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11 marzo 2013

Il problema dell’interpretazione degli eventi e dei comportamenti


Prima parte


Ogni persona interpreta ciò che gli capita e i comportamenti degli altri e quelli suoi, in base ai modelli  interpretativi della realtà che si è costruito nella propria mente nel corso della sua vita. Queste ipotesi del mondo reale, che nella psicologia cognitiva sono chiamate credenze, si formano per effetto delle esperienze vissute, in modo diretto o indiretto, per via dei processi di apprendimento, e “improntate” dagli stati emotivi in cui la persona si trova nel momento in cui assorbe tali dati di conoscenza.

Ciò significa che il modo in cui leggiamo eventi e comportamenti, è il risultato della nostra storia di interazione, sia con il mondo esterno, sia nel nostro dialogo interiore e alle percezioni fisiche della nostra corporeità. 
Significa anche che ciascuno di noi interpreta le cose soggettivamente, in modo differente dagli altri. L’implicazione di base di tali fattori sta nell’unicità delle logiche interpretative individuale degli eventi.

Umberto Boccioni -Stato mentale
Una identica situazione può assumere significati differenti in diverse persone. Facciamo un esempio. Ciascuno dei personaggi che seguiranno, sta camminando per la tal strada, vede Alberto che cammina sul suo stesso marciapiede, in direzione opposta alla sua e che a un certo punto si volta e torna indietro: 
Michele pensa che Alberto lo sta evitando, ha pensato di non essergli simpatico, personalizzando perciò, l’evento. Michele prova tristezza.
Piero pensa che Alberto è preso dai suoi pensieri, ha pensato a probabili problemi che Alberto ha in quel periodo. 
Anna si fa l’idea che Alberto avesse ben altre cose da fare, ha pensato che lui avesse il piglio di chi ha troppo da fare e ha concentrato la sua attenzione sui movimenti e sui ritmi dell’amico.
Mario pensa che Alberto non lo abbia proprio visto, la distanza era tale che ciò poteva accadere.
A Sandro viene in mente, invece, che a lui capita di non vedere conoscenti che gli passano dinanzi perché distratto quando cammina, ha associato all’evento le sue esperienze personali.
Raffaele pensa “che bastardo, non si è nemmeno degnato di salutarmi” e si sente offeso. 
Chiara pensa “che bello vedere la figura di Alberto”, prova piacere nel vedere una persona amica. Le viene un sentimento di tenerezza.

Magari Alberto s’è reso conto di aver dimenticato il portafogli a casa, pertanto non può fare gli acquisti che si era prefissato, perciò torna indietro per andare a prenderlo. Queste diversità ci indicano come uno stimolo susciti una varietà di emozioni e interpretazioni che possono essere positive, neutre o di indifferenza, o negative. 
Accade però che, nonostante esiste una pluralità di configurazioni possibili del reale, l’individuo tende a validare la propria interpretazione e a considerarla come cosa certa.

Ma perché la nostra storia interattiva produce quell’interpretazione e non altre? 

Non dobbiamo dimenticare che le nostre attività cognitive si esprimono attraverso i pensieri e che questi rappresentano l’anello di congiunzione tra il mondo delle cose e la nostra coscienza di essere nel mondo. 
Pertanto, molto dipende dai pensieri che lo stimolo suscita nella nostra mente e dalle emozioni che ne conseguono. Infatti, nel modello cognitivo, le emozioni sono parte del dominio dei significati.




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