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23 luglio 2012

Introversione ed estroversione - seconda parte: introversione e timidezza



Come ho già accennato, l'introversione e l'estroversione, costituiscono due diversi modi di adattamento sia al mondo sociale, sia a quello materiale. Queste due modalità convivono in ogni individuo e interagiscono tra loro. È il prevalere di una modalità sull'altra che determina il tipo psicologico.


Date le caratteristiche di queste due modalità, possiamo dire che una persona estroversa ha uno spirito pratico, più proiettato verso l'intraprendenza e da un maggiore dinamismo nel raggiungere gli obiettivi che si propone, dall'altra parte una persona introversa tende al raccoglimento e alla riflessione, sviluppa capacità critiche, è proiettato verso la progettualità delle idee e, muovendosi nel campo dell'astratto, alimenta le capacità creative, ma per contro ha una più lenta capacità di adattamento.


Carlo Carra - verso casa
Mentre gli individui estroversi danno maggiore priorità alle relazioni sociali e alla vita mondana, gli introversi prediligono ricercare i propri interessi dentro di sé. 
Essendo più attratto dall'oggettività esterna e meno indagatore, l'estroverso è più portato a sviluppare una vasta rete di relazioni, mentre l'introverso mostra maggiori capacità empatiche e un maggiore interesse verso l'impegno politico e sociale caratterizzati da una forte spinta ideale.



Non va confusa l'introversione con le varie forme di ansia sociale, sia pure con manifestazioni più leggere come quelle della timidezza. In realtà quegli aspetti caratteriali che possono indurre a pensare che introversione e timidezza abbiano tratti della personalità in comune, sono diversi nella sostanza e hanno origini differenti: nell'introverso costituiscono un modus vivendi costitutivo della personalità, nell'ansioso sociale sono il risultato di una condizione sociale. 


Mentre nell'ansia sociale, la riservatezza, la tendenza a uno stile di vita non espansivo o evasivo, sono il risultato di un disagio sociale maturato attraverso la disfunzionalità di determinati settori dell'attività cognitiva, nel soggetto introverso costituiscono caratteristiche in equilibrio della personalità. La tendenza alla riservatezza dell'introverso è indicativo della predilezione dei suoi interessi elettivi, non sono frutto di problemi di relazione sociale, infatti, egli si relaziona senza problematicità. 


L'introverso, contrariamente a quanto si possa pensare, non è persona che nutre paure verso gli altri o verso le proprie capacità, ha una buona autostima di sé e non teme il confronto, è conscio dei propri limiti e delle proprie abilità. 


Sappiamo che l'ansia sociale si forma, sostanzialmente, nell'interazione emotiva con l'ambiente sociale in cui si cresce o si vive, e per effetto di comportamenti reiterati nel tempo nei propri confronti, sappiamo anche che la sua incubazione comincia a determinarsi sin dai primi anni di vita, quando le capacità di elaborazione logiche e complesse non sono del tutto sviluppate. 


Un individuo non sviluppa l'ansia sociale per mezzo dell'introversione o dell'estroversione, ma per via dell'interpretazione della propria esperienza sociale (familiare o extra familiare).


Nella società odierna, l'individuo ideale pubblicizzato dai media e imposto dalla società dei consumi, corrisponde alla modalità estroversa, caratterizzata dall'immediatezza delle reazioni, dalla forte dinamicità relazionale ma poco incline ad attività critiche, astrattive e creative.
In questo contesto i soggetti introversi hanno vita difficile, il loro modo di essere è spesso interpretato come comportamento supponente, scostante, altezzoso, snob e sovente suscita sentimenti di antipatia. Tali fraintendimenti e incomprensioni che gli altri manifestano nei confronti delle persone introverse, li penalizzano condannandoli a sperimentare solitudine e isolamento.
La tendenza, negli ambienti sociali che prediligono le modalità estroverse, ad atteggiamenti di chiusura nei confronti degli introversi, talvolta provoca lo svilupparsi, in questi ultimi, di manifestazioni di ansia sociale o di depressione.


In conclusione possiamo affermare che l'introversione, per effetto delle reazioni che essa suscita negli ambienti sociali, va a costituire un fattore di rischio per l'insorgenza delle varie forme dell'ansia sociale. Mentre una persona timida mostra sempre tratti esteriori dell'introversione, l'introverso non è in alcun modo da considerare un soggetto timido.

2 commenti:

  1. Salve, mi è piaciuto molto questo suo articolo (prima e seconda parte) e mi ha colpito molto una frase della seconda parte "Nella società odierna, l'individuo ideale pubblicizzato dai media e imposto dalla società dei consumi, corrisponde alla modalità estroversa, caratterizzata dall'immediatezza delle reazioni, dalla forte dinamicità relazionale ma poco incline ad attività critiche, astrattive e creative.
    In questo contesto i soggetti introversi hanno vita difficile, il loro modo di essere è spesso interpretato come comportamento supponente, scostante, altezzoso, snob e sovente suscita sentimenti di antipatia. Tali fraintendimenti e incomprensioni che gli altri manifestano nei confronti delle persone introverse, li penalizzano condannandoli a sperimentare solitudine e isolamento". Mi è sembrato di tornare indietro per un attimo e in effetti mi son capitate situazioni molto simili. Io da piccolo soffrivo anche di balbuzie, però frequentando un corso ho capito che c'entrava poco o nulla con la mia indole, perchè vedevo altri ragazzi che soffrivano di questa disfluenza e alcuni di loro erano individui estroversi e altri anche molto sfacciati, quindi non posso dire che il mio essere introverso sia dovuta alla disfluenza di cui ho sofferto in passato. Detto questo, io fin da piccolo ho sempre prediletto gli ambienti tranquilli e con pochi stimoli e molti pensavano fosse per timidezza o per paura di affrontare le varie situazioni oppure per mancata capacità di socializzare. Non è mai stato cosi e le hanno provate tutte mentre io ero semplicemente me stesso, perchè istintivamente mi veniva da socializzare con poche persone, spesso quelle simili a me e ripeto, non lo facevo per scelta, ma per compatibilità. Poi, io ho sempre privilegiato la riflessione, l'introspezione, il pensiero, insomma, mi è sempre piaciuto stare nel mio mondo. Mi ricordo pure che alle feste organizzate (tipo quelle di fine anno, di compleanno ecc.) ci andavo poco, perchè preferivo passare una giornata a casa di un amico piuttosto che stare nella ressa. Sono sempre stato anche un individuo simpatico e mi capitava anche di fare qualche battuta, però non ero quella persona che parlava con tutti, non ci riuscivo, o meglio, non mi interessava, parlavo con chi me la sentivo di parlare, senno mi facevo gli affari miei (penso che introverso non significa incapace di far ridere, per questo, in alcuni momenti, non riuscivo a sapere qual'era la mia tendenza naturale). Col passare del tempo ho preso sempre più consapevolezza, anche tramite le varie esperienze, sia positive che negative e anche grazie all'informazione, che mi ha permesso di avere idee più chiare su di me e ora come ora mi sento davvero orgoglioso di essere me e che non c'è nulla di sbagliato, sono semplicemente un introverso.

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    1. Carissimo
      La balbuzie può essere causata da vari fattori. Per comprendere la natura del disturbo, bisognerebbe indagare sull’infanzia e sull’età neonatale del bambino, oltre che sui caregiver (accudenti che quasi sempre sono i genitori) e sull’ambiente familiare. Verificare se c’era già nella prima infanzia una reattività ansiosa agli stimoli, se ci sono problemi di fluenza linguistica dei caregiver, se nell’ambiente familiare sono presenti componenti ansiosi e altri fattori.
      Permettimi di farti notare che hai sottolineato una mia considerazione, a latere, che non caratterizza l’introverso e che, spesso, induce a confondere ansia sociale e introversione; oltre a essere un argomento utilizzato da ansiosi sociali nella negazione della loro condizione psicologica.
      Questo tuo essere stato colpito particolarmente da quel tratto specifico dell’articolo, ma non da altri davvero sostanziali, mi fa nascere il sospetto che tu abbia vissuto quelle esperienze negative come problema interiore, emotivo e sociale, che abbia, cioè, sviluppato una forma d’ansia sociale.
      Allora specifichiamo alcune cose di vita pratica che fanno la differenza tra un introverso e un ansioso sociale (sia pure se solo timido), lo farò con alcuni esempi: L’introverso/a non ha problemi ad approcciare una persona dell’altro sesso e a relazionarvisi, non fa scena muta nelle conversazioni, non teme di parlare in pubblico, non teme il giudizio degli altri, non ha la tendenza al rimuginìo o alla ruminazione, è assertivo come nella normalità, non disdegna la vita sociale.
      Introversione e timidezza possono avere in comune alcuni tratti comportamentali, ma lo sono, solo, nella loro forma apparente, e tale, solo a un’osservazione superficiale, giacché l’introverso, che non abbia disagi e patologie psichiche, è normalmente dotato di buone abilità sociali, cosa che non si verifica nell’ansioso sociale.
      Non mi è ben chiaro la situazione quando scrivi, “da piccolo soffrivo anche di balbuzie”. La congiunzione “anche” implica una pluralità di problematiche.
      Se hai vissuto un periodo della tua vita a percepirti sbagliato, allora hai sofferto di qualche forma d’ansia sociale, forse, semplice timidezza. Cos’è l’ansia sociale? È un disagio o un disturbo (nelle sue forme patologiche) di natura cognitiva che nasce dalla percezione negativa di sé, e caratterizzata dalla tendenza a interpretare comportamenti ed eventi in chiave negativa o preoccupata.
      Ma essere timidi, non significa affatto essere sbagliati. Né il percepirsi inadeguati o sbagliati implica la sua corrispondenza con la realtà oggettiva. Una cosa è percepirsi o pensare di essere in un certo modo, altra è esserlo per davvero!
      Non bisogna dimenticare che il pensiero (e ciò che da esso scaturisce) non è la realtà: il pensiero è attinente al dominio della descrizione, non essendo la realtà, oltre non può andare. La realtà è ciò che oggettivamente è.
      Dunque che tu sia introverso o timido, non c’è da vergognarsi o da preoccuparsi, di essere ciò che si è.
      ciao

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