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23 novembre 2012

Aspetti della timidezza: la vergogna - prima parte

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L'emozione sociale


La vergogna è un'emozione sociale in quanto implica, necessariamente, un riferimento al giudizio altrui o a norme trasgredite o a danno arrecato agli altri e, allo stesso tempo all'auto consapevolezza del proprio essere sociale.

Data la sua natura sociale, appare chiaro che la vergogna è un'emozione che si apprende nell'ambiente in cui si cresce e si vive, attraverso le pratiche comportamentali delle figure di riferimento (caregiver) già dopo il primo anno di vita, e la socializzazione nel contesto culturale cui il soggetto fa riferimento.


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La vergogna, avendo una funzione adattativa, può configurarsi come avvertimento che indica il superamento di una soglia oltre la quale si pone il rischio di un’eccessiva esposizione, o anche partecipativa all’attività costitutiva dell’identità personale come soggetto sociale.

La vergogna, di per sé, non ha una valenza negativa propria: la positività o la negatività di tal emozione è una prerogativa di valutazione dell'individuo.

Proprio per la sua caratteristica di avere una funzione adattativa, può diventare disfunzionale. È quello che accade nelle persone soggette all'ansia sociale e, quindi, anche alle persone timide.

Come ho più volte affermato, la timidezza sussiste solo se è riferita agli altri, al di fuori di questo contesto, essa non ha alcun senso di esistere: è il mondo delle relazioni sociali che dà senso, significato e forza, all'ansia sociale. Anche la vergogna, in quanto emozione sociale, giacché si riferisce a valori e costumi che hanno senso solo se relativi al mondo della comunità umana e alla relazione con essa, non può sussistere al di fuori dei contesti sociali, anche quando tale emozione è vissuta nei confronti di se stessi. Infatti, anche la vergogna provata nei propri confronti, ha a che fare con regole considerate valide, e in uso, nell'ambiente sociale o nel gruppo di appartenenza.

Va anche considerato che, spesso, le regole che si ritengono trasgredite, non necessariamente coincidono con quelle dell'ambiente di riferimento. Non va dimenticato che i soggetti afflitti dall'ansia sociale, e quindi anche i timidi, fanno spesso riferimento a regole e assunzioni disfunzionali, che sono il risultato delle credenze di base negative. Ciò significa che la persona timida, nel ritenere di andare incontro a una trasgressione etica, morale o di costume, possa prendere in considerazione regole o assunzioni personali assunte come valori propri del gruppo di riferimento: in tal caso conferisce valore universale alle proprie disfunzionalità cognitive, le sue supposizioni diventano dato reale.

Può anche verificarsi il caso in cui la vergogna non incarna valori comportamentali, ma essa stessa diviene un valore, in tal caso ci si vergogna di vergognarsi. In quest'ultimo fattore fenomenico, la vergogna si configura come atto di svelamento: l'individuo timido si vergogna di mostrare la propria fragilità, sente di lanciare un messaggio di sé come persona debole, e la debolezza esprime, nelle proprie convinzioni, consce o inconsce, impotenza e incapacità. Attraverso lo svelamento di sé emerge l'idea del fallimento. Ma di questo parleremo nel successivo articolo.

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