogni tua emozione, anzi le pungola, è come il suggeritore di teatro. Sai cos'è successo quando hai scritto quella frase? S'è stropicciata le mani, se è messa a pancia in su, agitando le gambe piegate e le braccia gioiose, a ridere di felicità. Le hai appena fatto un regalo, hai ulteriormente prolungato il suo contratto con te, e di questi tempi, in cui il posto fisso annoia il professor Monti, e i giovani fanno i di-sotto-occupati, è proprio una gran bella cosa. Tradotta nella lingua timidese, quella frase è una esortazione che significa: "timidezza, fammi diventare ancora più timida, anzi, fammi diventare una monaca di clausura ma senza essere monaca, fammi avvolgere dalle ragnatele dall'odore secolare, fa calare il buio dietro la penombra e, dove affaccia il sole,fa giungere rapide le peggiori delle nuvole, i nembostrati e falle accompagnare da dense polveri vulcaniche: fà che tutto ciò,accada dentro e fuori di me".
      Non sarebbe meglio se t' impegnassi a scovare ciò che produce il tuo male e a demolirlo poco per volta?

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    2. si ma io ci ho provato, ormai da almeno 6 anni , ricordo che da bambina ero molto diversa.Il peggio e che vengo anche presa in giro da molte persone, anche a scuola e così sto pensando di non andarci più. Ogni volta mi viene da piangere per delle ore, solo così riesco a sfogarmi e a tornare serena

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    3. Resta da vedere in che modo ci hai provato, se hai tentato da sola, non avendo gli strumenti giusti non puoi che aver sbagliato percorso, non per una tua presunta incapacità, ma perché si tratta di mettere mano su processi inconsci che attivano meccanismi di autodifesa. Al riguardo puoi leggere questi articoli:
      http://www.addio-timidezza.com/2011/12/viaggio-alle-radici-della-timidezza.html
      http://www.addio-timidezza.com/2011/12/viaggio-alle-radici-della-timidezza_26.html
      Sul tipo di problema che hai tu, molte tecniche psicoterapeutiche sono fallimentari (psicoanalisi, psicodinamica, tecniche umanistiche, psicosomatiche ecc). Quella che ottiene ottimi risultati è la psicoterapia cognitivo comportamentale. Ti suggerisco di provare con questa.
      Su come funziona ho scritto due articoli:
      http://www.addio-timidezza.com/2011/03/la-psicoterapia-cognitivo_28.html
      http://www.addio-timidezza.com/2011/03/la-psicoterapia-cognitivo.html

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  6. Significa che hai selezionato 21 affermazioni su 25. Ma forse un obbiettivo fattibile può essere quello di scendere a 10 affermazioni. Comincia ad affrontare gli aspetti più abbordabili che sono quelli che ti procurano gli stati d'ansia più bassi. Tieni anche presente che i test sono del tutto orientativi.

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  7. Solo 32?? Stranissimo...ma si può essere dei "diversamente timdii"?

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    1. Ci sono molte forme di timidezza, ed è proprio per questo che è difficile darne una definizione univoca. Ci sono persone timide che possono persino apparire estroverse o disinibite in certi ambiti del vivere sociale e magari bloccarsi dinanzi all’uomo o alla donna che interessa. In pratica si può essere timidi in modo specifico o in modo generalizzato, in modo situazionale, o ciclicamente. Quindi sì, si può essere diversamente timidi.
      Ma hai comunque segnato otto affermazioni in cui ti ci sei ritrovato/a, e che possono anche individuare un’area invalidante da un punto di vista del relazionamento sociale.
      Direi che è molto probabile che ti percepisca negativamente assai più di quanto possa sembrare e, in tal caso, ciò implicherebbe che valuti te stesso/a in modo particolarmente emotivo, il che implica pure che tendi fortemente ad assegnare alle tue emozioni e ai tuoi pensieri un’eccessiva validità tali da renderle coincidenti, in modo direi assoluto, con la realtà oggettiva. Solo che i pensieri e le emozioni non sono la realtà, sono solo pensieri e solo emozioni. Già Epitteto diceva che le persone sono angosciate non dalle cose ma dell’idea che hanno di esse. Quando viviamo un’esperienza, non possiamo fare altro che interpretarla (Maturana la chiama “descrizione”) e quest’operazione è fortemente influenzata anche dallo stato emotivo in cui ci troviamo nel momento dell’esperienza. Quando si è timidi, l’influenza del fattore emotivo, nell’interpretazione delle esperienze, è assai più marcato. Quindi si tende a trasferire, nell’interpretazione dell’esperienza, quelle che sono le paure e/o le percezioni negative che abbiamo di noi stessi o degli altri.
      Mi pare che, nel momento in cui, appari sorpreso/a di essere timido/a al 32% (solo!), svaluti le tue effettive capacità e abilità, sembra che veda te stesso/a al ribasso. In te c’è timidezza, ma non è poi tanto grave come pensi tu. Ma, per fare un esempio chiarificatore, è chiaro che se questa timidezza incide negativamente negli approcci con le persone dell’altro sesso, ciò induce a considerare la propria timidezza come fattore fortemente invalidante, e questo perché i bisogni affettivi sono molto importanti e prioritari nella vita di una persona. Dato che i bisogni affettivi hanno un valore molto elevato, viene assegnato un valore elevato anche a ciò che crea degli ostacoli alla loro soddisfazione. Questo fa perdere di vista l’oggettività stessa nella valutazione delle cose: la paura e la conseguente inibizione viene interpretata come carenza strutturale del carattere o della personalità della propria persona, gli insuccessi che si verificano per effetto della paura e dell’inibizione sono letti come conferma delle carenze che si presuppone di avere. L’elemento costante in tutto questo processo è il fattore emotivo. È l’emotività che ci induce a confondere l’emozione della paura come un dato oggettivo della realtà, ad assegnare agli insuccessi origini fasulle.

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  8. Risposte
    1. Tieni presente che la timidezza non è una patologia, è solo un forte stato di disagio nelle situazioni sociali. Ciò significa che è possibile, quanto meno, imparare a gestire con efficacia la propria timidezza in modo che i condizionamenti impliciti connessi, non siano tali da inficiare la tua vita sociale.
      In certi casi la si riesce proprio ad eliminare del tutto. Dipende dall’impegno oggettivo che si profonde nell’affrontare la timidezza.
      Visto che hai selezionato 23 affermazioni su 25, ti suggerisco di fare un percorso psicoterapeutico a indirizzo cognitivo comportamentale unitamente a un training di assertività (meglio se di gruppo) per apprendere tecniche di conversazione, gestione della comunicazione interpersonale e delle relazioni sociali.
      Non vedere questa cosa negativamente, oggi si fa psicoterapia anche per semplici condizioni di stress.
      Per caso hai scartato sole le affermazioni “Ti imbarazza ordinare al ristorante” e “Odi rispondere al citofono” ?

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  9. Timidezza dal 48% al 56%: in passato ero molto timido, adesso lavorando su me stesso sono riuscito a "ridurre" la mia timidezza, sono anche molto insicuro ma

    nonostante ciò riesco a volte a ingannare perfettamente il prossimo e.... me stesso.
    E' capitato che alcune persone mi abbiano definito un tipo molto sicuro di se e che non si siano accorte della mia timidezza.
    Sempre lavorando su me stesso sono riuscito a sentirmi più (ma non pienamente, forse..) a mio agio in alcune situazioni in cui provavo malessere (ad esempio nel

    parlare con gli sconosciuti).
    Ciò nonostante credo che a volte agisco come se fossi timido al 1000%, la cosa peggiore è che ingannando me stesso, non so da cosa dipenda il mio modo di agire e

    finisco col pensare che.... sono l'unico al mondo ad avere questo problema e che non lo risolverò mai.
    Il mio problema è che non so cosa dire e ho pochi amici.
    Per il problema del non sapere cosa dire nasce principalmente quando sono in compagnia di una sola persona, forse a causa della mia insicurezza ho troppa paura nel

    prendere nuovi argomenti e finisco nel trasmettere la mia ansia uccidendo la conversazione.
    Quando sono in compagnia di una sola persona ho subito dei pensieri negativi, mi è capitato di riuscire comunque a parlare e addirittura che quella persona continuasse

    a cercare la mia compagnia, è capitato più volte con persone diverse, ma dentro avevo un forte disagio che non accennava a diminuire.
    Devo dire che mi è capitato anche di agire come una persona abbastanza estroversa, in un gruppo di 3 persone mi è capitato di essere il "leader", più volte con gruppi

    diversi, altre volte i pensieri negativi, il mio pessimismo a prendere il sopravvento e uccidere i rapporti con le persone.
    Il non saper cosa dire dipende dalla mia timidezza oppure c'è qualcos'altro? Sono gli sbalzi la causa? Perchè ho questi sbalzi? Da cosa dipendono?
    Forse nascondere la timidezza fa si che questa si accentui ancora di più in determinate situazioni facendomi perdere la consapevolezza di essere timido e se perdo la

    consapevolezza i pensieri negativi si moltiplicano.
    Complimenti per il sito e scusi per la lunghezza del messaggio.

    PS: Ho letto questo articolo: http://www.addio-timidezza.com/2012/08/timidezza-quando-si-fa-scena-muta-parte.html e mi capita di avere per la testa TUTTI i pensieri

    automatici negativi, mi rivedo pienamente anche in quest'articolo: http://www.addio-timidezza.com/2014/10/le-mancanze-nella-timidezza-e-nelle.html

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    1. Mi colpisce questo “riesco a volte a ingannare perfettamente il prossimo”. È un giudizio negativo su di sé, direi anche cattivo.
      Non hai un buon rapporto con te stesso, e questo è già un problema (1).
      A meno che tu non abbia utilizzato con scarsa attenzione la locuzione “ingannare il prossimo”. Il prossimo lo si inganna per cinico egoismo, per cattiveria, per strafottenza, per odio.
      Ma se ci si maschera agli altri per il timore di apparire negativamente o di essere giudicati male, non è inganno, ma nascondersi, sono due cose decisamente diverse. Sei proprio sicuro di essere un ingannatore?
      Comunque in genere con l’età e l’esperienza di vita, il livello di timidezza si riduce perché si acquisisce una maggiore coscienza del reale e di sé.
      L’ansioso sociale non inganna se stesso. L’inganno presuppone una scelta volontaria, cosciente e consapevole. In realtà, quello che tu chiami inganno, è il risultato di interpretazioni emotive degli eventi, delle situazioni, dei comportamenti e anche delle esperienze interne. (2)
      Interpretazioni che fanno riferimento a schemi cognitivi e metacognizioni che hanno scarsa o nessuna capacità adattiva, cioè sono disfunzionali. (3)
      Avere degli schemi cognitivi disfunzionali non significa che sei timido in ogni tipo di attività sociale, puoi benissimo esserlo anche in un solo ambito delle attività umane. Così come avere qualche schema cognitivo disfunzionale, non comporta una disfunzionalità totale.
      In realtà, la fenomenica della timidezza si manifesta solo e soltanto se si attivano credenze di base disfunzionali, o specifiche metacognizioni disfunzionali. Una persona può avere comportamenti disadattivi nelle relazioni sociali e tuttavia essere al tempo stesso un geniale matematico.
      Il problema del non saper cosa dire, delle scene mute, deriva dal fatto che la mente dirotta l’attenzione sull’esistenza del problema piuttosto che sulla sua soluzione (4) e, pertanto, vengono a mancare quelle energie elaborative e attentive necessarie per agire con efficacia.
      La timidezza è una condizione mentale che prefigura l’ esistenza di schemi cognitivi disfunzionali, di metacognizioni (il modo con cui si pensa) disfunzionali e tutto l’insieme di implicazioni che tali fattori comportano. In pratica con il termine timidezza si indica un insieme di fenomeni cognitivi, emotivi, fisiologici e comportamentali.
      Tu stesso hai notato che quando, nella tua mente, sopraggiungono i pensieri negativi, si presenta in te l’inibizione ansiogena (5) e, quindi, le tue performance decadono di qualità e quantità. I pensieri sono molto potenti, sono loro che danno il là, ai fenomeni ansiosi. Tutte le elaborazioni mentali sono pensieri.
      Oggi si fa strada un percorso integrato tra tecniche cognitivo comportamentali, mindfulness e assertività (6)
      (1) http://www.addio-timidezza.com/2011/05/sei-timido-ansioso-pratica.html
      (sei timido, ansioso? pratica l'accettazione)].
      (2) http://www.addio-timidezza.com/2011/11/la-timidezza-e-il-giudizio-di-se.html
      (Il giudizio di sé)
      (3) ti suggerisco la lettura del pamphlet, “come si forma l’ansia sociale” che puoi scaricare gratuitamente, nella sezione “i gratuiti” del mio blog
      http://www.addio-timidezza.com/2013/12/viaggio-alle-radici-della-timidezza-il.html (il livello gerarchico di pensieri - parte prima )
      http://www.addio-timidezza.com/2014/04/aspetti-della-timidezza-e-dellansia.html (le metacognizioni)
      (4) http://www.addio-timidezza.com/2012/02/lattenzione-nellansia-sociale.html
      (l’attenzione nell’ansia sociale)
      (5) http://www.addio-timidezza.com/2014/09/linibizione-ansiogena-nella-timidezza-e_9.html (L’inibizione ansiogena)
      (6) http://www.addio-timidezza.com/2011/11/come-si-affronta-la-timidezza.html (come si affronta la timidezza)
      http://www.addio-timidezza.com/2011/08/cose-lassertivita-i-principi-ispiratori.html (i principi ispiratori dell’assertività)
      http://www.addio-timidezza.com/2011/08/cos-l-perche.html (cos’è l’assertività)
      http://www.addio-timidezza.com/2012/09/meditazione-consapevole-e-accettazione.html (parte prima)




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    2. Salve Luigi Lazzari la ringrazio per la celere risposta,
      Ha ragione più che ingannare il termine corretto è illudere.
      Con "ingannare me stesso" più precisamente intendo che spesso è come se sono un attore e recito la parte di una persona estroversa... ma non ci riesco per molto tempo visto che i pensieri negativi rimangono, così mi capita di partecipare e di iniziare conversazioni ma dentro di me sono a disagio, disagio che più vado avanti più aumenta e alla fine prende il sopravvento...
      Il primo passo per sconfiggere un problema è riconoscerlo ecco io non ho la certezza che il non saper cosa dire dipenda dalla timidezza.


      Non penso di non poter riuscire a sconfiggere la timidezza ma a volte penso di essere "diverso", che mi manchi qualcosa di genetico addirittura e che quindi di non poter mai cambiare la mia situazione.


      Non so se provo ansia perché non ho in genere palpitazioni, dolori al petto, respiro corto, nausea, tremore interno ma è vero che provo una forte preoccupazione e paura.

      In passato quando ero più timido notavo i sintomi fisici ma ora sono (quasi) scomparsi.


      Potrebbe essere che tutti i pensieri negativi che ho, tipici della timidezza siano fondati? Che sia incapace nelle relazioni quindi non c'è niente da fare?


      Ho bisogno di avere certezze, già sapere che tutto questo dipende dalla timidezza mi da sollievo... a volte sono dipendente dal giudizio altrui, altre volte non lo sono, altre volte perdo la consapevolezza di essere dipendente dal giudizio altrui.


      A volte sono insicuro, altre volte sono convinto di essere sicuro ma agisco da persona insicura, perdo la consapevolezza, per esempio una volta mi è capitato di percepirmi sicuro ma ho risposto con un forse ad una domanda in cui ero sicuro al 110%.

      A volte vedo il non riuscire nelle relazioni come un fallimento come uomo, persona come tutto.

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    4. Questa risposta l'ho suddivisa in parte per limiti al numero di caratteri.
      “Ha ragione più che ingannare il termine corretto è illudere.” Anche con questa frase utilizzi concetti che sono espressione di negatività giudicante verso te stesso. È cattiveria nei tuoi stessi confronti. E questo modo di fare è tipico non solo della timidezza, ma anche di tutte le altre forme di ansia sociale.
      Gli ansiosi sociali e, quindi, anche gli individui timidi, non cercano di illudersi, provano a reagire, quelle volte che lo fanno, alla propria condizione. Il problema sta nel fatto che lo fanno con pensieri e comportamenti inefficaci, disfunzionali.
      Tu non illudi te stesso, cerchi di fare l’estroverso nel tentativo di superare le tue inibizioni. Sono tentativi di uscire da una condizione, non una illusione. Però, dato che non conosci le tecniche giuste per affrontare la tua condizione, lo fai nei modi sbagliati. E dopo aver fallito, ecco che dici a te stesso: “ cosa hai risolto? Volevi fare il guascone? Ti volevi illudere? Ma sei solo un fallito!” Che poi è la solita critica giudicante che ripeti a te stesso ormai da troppo tempo.
      Così un tentativo, smette di essere stato un tentativo e cambia di valenza, diventa una illusione, perché vuoi punire te stesso. Verso di te, invece di avere compassione, usi crudeltà; invece di essere comprensivo, sei intransigente; invece di rincuorarti, ti scoraggi.
      Quello che stai facendo è confermare e rinforzare le credenze di base disfunzionali che hai da anni e, quindi, di consolidare le radici della tua timidezza.
      Con questi tuoi giudizi negativi, non fai altro che dire al tuo inconscio: “ hai ragione, sono una macchina difettosa!”. Se il tuo inconscio fosse Riccardo III, starebbe a fregarsi le mani con un malefico ghigno di soddisfazione stampato sulle labbra.
      “io non ho la certezza che il non saper cosa dire dipenda dalla timidezza.” Con il termine “timidezza” si indica una condizione costituita da un insieme di fenomeni cognitivi, comportamentali, emotivi e fisiologici interagenti tra loro con determinate dinamiche; è, quindi, un disagio sociale complesso.
      Il timido non sa cosa dire in seguito al manifestarsi di una serie di fattori (che rientrano nell’insieme di cui prima detto):
      Attenzione tutta rivolta al problema del dover dire che allontana il soggetto dal vivere il momento presente.
      Timore di essere inadeguato, inopportuno, inabile, inferiore, incapace di esprimere contenuti validi, sentirsi sbagliati, una macchina mal funzionante per “difetto di costruzione”. Timore derivante dalle credenze disfunzionali di base che delineano una definizione del sé come soggetto inadeguato.
      Mancato esercizio delle abilità sociali, cioè non essere allenati in tale attività. A cui spesso si aggiunge anche il non interessarsi alla conoscenza di discipline del sapere e degli eventi sociali: Molti timidi non leggono, non osservano con interesse o curiosità, non cercano di scoprire, (non so se quest’ultime osservazioni fanno al tuo caso). Il mancato esercizio delle abilità sociali è quasi sempre a causa dell’inibizione ansiogena.
      Mancato apprendimento di modelli di relazionamento sociale. Avviene soprattutto a causa dell’ambiente sociale (soprattutto famiglia) in cui si è cresciuti.
      Anassertività.
      Tutti questi fattori sono componenti della timidezza.

      PRIMA PARTE

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    5. L’idea di essere geneticamente difettoso si forma per effetto della storia delle interazioni sociali (comprese quelle familiari) e delle conseguenze che ne sono derivate. Sarebbe interessante indagare sui tipi di messaggi che sono giunti a te, dai tuoi genitori o tutori, in modo continuato soprattutto nel periodo che va dalla neonatalità fino alla preadolescenza. Questo tipo di idea convincimento o sensazione (che poi è un convincimento camuffato) si forma nel bambino.
      L’ansia fisiologica si può manifestare anche con senso di oppressione, sensazioni viscerali, senso di smarrimento, mentre la preoccupazione è uno stato mentale e la paura è una emozione. Prova a distinguere.
      “Potrebbe essere che tutti i pensieri negativi che ho, tipici della timidezza siano fondati? Che sia incapace nelle relazioni quindi non c'è niente da fare?”
      Bisogna distinguere i pensieri negativi in relazione al loro diverso carattere. Le abilità nel districarsi nelle relazioni si apprendono ed è possibile acquisirle a qualsiasi età. Se c’è un mancato apprendimento si può ricorrere a tecniche assertive per recuperare il gap. Se c’è un problema di mancato esercizio di abilità possedute, allora è possibile ricorrere a tecniche psicoterapeutiche a indirizzo cognitivo comportamentale (TCC). Riguardo la forte preponderanza di pensieri negativi insistenti, è possibile integrare la TCC con esercizi detti di “consapevolezza distaccata” che è una forma di mindfulness.
      Il dubbio è un tratto di riconoscibilità della specie umana e in tante altre specie animale. Qui non si tratta di non avere dubbi, ma di averne in modo moderato, gestibile, funzionale.
      Non siamo degli dei, apparteniamo, semplicemente, alla specie dei sapiens sapiens, siamo gli umani. Bisogna tener conto che le nostre cognizioni sono da riferire al domino descrittivo: l’uomo può solo descrivere ciò che della realtà percepisce e osserva, l’uomo può solo interpretare gli stimoli esterni e interni che gli pervengono.
      Inoltre, il fatto di descrivere non determina automaticamente che ciò che si descrive sia la realtà oggettiva stessa. La descrizione non è la realtà, è solo la descrizione della realtà, e la descrizione può anche essere errata.
      Inseguire l’idea della certezza non è una strategia che paga, molto meglio pensare a strategie possibili in quel momento o periodo. Ti suggerisco di non inseguire le chimere, ma il possibile. Perché le chiamo chimere? Perché giustificando il bisogno di certezza, quindi conferendole grande valore e potere, deresponsabilizzi, inconsciamente, il tuo io cosciente.
      Il problema dell’insicurezza lo trovi affrontato ampiamente nell’articolo http://www.addio-timidezza.com/2011/04/linsicurezza.html (L’insicurezza)
      e http://www.addio-timidezza.com/2011/08/timidezza-e-autostima.html (timidezza e autostima)

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    6. Ha centrato il punto, la ringrazio nuovamente per le risposte.

      **"Con il termine timidezza si indica una condizione costituita da un insieme di fenomeni cognitivi, comportamentali, emotivi e fisiologici interagenti tra loro con determinate dinamiche; è, quindi, un disagio sociale complesso.
      Il timido non sa cosa dire in seguito al manifestarsi di una serie di fattori."**
      A volte credo di non saper cosa dire nonostante non provi ansia, ne pensieri negativi e sia in confidenza con l'interlocutore e questo causa il dover giudicare ogni mia interazione (inzialmente non negativamente, mi chiedo solo che impressione sto facendo) poi più passa il tempo più aumenta l'ansia e i pensieri negativi "vincono" (e giudico negativamente le interazioni)...
      Ecco poi avviene quello descritto da lei più sotto:
      **"Attenzione tutta rivolta al problema del dover dire che allontana il soggetto dal vivere il momento presente.
      Timore di essere inadeguato, inopportuno, inabile, inferiore, incapace di esprimere contenuti validi, sentirsi sbagliati, una macchina mal funzionante per difetto di costruzione"**
      E' come se ripeto a me stesso: "lo vedi? Senza pensieri negativi e timidezza non riesci comunque a riuscire nelle relazioni, sei un fallito, non puoi farci nulla e non serve a niente combattere la timidezza"
      Potrebbe essere che di fondo continuo ad essere timido anche con le persone in confidenza solo che non me ne rendo conto... ma potrebbe essere anche che il pensiero negativo ha perfettamente ragione.

      Abilità sociali? Credo che non mi manchino capacità assertive anzi sono sempre disponibile al confronto con le opinioni altrui e rispettoso.
      Forse quando entro nel circolo dei pensieri negativi svanisce tutto...

      **"L’idea di essere geneticamente difettoso si forma per effetto della storia delle interazioni sociali (comprese quelle familiari) e delle conseguenze che ne sono derivate. Sarebbe interessante indagare sui tipi di messaggi che sono giunti a te, dai tuoi genitori o tutori, in modo continuato soprattutto nel periodo che va dalla neonatalità fino alla preadolescenza."**
      Non so se ho ben capito il senso della frase comunque ho genitori iperprotettivi e molto rigidi che non mi hanno mai fatto fare esperienze dirette e non è mai valso il principio "sbaglio io, imparo dai miei errori e faccio esperienza da solo".

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    7. Non so se può servire ma sono molto sensibile ed empatico

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