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1 aprile 2013

Aspetti della timidezza e dell’ansia sociale: i pensieri disadattivi


In un precedente articolo parlai della differenza tra  pensiero positivo e realistico e sul pensiero funzionale. Oggi voglio concludere l’analisi sull’utilità dei pensieri cercando di definire meglio il concetto di pensiero disadattivo.

Ho più volte parlato dei pensieri disfunzionali, distorti o irrazionali. L’uso di queste terminologie tendono a sottolineare, di volta in volta, uno specifico significato epistemologico, cogliendo quindi differenti peculiarità insiti nei pensieri non funzionali alla vita di un individuo.

Scorrendo, ad esempio, nella lista dei pensieri irrazionali proposta da Ellis, potremo incontrarne alcuni ed essere mossi da un desiderio di obiezione. E lo stesso può capitare con gli esempi di preconcetti elencati da A. Lazarus, N. Lazarus, e A. Fay, e così via con i contributi di altri autori.

Al di là delle terminologie utilizzate dai vari autori, resta un concetto di base: 
Quando un pensiero produce ragionamenti indotti e comportamenti che procurano nocumento alla vita sociale e pratica del soggetto stesso, questi sono da considerarsi disadattivi, disfunzionali.

Jean Dubuffet- vicissitudes
Da questa definizione appare implicita la considerazione del fatto che un pensiero può non essere irrazionale in termini assoluti, ma lo può diventare in funzione dell’uso, dei significati o delle implicazioni che gli vengono collegati.

Una persona che ha paura di volare perché immagina di precipitare, non costruisce nella sua mente un pensiero di previsione su un rischio inesistente, ma la sua costruzione mentale diventa disfunzionale nel momento in cui assegna una probabilità elevatissima, finanche del 100%, alla possibilità che l’aereo precipiti.

Un ragazzo che non si approccia a una donna perché è convinto di essere rifiutato, svolge un pensiero disadattivo in quanto assegna alla probabilità di un rifiuto un valore elevato e conseguenze disastrose, ignorando del tutto le altre possibilità.

Quando i pensieri, i motti, i precetti, le regole (credenze condizionali), assumono valori e significati assoluti, acquisiscono la connotazione dell’inconfutabilità, sono considerate valide sempre e comunque, a prescindere dalle circostanze, dalla configurazione dei fatti reali, dal modo in cui i fatti - oggetto della valutazione - sono venuti a costituirsi. 
In parole povere si verifica l’esclusione totale della probabilità, delle possibili altre chiavi di lettura dell’evento, della flessibilità interpretativa. Tutto questo produce una notevole riduzione del repertorio ideale e comportamentale.

Un ragionamento è, dunque, disfunzionale nella misura in cui si chiude rispetto alla flessibile interpretazione degli eventi reali.

Infatti, nelle persone timide, negli ansiosi sociali, la peculiarità dei pensieri automatici negativi e delle credenze di base e intermedie, è quella di essere orientate a senso unico, in direzione di una interpretazione emotiva della realtà, proiettato verso una visione pessimistica degli eventi e delle previsioni, di definire in negativo le prerogative della propria personalità, abilità e capacità.

Il pensiero disadattivo è tale quando riduce drasticamente le possibilità operative, chiude spazi al relazionamento interpersonale, inibisce comportamenti socializzanti, riduce notevolmente il repertorio dei modelli comportamentali ed espressivi, rafforza uno stile di vita anassertivo.

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