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12 aprile 2013

Fattori cognitivi in timidezza e ansia sociale : Il ruolo delle regole


parte prima

Nel momento in cui nella mente si forma uno schema interpretativo della realtà sociale, sia riferito a se stessi, sia riferito agli altri, sia riferito alla società come insieme regolato da leggi etiche e comportamentali, sorge la necessità di determinare tutta una serie di linee guida che possano indirizzare il comportamento e il pensiero in un percorso coerente allo schema interpretativo sottostante.

In breve, i comportamenti da attuare e le modalità di pensiero da esperire, devono essere aderenti e coerenti con gli schemi interpretativi degli eventi. Ciò diventa necessario in quanto un modello interpretativo necessita della conferma della sua validità attraverso l’attuazione pratica dell’idea che esprime.

Nello stesso tempo il sistema cognitivo, nel suo processo di elaborazione delle informazioni, costruisce un sistema logico che non può non prescindere dalle informazioni primarie che ha attinto dalla memoria, e cioè dagli schemi interpretativi.


Vincent Van Gogh - il cortile della prigione
Tutto ciò significa che, data una credenza di base, a questa devono far seguito costrutti che siano una sua coerente elaborazione logica che delinei gli elementi attuativi e regolanti destinati a ispirare i comportamenti.

Il loro compito, dunque, è quello di determinare delle regole in conformità con l’idea di base che si è costituita nella mente e che riguardano la definizione di se stessi, degli altri e del mondo sociale. 
Queste regole stabiliscono i tipi di comportamenti da avere, i modelli di approccio sociale, i modelli di gestione dei rapporti sociali, i modelli di espressione del sé, delle conoscenze, del pensiero, delle emozioni e dei sentimenti. Determinano un sistema etico. In breve, come bisogna comportarsi nel mondo.

Queste sono credenze di livello intermedio, gli elementi di collegamento tra le credenze di base, i pensieri automatici e le scelte comportamentali. 

Anche le credenze intermedie si formano attraverso un processo di apprendimento. Possono essere acquisite nell’ambiente familiare o sociale, per analogia o emulazione, persino attraverso l’istruzione. Basti pensare ai precetti familiari, ai motti di buona parte del senso comune popolare, a norme inibenti di origine religiosa o legate ad antiche tradizioni di cultura popolare, eccetera.

Pur nella loro struttura spartana, regole e assunzioni costituiscono l’ossatura portante del sistema logico-relazionale, condizionano cioè, il modo di pensare a tutto ciò che riguarda noi stessi all’interno di un sistema di relazioni. 

Questo significa che l’interpretazione degli eventi interni a contesti relazionali, di noi stessi rispetto a questi e agli attori di tali eventi, la valutazione di tutto ciò, le nostre scelte in relazione a tali situazioni, sono condizionate da un sistema logico regolamentato dalle credenze intermedie.

Beck individua tre tematiche principali a cui si ispirano questi tipi di pensiero, l'accettazione  riferita a sé verso se stessi e a sé rispetto agli altri, induce a pensieri del tipo "se gli altri non mi amano non valgo nulla", la competenza che induce a pensieri del tipo "se non faccio le cose per bene sono un fallito", il controllo che induce a pensieri tipo "non posso stare a chiedere aiuto agli altri". 

Questi pensieri negativi sono considerati dal soggetto giusti, logici, veritieri, concreti, equilibrati, pieni di buon senso, per cui non vengono mai messi in discussione: da una parte rinforzano e confermano le credenze negative di base, dall'altra esprimono il modo in cui il soggetto tende a evitare di fare i conti con se stesso, di evitare a portare allo stato consapevole le credenze negative di base, impedendo che vengano invalidate, infatti è da questi tipi di pensieri che scaturiscono la scelta dei comportamenti. 

Voglio concludere questa prima parte chiarendo un concetto che mi sembra basilare. Non bisogna concepire le credenze intermedie, e quelle di base, come qualcosa di inaccessibile alla nostra coscienza e/o consapevolezza. Diversamente dalla concezione freudiana, queste sono “inconsce” per il semplice fatto che non siamo abituati o allenati a rintracciarle. Mentre nella logica che prevede un io inconscio e un io conscio, nettamente separati e in conflitto, i pensieri sono concepiti come processi devianti che allontanano la realtà da significati simbolici profondi, nel cognitivismo essendo considerati come emanazione diretta delle credenze, queste sono intercettabili nei pensieri, d’altra parte le credenze sono concepite come schemi di memoria.

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