informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

9 dicembre 2010

Il mondo dei bimbi - parte quarta

Quale approccio? - 1

Ma come bisogna comportarsi con i bambini? Cerchiamo di delineare alcune linee guida per potersi orientare nel difficile ruolo del genitore. Prima, però, desidero ricordare alcuni assiomi:
  • Il linguaggio degli adulti non è il linguaggio dei bambini;
  • Il modo di ragionare degli adulti non è il modo di ragionare dei bambini;
  • Il mondo degli adulti non è il mondo dei bambini;
  • La percezione degli adulti non è la percezione dei bambini;
  • I significati degli adulti non sono i significati dei bambini;
  • Anche i bambini sono persone, rispettiamoli come tali;
  • Le conseguenze dei comportamenti genitoriali, spesso emergono a posteriori o durante l’adolescenza;

Pietro Ggaudenzi: maternità

Rispettare la sua intimità: anche i bambini hanno una loro intimità, è il campo dove risiedono quelle paure non comprese dagli altri, le loro difficoltà, i loro problemi di relazione, di salute, quelli che per gli altri (genitori soprattutto) sono difetti, inabilità, elementi di diversità. Sono i loro punti deboli, perché dall’esterno non sono compresi, accettati, visti come fattori negativi, come fragilità.
In queste cose si sentono deboli e indifesi, esposti all’ignominia, al rifiuto, al pubblico dileggio. é importante evitare, in sua presenza, di parlare con altre persone, anche se familiari, dei suoi problemi di qualsiasi natura. egli vive quelle situazioni con un intenso senso di vergogna o di umiliazione.

Attenzione con le critiche: Essere eccessivamente critici, ridicolizzarli, umiliarli, soprattutto in presenza di altre persone (familiari e non), significa spingerli a sentirsi inferiori agli altri, inabili, sbagliati. Bisogna tener sempre presente che i bambini traducono il particolare in una legge generale, una critica fatta su un loro comportamento specifico, viene interpretata come una inabilità, una caratteristica strutturale della propria persona nel suo complesso. È bene che il richiamo sia fatto con parole e frasi che si riferiscono al particolare e non inglobano di per sé la persona, ad esempio si eviti l’uso di termini come cretino, stupido, idiota ecc. Il bimbo non è questo o quello, ma ha fatto questa o quella azione.

Attenzione a paragoni e aspettative : Molti genitori spingono i figli alla competizione, a volte consapevolmente, a volte involontariamente. Questi modi di fare, ottengono risultati ben diversi da quelli sperati o perseguiti dai genitori. Ricordiamoci sempre di avere a che fare con dei bambini e non con individui adulti. Se un bambino viene paragonato ad un altro indicato come esempio, vengono generati sentimenti di incapacità, inabilità, di inferiorità, di esclusione; egli si convince di essere esattamente ciò che esprimono i sentimenti che prova, si sentirà e si considererà un diverso. Se si addestra un bimbo ad avere una mentalità competitiva, insegnandogli che l’importante è l’avere successo, essere il migliore, essere vincenti, si ha come risultato un bambino che si convincerà anche che, stima, apprezzamenti, amore, rispetto, si ottengono solo avendo ottimi risultati, egli si vota alla perfezione; ogni insuccesso viene vissuto come una discesa agli inferi, la perdita del diritto all’amore, il non meritare rispetto, il fallimento come persona e come agente, l’essere un debole, un incapace. In breve il proprio valore non dipende da ciò che si è come persona, ma dal successo che si riesce ad ottenere.
Quando un bambino avverte di non riuscire a soddisfare le aspettative riposte in lui, sviluppa la paura di essere giudicato male e tende ad evitare ogni confronto sociale in cui ritiene di essere a rischio, diventa ansioso.
Un altro rischio è che possa diventare un soggetto passivo o sottomesso, per evitare di uscire perdente dai confronti.

Evitare le etichette: Quando diciamo ad un bambino che è questo o quello, egli si convince di esserlo, non solo, prima o poi comincia anche ad assumere quei comportamenti caratteristici che hanno generato quella etichetta. Se gli diciamo che è timido, si convince di esserlo, e ritenendosi tale, si comporta da timido perché quel comportamento esprime la sua identità. I bambini, pur nel loro modo di intendere le cose, prendono molto sul serio ciò che dicono i “grandi”, soprattutto i genitori che sono per loro, l’esempio da cui apprendere. Se diciamo ad un bimbo “stupido”, “cretino”, “sei cattivo”, “sciocco”, ecc, gli abbiamo appiccicato un’etichetta e lui la considererà la propria identità.


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento