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12 marzo 2013

Il problema dell’interpretazione degli eventi e dei comportamenti


Seconda parte


Ogni volta che siamo raggiunti da uno stimolo, interno o esterno che sia, la nostra mente gli attribuisce un significato. Lo fa sulla base delle nostre esperienze, dei dati di conoscenza che abbiamo accumulato nel corso del tempo, tutti elementi che hanno concorso alla formulazione delle generalizzazioni, intendendo con tale termine, l’assumere caratteristiche e dinamiche di determinati fenomeni o effetti simili, come regola generale. Queste generalizzazioni costituiscono un modello interpretativo cui ricorriamo nella valutazione degli eventi. Quindi ricorriamo a valutazioni per analogia con altri eventi simili verificatosi nel passato e con i significati ad essi attribuiti.

Questo processo ha permesso alla specie umana di procedere speditamente nell’evoluzione della conoscenza, nell’organizzazione e nelle attività umane. Infatti, l’uomo ha avuto la possibilità di partire da dove gli altri sono arrivati guadagnando, quindi, il tempo per fare dei passi avanti. Ci rende anche l’idea dell’eccezionalità della mente umana. Il problema è che non sempre le funzioni di questa macchina affascinante funziona bene.


Grosz George - sogno
Quando entrano in gioco le emozioni, sia in fase di costruzione di modelli interpretativi (credenze), sia in fase di risposta all’evento, le cose diventano più complicate. Nel processo di attribuzione di significato entrano in gioco i valori della perdita, dell’offesa al dominio personale o a un dominio di valori, del guadagno o del riconoscimento, eccetera. 
Questi fattori, a seconda dell’intensità della loro percezione o dell’importanza che conferiamo ad essi, ci fanno propendere per un significato o per un altro.
L’interpretazione dell’evento non si diversifica solo tra individuo e individuo, un’identica situazione può essere interpretata, dalla stessa persona, diversamente, in tempi e luoghi diversi. La disposizione umorale del momento, o il coinvolgimento o meno del dominio personale, in cui si verifica il fatto, può indirizzare i pensieri verso una determinata attribuzione di significato e non altre .

Il problema dell’interpretazione acquisisce particolare problematicità quando l’oggetto di tale operazione sono i comportamenti. Nel momento in cui ci troviamo a dover interpretare un comportamento, come ho già fatto notare, le nostre valutazioni fanno riferimento ai valori etici e morali individuali, alle logiche personali, ai nostri propri modi di concepire il mondo delle relazioni interpersonali e dunque anche dei comportamenti. Da tutto ciò è sistematicamente esclusa la valutazione della diversità dell’altro o degli altri e, in questo, entrano in gioco anche distorsioni cognitive comuni un po’ a tutti, come la lettura del pensiero, l’inferenza arbitraria, l’astrazione selettiva o miti come quello dell’amico.

Possiamo dire che, ai fini delle relazioni interpersonali, la problematicità dell’interpretazione dei comportamenti è quasi tutta incentrata sulla difficoltà di un ragionamento empatico, nella tendenza a ridurre il campo delle possibilità configurative della realtà a vantaggio dei propri modelli di riferimento.

Nelle persone afflitte dall’ansia sociale, in cui sappiamo essere prevalente una percezione emotiva della realtà a discapito di quella oggettiva, l’interpretazione degli stimoli costituisce lo snodo cruciale in cui si consuma la propria condizione di crisi.

Le forme di ansia sociale sono tutte strettamente correlate all’interpretazione dei fatti. Questa costituisce la miccia, il fattore scatenante di ognuno degli aspetti e dei sintomi propri dell’ansia sociale. Infatti, non sono i fatti in sé a determinare i comportamenti e le emozioni, ma il significato che gli si dà e gli altri pensieri che ne conseguono.
Nell’ansioso sociale si attivano le credenze disfunzionali, il processo di attribuzione di significato fa riferimento a quell’insieme di generalizzazioni che si poggiano sulle sue presunte incapacità o inabilità, sulle croniche visioni pessimistiche del proprio futuro, nelle rodate previsioni dei giudizi negativi provenienti dall’esterno. Tutti fattori, questi, che costituiscono un canovaccio procedurale abituale che acquisisce nel tempo carattere di automaticità. 

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