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13 maggio 2011

Quando il timido dice "non mi so esprimere"

Per tanti individui, il non sapersi esprimere, costituisce il fattore che caratterizza la propria timidezza. Il soggetto che vive questa condizione finisce con l'arenarsi nella costruzione dei rapporti interpersonali, egli si trova in una situazione d’impasse relazionale da cui non riesce a uscire, e quando ci prova, lo fa in modo goffo, impacciato.

Laddove non c'è la conoscenza della timidezza come fenomeno di disagio psicologico strutturato e causale, i comportamenti degli individui timidi sono oggetto di fraintendimenti, incomprensioni, generalizzazioni, etichettature, che producono emarginazione, comportamenti di bullismo e, in certi casi, anche sentimenti di fastidio, offesa o repulsione. Ciò accade anche perché i soggetti disagiati appaiono come espressione di modelli negativi culturali e sociali.

La carenza di competenze sociali nella comunicazione, è generata da un lato, da un mancato apprendimento di adeguati modelli di relazione verbale, e dall'altro, dal timore del giudizio altrui e sentimenti d’incompetenza personale.

James Ensor - rifiutata
Il mancato apprendimento è, chiaramente, strettamente collegato all'ambiente familiare e/o sociale in cui il soggetto è cresciuto, soprattutto nella prima infanzia e durante la fanciullezza; infatti, è proprio in quest'arco temporale della vita di un individuo, che si apprendono le forme di comunicazione finalizzate alle relazioni interpersonali.

In un ambiente dove le figure di riferimento sono, esse stesse carenti, sotto il profilo delle competenze sociali, vengono a mancare gli esempi e le occasioni per un equilibrato e positivo apprendimento di modi e forme delle manifestazioni verbali nelle relazioni sociali. Il bambino, in questo contesto, non impara a comunicare in modo adeguato, comprensibile agli altri, egli comincia ad adottare un linguaggio che non corrisponde a quello dei suoi pari che, pertanto, non lo comprendono; ciò innesca un processo di fraintendimenti e incomprensioni che conducono all’emarginazione del bambino all'interno del gruppo. Sentendosi escluso o anche criticato dai suoi pari, il bambino, nel percepire se stesso, sviluppa convincimenti che lo inquadrano come soggetto inadeguato, incapace, persino poco intelligente o stupido. 


Quando un bambino, isolato dai suoi pari, è anche contestato dai membri del gruppo di appartenenza, per via dei suoi comportamenti che l’hanno portato a essere escluso, sviluppa anche il timore del giudizio altrui, vissuto come fattore di esclusione, di emarginazione, di perdita di affetti amicali, di svalutazione del proprio valore come persona.

Questi convincimenti, se non intervengono fenomeni di segno completamente opposto, diventano le convinzioni dell'adolescente e dell'adulto.

Le credenze riguardanti quel sé inadeguato, incapace, stupido, di scarso valore, possono formarsi anche per effetto di comportamenti attuati da genitori, familiari o accudenti, tendenti all'etichettamento, al rimprovero reiterato, al confronto con i pari usati come esempio, al ricorso di critiche rivolte non hai comportamenti ma qualificanti la persona, all'eccessivo protezionismo, al ripetuto sostituirsi al bambino in decisioni che avrebbero dovuto essere sue, alla repressione di momenti di autonomia.

La paura verso il giudizio altrui esprime, a sua volta, il timore che le proprie inabilità siano visibili all'esterno, è un po' come obbedire al detto "occhio non vede, cuore non duole". Nella mente di un soggetto timido, nel momento in cui le proprie debolezze diventano di dominio pubblico, il proprio valore come persona crolla, sprofonda nell'inferno, egli diventa immeritevole sia di essere preso in considerazione come persona, dotato quindi di capacità e qualità, sia di essere benvoluto, amato e rispettato.

L'insieme di questi fattori che ho fin qui analizzato, costituisce un mix che impedisce alla persona timida persino di tentare di comunicare. Chi ha difficoltà a esprimersi, non riesce a manifestare opinioni e idee, ma anche sentimenti ed emozioni, ciò fa si che anche i rapporti affettivi, amicali o amorosi che siano, stentano a decollare o a trovare una dimensione in cui i problemi della comunicazione possano svolgersi in un ambito fisiologico.

Con le credenze negative, i timori che da queste scaturiscono e i fenomeni d'ansia che ne derivano, la persona timida sceglie sostanzialmente la strada dell'evitamento, preferisce il silenzio al rischio di una cattiva performance.

Il problema qui, è dato dal fatto che il soggetto timido valuta sistematicamente come controproducente, ogni sua ipotesi di comunicazione sociale, nel senso che ogni suo tentativo di esprimersi, non possa che generare solo conseguenze nefaste, cioè il giudizio negativo altrui che lo condannerebbe a una miserevole esistenza.

Un altro aspetto, di cui bisognerebbe tener conto, è che le persone timide che ritengono di non sapersi esprimere, spesso pensano anche che tale abilità sia dovuta a una loro incapacità assoluta, essi si sentono cioè, incapaci per nascita, quasi come se avessero una limitazione innata, naturale, delle proprie potenzialità cerebrali. In realtà la questione, è che semplicemente non sanno cosa e come fare.

Un addestramento assertivo potrebbe risolvere il loro problema e aiutarli a ritrovare una buona dose di autostima.

15 commenti:

  1. Il commento che avevo pubblicato è sparito... chissà. Comunque leggerò da cima a fondo questo blog.. magari potrà aiutarmi e sicuramente, da quello che ho potuto vedere, sarà una lettura interessante. Mi rispecchio in moltissime cose. A presto. Rea.

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  2. Ho appena scoperto che avevo fatto "copia" per non perdere ciò che avevo scritto. Ci riprovo allora :) "Ciao.. ho visto il link di questo blog su una risposta data su yahoo answers, proprio mentre cercavo su google "sento di non valere niente". Sono una persona molto introversa, al punto da star male con me stessa.. sono cresciuta in un ambiente poco sereno, con un padre con il quale non ho un rapporto e una madre, alla quale sono comunque legatissima, che mi ha sempre spinto ad aggirare i problemi anziché affrontarli. Non mi sento sempre così, cerco di accettarmi come sono ma in realtà è una finzione.. che mi aiuta a stare meglio per un po'. Non mi trovo bene con i miei coetanei e, ciliegina sulla torta, sto con una persona che ha 18 anni più di me.. mi trovo benissimo con lui, forse perché mi da' sicurezza, è emotivamente più forte di me e mi aiuta a rialzarmi ogni volta che sono giù. Mi sta vicina e mi da' tantissimo amore. Sicuramente il fatto di avere un padre come il mio, mi spinge a cercare un lato paterno anche in lui.. ne sono consapevole.. I miei inoltre non sanno niente di questa storia. Scusa per lo sfogo.. mi sono resa conto che era da tanto che non parlavo di me.. Rea".

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  3. Ciao Rea
    Innanzi tutto benvenuta nel mio blog. Visto che hai deciso di leggere i miei post, ti consiglio di cominciare dai primi 6 o 7 articoli (giugno – luglio 2010) perché contengono informazioni di base utili per comprendere meglio tutto il resto.
    La tua storia d'amore, se funziona, va benissimo, non fartene un problema per via dell'età.
    L'amore è la medicina più potente che c'è, ci motiva, ci conforta, ci rassicura, talvolta ci da persino più coraggio.
    Noto che hai una madre ansiosa, (non so tuo padre) temo che sei cresciuta in un ambiente povero di adeguati modelli comportamentali da cui attingere per imparare a relazionarsi con gli altri, se poi hai anche appreso la paura di affrontare le cose, va da sé che si finisce con il credere di non valere. Però non scaricare su di loro rancori, odio o altro, di sicuro non lo hanno fatto apposta: quello dei genitori è il mestiere più difficile che c'è e nessuno insegna loro come comportarsi con i figli.(vedi "Le cause della timidezza: il mancato apprendimento" e "Timidezza e apprendimento", vedi anche i primi 5 posto sui bimbi in cui sono riportati comportamenti genitoriali che provocano nei figli dei problemi)
    Eppure....pensaci, per il tuo uomo, tu vali....eccome se vali.
    Se il tuo tentativo di accettarti ti aiuta un po', è già qualcosa, guardalo positivamente.
    Ma sai che m'è venuto in mente che non ho ancora scritto un post sull'accettazione? Ho deciso, parlerò di questo, nel mio prossimo articolo. Grazie dello spunto.
    Potrebbe esserti utile prendere l'abitudine di complimentarti con te stessa per ogni cosa positiva che fai, anche se è piccola piccola. Cerca in te le doti positive che hai, le competenze che hai (per questo non devi essere una scienziata), sarai pur brava in qualcosa, avrai pure dei lati caratteriali positivi o affascinanti o piacevoli: ricorda quotidianamente a te stessa tutte queste positività. Sono pillole, si, che però nel tempo aiutano. Ciao.

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  4. aiuto io sono timida e ogni volta che sono costretta ad intrattenere una conversazione dal mio disagio imposto automaticamente un'espressione tragica e marmorizzata!!! anche se in realtà sono una persona socievole e molto spiritosa...ma quando il disagio prende il sopravvento.....è la fine!!! questo mi capita soprattutto con i maschietti. mi chiedo se gli altri, in queste mie manifestazioni destabilizzanti, capiscono la mia timidezza o pensano che io sia ritardata! sì, certamente questa forte dose della paura del giudizio altrui mi aumenta il livello di ansia! AAAAAAAAAAH non voglio essere così timidaaaaaaa!!!!!

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  5. A volte, mia cara, bisogna accettare di correre il rischio. Nella mia città, sono apprezzato e stimato da tante persone, ma sono anche considerato un idiota da altri, non si può piacere a tutti. I parametri di giudizio variano da persona a persona, quindi nella vita avrai sempre chi ti giudica male ma anche chi ti giudica bene.
    Tanto vale essere se stessi e accettare anche l'idea di essere valutati negativamente, poiché troverai sempre qualcuno che condivide i tuoi pensieri, le tue idee e persino le tue aspirazioni.
    È vero che ci sono persone che possono considerarti poco significativa per via del tuo carattere, ma ci sono anche coloro che hanno la sensibilità di percepire il tuo disagio, di comprenderlo e di astenersi da valutazioni superficiali.
    Se un individuo ti giudica negativamente per via dei tuoi silenzi o perché ti blocchi, hai a che fare con una persona di scadente cultura umanistica, portata a giudizi sommari e superficiali: questi individui non hanno, poi, tanto valore da esprimere, né le loro valutazioni siano degne di essere prese in considerazione.
    Tieni anche conto che molti maschietti sono persino attratti dalle donne timide e le accettano a priori.
    Potresti procedere con un percorso ristrutturante delle tue credenze di base disfunzionali, a tal riguardo, per farti una prima idea, potresti leggere l'articolo che ho postato proprio oggi titolato "Viaggio alle radici della timidezza: le credenze" e "come si affronta la timidezza". Ti può essere utile anche un training di assertività da cui puoi anche apprendere tecniche di conversazione e di gestione della conversazione.
    Non pensi che sia meglio tentare di fare qualcosa, piuttosto che rimanere a piangere per le tue difficoltà? Un bacione.

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  6. Ciao e complimenti per queste pagine dedicate a un argomento abbastanza interessante e da cui trovo molte risposte al mio malessere quotidiano legato alla timidezza e all'incapacita' di adattarsi.Premetto che ho 32 anni, ma è come se ne avessi molti di meno nella mia testa e nei meccnismi distorti che me lo fanno pensare; in questo è fondamentale il giudizio altrui e la scarsa abilita' a relazionarmi e a farmi degli amici veri.Il problema l'ho sempre affrontato in maniera superficiale e cercando spesso di evitare o non essere costante in certi ambienti o con certe persone.Questo pero'non influisce in maniera totale sul mio essere curioso su argomentio su interessi legati all'arte, alla musica e altro.Ho avuto a differenza di altre persone che conosco la volonta' di andare via dalla mia citta' che nn offriva tante prospettive, ma la mia difficolta' di adattamento mi faceva restare sul posto sempre insoddisfatto e con la difficolta' a farmi degli amici.Attualmente sono ritornato nella mia citta' e ho trovato le stesse difficolta', il livello di stress è un po' aumentato nei rapporti,ma nella mia insofferenza riesco a trovare la forza per mantenermi un lavoro quasi autonomo e che mi permette di stare rilassato e slegato da conflitti sul posto di lavoro che in passato mi hanno condizionato.Ho analizzato le tue considerazioni sulla timidezza e mi ci ritrovo molto in quella che tu definisci del quotidiano;in effetti i miei genitori e sopratutto mio padre sono stati sempre di poche parole e distaccati nei rapporti con i familiari e con gli altri cercando sempre di evitare riunioni o festivita' che ti permettevano di stare insieme e parlare del più e del meno.Io da parte mia non mi sono impegnato piu' di tanto a cercare di correggere i loro stessi comportamneti, ma crescevo con le loro lacune e con i loro pochi argomenti da trattare che erano spesso legati all'invidia, al paragone e alla morale fasulla.A 20 anni ho cercato di avvicinarmi a qualcosa di diverso o altenativo che mi permetteva di nascondere le mie debolezze e mostrami invece piu' attento alle problematiche sociali, alla politica e ai movimenti alternativi dove trovavo una specie di tolleranza e egocentismo che mascheravamo le mie timidezze e emotivita' caratteriali e da qui è scaturito in me la voglia di uscire e andare oltre la monotonia della mia citta'.Trasferendomi non sono riuscito a sconfiggere il vero mio malessere e a costruirmi da solo la mia personalita', ma andavo spesso incontro a difficolta' nei rapporti e sopravvivevo di continuo a sbalzi di umore e sopportazioni continue ma anche momenti di felicita'e esperienze significative.Prima di fare la scelta di ritornare con un lavoro nella mia città, mi sono rivolto a una psicologa del csm e poi sono tornato nella mia citta' per continuare lo stesso percorso con un'altra.Attualmente non riesco a dare un giudizio al mio percorso e trovo ancora difficolta' a tirare fuori le parole giuste con gli altri, come anche a scrivere su questo blog.Grazie e spero che tu possa leggere questo mio piccolo quadro a cui voglio dare colore.

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    1. Ti ringrazio per i complimenti.
      Non so quanto tempo sei stato via dalla tua città natale, ma considera anche che le distanze allentano i rapporti anche con quelle persone con cui eri in relazione amicale e quindi è normale avere delle difficoltà, in un certo senso si tratta di ricostituire dei rapporti con persone che, nel frattempo, hanno rafforzato i propri rapporti tra i componenti del gruppo preesistente.
      Paura del giudizio altrui e limitate abilità di relazione, sono strettamente connesse. Proprio il percepirti come scarsamente abile, potrebbe essere il fattore che ti fa temere il giudizio negativo dei tuoi interlocutori.
      Bisognerebbe, però, capire bene in cosa verte, in termini concreti, la tua difficoltà a relazionarti. Ad esempio un problema di mancato apprendimento può anche aver favorito il formarsi di credenze attinenti capacità e potenzialità proprie.
      Come avrai notato, molti dei miei articoli trattano aspetti specifici della timidezza e dell'ansia sociale in generale, spesso però, in una persona timida sono riscontrabili più fattori che concorrono alla persistenza del disagio. Comunque, se ti riconosci maggiormente nella forma della timidezza del quotidiano, puoi indirizzare l'individuazione dei pensieri automatici negativi, delle credenze di base e di quelle regolanti e condizionali, in una direzione più precisa. Ma questo è fattibile in una psicoterapia che si aggancia al modello cognitivo comportamentale. Non so se ci hai fatto caso, ma io faccio riferimento a questa specifica scuola di pensiero della psicologia, anche se non disdegno la psicologia transazionale e il cognitivismo sociale. Questo significa che tutte le considerazioni che faccio vertono sul modo di concepire la mente umana come una entità che auto costituisce propri sistemi di riferimento concettuali per interpretare il mondo reale in funzione della necessità di adattarvisi, sistemi di riferimento che sono un po' come una carta costituzionale di un paese, che esprime poi, regole e assunzioni per mezzo degli apparati periferici, che nel nostro caso è il sistema cosciente. Sistemi in contatto sinergico, interrelativo tra loro e, ambedue, individuabili: diversamente dalla concezione di tipo freudiana che concepisce l'io inconscio e quello conscio come due mondi separati e in conflitto, con uno di essi, l'io inconscio, non individuabile e non raggiungibile.
      Perdona queste mie divagazioni, e torniamo a te.
      Se la tua psicologa è cognitivo comportamentale, dei buoni risultati li dovresti raggiungere, ma devi prendere sul serio tutto anche gli esercizi che ti assegna per casa. Parla un po' con lei per un corso di assertività, in genere se ne organizzano anche di collettivi che sono i più efficaci perché permettono di fare esercitazioni di gruppo. Avrai notato che ho scritto un manuale di assertività, sicuramente utile, ma un corso di gruppo gestito dal vivo da un psicologo è certamente meglio del metodo fai-da-te. Con un corso di assertività, apprendi delle tecniche di conversazione, di gestione di relazione, a distinguere le tipologie di comportamento e quindi anche di linguaggio, ma soprattutto a prendere contatto e consapevolezza con il mondo dei diritti individuali e del tuo essere sociale nel mondo delle relazioni. Non so se hai letto al riguardo, gli articoli che ho postato proprio sull'assertività, li trovi in archivio nel mese di agosto e settembre del 2011.
      La tua tendenza ad uscire dal guscio, manifestatosi con il tuo trasferimento, è indicativo comunque di una volontà reattiva. Nella maggior parte degli ansiosi sociali questa forza reattiva è assente o del tutto sopita. Hai un'arma in più, ovvero la capacità della determinazione: non è facile, ma tu sei una di quelle persone che hanno la concreta possibilità di imparare a dominare la timidezza.

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  7. Ciao e grazie per avermi risposto.Mi son ritrasferito dopo circa 9 anni e ancora adesso mi chiedo come abbia fatto.Purtroppo le mie indecisioni,insicurezze e fragilita'mi hanno accompagnato in tutto questo arco di tempo trascorso fuori da casa e hanno influito molto sulle scelte.Nel momento in cui il mio equilibrio pscicofisico aveva raggiunto livelli insopportabili, ho deciso con un lavoretto alla mano di tornare nella mia citta' che mi avrebbe dato un po' piu' di tranquillita'e rilasattezza almeno sul piano lavorativo; ma su quello mentale ero consapevole di andare incontro a qualcosa di complicato su cui ci stavo lavorando o almeno disegnando un percorso.Ho scritto di identificarmi con quella del "quotidiano"perche' leggendo riscontravo molte similitudini, ma nn ti nascondo che l'ansia e i pensieri ripetitivi fanno parte del mio quotidiano.La psicologa che sto frequentando nn ha un indirizzo cognitivo-comportamentale e mi nha detto che nn sarebbe strettamente indicato,ma l'assertivita' è una di quelle discipline indicatemi sia dalla precedente che per motivi economici nn sono riuscito a fare, e anche dall'attuale.Nella mia citta' nn sono riuscito a trovare argomenti e specialisti nel campo.Ormai sono passati 5 mesi dal mio ritorno ma nn riesco ancora a trovare la serenita' e volonta' a rimanere;frequento qualche amico di vecchia conoscenza che ritrovo nei luoghi di incontro generale senza contattarli al telefono se nn per qualche necessita, ma mi capita di bloccarmi, mi viene l'ansia, l'incapacita' di ascolto e apprendimento spesso e volentieri con alcune conoscenze che poi non ti danno soddisfazione a rimanere perche' vedono questa mia chiusura o allontanza al momento.Ho paura di quella che comunemente chiamata depressione, e forse e involontariamente ci convivo da tempo, ma nn vorrei peggiorare entrando in labirinti farmaceutici o di chiusura totale.Spero che con il tempo le cose vadano per il verso giusto e se dovrei essere costretto al cambiamento un'altra volta lo devo fare con un pizzico di maturita' e consapevolezza.

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    1. Ti avverto che dividerò la mia risposta in due interventi perché il sistema non mi permette di utilizzare più di 4096 caratteri.
      Ti segnalo tre siti in cui puoi trovare dei psicologi operanti nelle città limitrofe alla tua, qualcuno dovrà pure organizzare dei corsi di assertività, se ti è stato consigliato dai tuoi psicologi, che certo conoscono la tua situazione, vuol dire che potrebbe esserti di grande utilità.
      http://www.elencopsicologi.it/default.asp
      http://www.psicologi-psicoterapeuti.it/index.html
      http://www.psicologi-italiani.it/prestazioni/psicologi-cognitivo-comportamentale.htm
      Se nei loro siti o pagine non ci sono indicazioni su corsi di assertività, manda loro delle email, tieni presente che in genere sono i cognitivisti, i cognitivi comportamentali, quelli gestaltici, i counselor, i transazionali o quelli che fanno terapie di gruppo, a organizzare queste cose. Scarta i laureati in medicina, non sono adatti.
      Se fai una ricerca su google ti consiglio di scartare pagine che hanno uno stile pubblicitario e i corsi indirizzati alle aziende. Scarta anche i corsi inferiori alle 27-28 ore o ai 4 giorni, dato che si pagano, prendi in considerazione solo i corsi che prevedono esercitazioni o esperienze di gruppo (se queste cose non sono previste, è molto meglio un manuale che ti costa poco)
      Se proprio non riesci a trovarlo, prova con un manuale.
      I pensieri ripetitivi sono un portato comune a tutte le forme di ansia sociale. Non so se la tua psicologa ti ha insegnato qualche tecnica di rilassamento contro gli stati d'ansia, su questo sito puoi scaricare gratis il rilassamento muscolare progressivo (che ti consiglio) e il training autogeno, ambedue sia in pdf che in formato audio.
      Sappi anche che, nei disagi come il tuo, se una psicoterapia non produce risultati nel giro massimo di due anni, vuol dire che la tecnica terapeutica utilizzata, non è adatta a te. In genere dovresti notare qualche piccolo miglioramento dopo i primi 5 - 6 mesi.
      Anch'io sono contrario al ricorso farmacologico se non per patologie gravi. Mi scrivi: “Mi son ritrasferito dopo circa 9 anni e ancora adesso mi chiedo come abbia fatto”, quel che conta è il dato di fatto e questo dimostra che ne hai la capacità e, questa, non scompare.

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    2. [seconda parte della risposta]

      Non esiste l’incapacità di ascolto a meno che non si è fisicamente sordi, esiste la non educazione all'ascolto, la non abitudine all'ascolto e la distrazione, che sembra essere il tuo caso: ovvero l'essere assenti perché la mente resta bloccata sulla considerazione di non sapersi inserire. Lo stato mentale di stallo determinato dal problema di non sapere come relazionarsi si manifesta attraverso i pensieri automatici negativi che durano un attimo, dopo di che la mente divaga. In parole povere ti perdi sull'esistenza del problema piuttosto che vivere l'evento. Spero tu abbia parlato con la psicologa di quel che mi racconti "capita di bloccarmi, mi viene l'ansia, l'incapacita' di ascolto e apprendimento", potrebbe darti qualche consiglio. Una cosa che puoi fare in queste situazioni è quello di non porti il problema di dover parlare, puoi anche startene in silenzio, ma di concentrarti sugli argomenti che ciascuno esprime, sul tema in discussione, valutare dentro di te, la giustezza degli argomenti espressi o di ciò che non è stato espresso. Mi dicevi di essere persona curiosa, ebbene, fatti venire questa curiosità verso i temi che vengono discussi, non sono i tuoi amici e conoscenti che devi ascoltare, ma i loro argomenti, tenta di guardare in viso colui che parla (non necessariamente negli occhi) e in questo modo trasmetti loro la sensazione di una tua disponibilità nei loro confronti; a chiunque fa piacere avvertire l'interesse dei propri interlocutori verso ciò che sta dicendo; vedrai che con il tempo saranno i tuoi stessi amici a chiederti un parere, liberandoti così dal problema di come inserirti.
      Un altro esercizio che puoi fare è che, quando sei da solo, puoi ripensare agli argomenti che si sono discussi con gli amici, e pensare a ciò che avresti voluto dire, in parole povere ti tiri la discussione e le tue argomentazioni dentro te stesso, un po' come parlare col muro, o da soli: ma è molto utile come esercizio alla discussione. Queste cose si imparano nei corsi di assertività.

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  8. Ciao e grazie tante per la disponibilita'.I tuoi consigli sono molto interessanti e mi mettono fiducia a trovare la chiave per uscire dal mio malessere esistenziale.Volevo concludere per non disturbarti ancora,che ho difficolta' a parlare di cose frivole ,dvertenti e che mettono ad agio chi mi sta di fronte; di conseguenza nn riesco a stare dietro a risate o momenti di pieno divertimento.L'altra difficolta' è che faccio presto a dimenticare quello che stavo dicendo o ascoltando e questo succede anche con la psicologa.L'ansia è di sicuro aumentata con il trasferimento, ma spesso e volentieri mi crea un disagio nn indifferente.Il psichiatra del csm mi ha prescritto un ansioltico nei casi estremi che corrisponde al lorazepam ma per adesso nn ho forza e volonta' di prendderlo,ma preferisco allevolte farmi vedere di meno e starmene a casa.Comunque vedo di impegnarmi a trovare un psicoterapeuta attinente e cerco con tutta laforza di rompere questa barriera mentale.Grazie per il supporto e buon lavoro.

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  9. Scusami volevo dirti che nn riesco a scaricare i moduli inerenti il massaggio.Grazie

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    1. Per quanto riguarda i “moduli” non so bene cosa intendi, se ti riferisci al training di rilassamento vai al form dove sta scritto “Scarica GRATIS il training del Rilassamento Muscolare e il Training autogeno(testo + audio)”, poi inserisci il nome e la tua email nei rispettivi campi. Dopo di che, all’indirizzo mail che hai inserito nel form, riceverai una email contenente il link da cui scaricare il training. Ma non si tratta di massaggi, quelli li fanno i massaggiatori, non i psicologi o i life coach della mente. Quando avrai scaricato i training, ti consiglio di leggere la parte teorica del testo, che spiega di cosa si tratta. Se mi mandi una mail ti invio anche le spiegazioni su come usare gli altri form in pdf e il link dei training.
      Se, invece, ti riferisci ai link che ho messo nella risposta, devi fare il copia/incolla (se non sai come, te lo scrivo in pvt).
      Sulle discussioni “frivole” ho postato su questo sito un articolo http://www.addio-timidezza.com/2011/04/utilita-e-danno-delle-conversazioni.html. L’abilità a districarsi in queste discussioni è una questione di esercizio. Avrai sicuramente una tua creatività, usala , con il tuo stile ma tradotta in parole, utilizza i paradossi, immagini o scene impossibili del mondo reale, la creatività demenziale, le associazioni di idee, associazioni tra idee e immagini, associazioni tra gli argomenti trattati e film visti o libri e fumetti letti o fatti accaduti, argomenti collaterali della serie "a proposito di…..”, e così via. Non porti il problema se piace o non piace quello che dici, le discussioni frivole si fanno per trascorrere il tempo insieme, non per stabilire la profondità di idee e pensieri o il livello di comicità di una frase, qualunque cosa è sempre bene accetta perché serve per raggiungere l'obiettivo del gruppo, che è quello di trascorrere del tempo insieme. Questa mattina mi sono svegliato più tardi del solito, sono uscito per la mia solita passeggiata mattutina sul lungomare, ho incontrato un'amica e le ho detto: "stamattina la mia sveglia biologica non ha funzionato, mi sa che devo cambiare le pile", lei ha sorriso, non so se ha gradito veramente la battuta (niente di eccezionale), ma sorridendo mi ha comunque trasmesso di avere piacere per la compagnia. Capisci cosa intendo? Quante volte si sorride per convenzione? Io lo faccio spesso, e anche i miei amici, perché lo facciamo? Non per ipocrisia, come qualcuno potrebbe pensare, ma per trasmettere il piacere di stare in compagnia, l'accettazione delle persone con cui stiamo trascorrendo quel momento, a prescindere. Non dobbiamo fare gli eroi, non dobbiamo fare i belli, non dobbiamo dimostrare niente a nessuno, cerchiamo compagnia perché abbiamo il bisogno di presenze, siamo umani.
      Il problema di perdere il filo del discorso è probabilmente dovuto al fatto che non sei allenato a discutere con le persone, forse non sei allenato a esprimere idee e pensieri in forma verbale. Con l'esercizio di questa attività questo problema dovrebbe rientrare nei suoi livelli fisiologici, perché a tutti capitano queste cose, ma a un livello fisiologico.
      Il comportamento di startene a casa si chiama evitamento, e cioè è quel comportamento che pone un individuo a evitare di trovarsi in una situazione di disagio, ma così facendo, non fai che aiutare il tuo disagio a perpetuarsi. Un'ultima cosa, al mancato apprendimento di modalità di relazione, si può porre rimedio. Le tecniche assertive servono a questo.

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  10. Ciao e grazie veramente di darmi le giuste risposte al problema.In effetti la mia personalita'nel corso degli anni è stata sempre indirizzata verso la solitudine e l'isolamento,come se stessi bene solo con me stesso;i pochi amici che ho incontrato nel mio percorso sono stati sempre trattati in maniera superficiale e stando fuori di casa questa cosa si è accentuata.Mi capita di rado di fare discorsi dove esprimi idee e conoscenze e metti a luce quella che è veramente la tua personalita'.Alle volte mi capita di stancarmi di ascoltare qualcuno quando sta parlando di qualcosa e inoltre se trovo qualcuno che pur di fare gruppo dice piccole fesserie lo trovo pesante, insomma sembra come se detestassi il genere umano.Quando ero al nord molti aspetti relazionali erano anche un tantino piu' gradevoli, adesso devo ritrovare anche la vecchia maniera di parlarsi che avevo dimenticato da un po'.Ma di sicuro devo recuperare la fiducia e la volonta' di mettersi inn gioco, senza scappare davanti al pericolo.Per quanto riguarda il training e il rilassamento, purtroppo nn mi arriva la mail al mio indirizzo.Ti mando una mail al tuo indirizzo di posta elettronica???

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    1. Ho modificato il metodo, adesso il sistema (dopo che hai inserito mail e nome e cliccato "clicca qui" ti reindirizza direttamente alla pagina di scarico senza inviare email. Solo che il sistema blocca le mail che sono state inserite più volte per motivi di sicurezza della privacy. Mandami la mail e risolveremo altrimenti.
      Si diventa sciolti nel parlare, argomentare e aprire discussioni quando si è "allenati" a farlo, quindi se parli o ti confronti poco non puoi che avere difficoltà.
      Dovresti imparare ad accettare gli altri per come sono, come di avevo detto precedentemente, quello che dice piccole fesserie per far gruppo, si sta sforzando di essere comunicativo, la cosa può risultarti poco piacevole, ma il suo gesto è apprezzabile: l'accettazione e la tolleranza sono fondamentali. Il fatto di stancarsi di ascoltare è una cosa comune alla stragrande maggioranza delle persone, perché non c'è l'educazione all'ascolto, ma lo straniarsi del tutto è una reazione emotiva al disagio nel sentirsi inabili a comunicare.
      Riprendere un percorso comunicativo, all'inizio è certamente non facile, in queste cose la mente umana ha bisogno di tempo, e parlo di un bel pò di mesi di esercizio dell'attività, quindi non devi aspettarti risultati immediati, ci vuole pazienza: ricorda che è la ripetitività dell'attività quella che produce i cambiamenti, se hai letto gli articoli sui rinforzi, comprenderai perché.
      Certe volte anche dichiarare il proprio disagio e chiedere aiuto o comprensione per ciò, facilita le cose.

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