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8 maggio 2013

Fattori della timidezza e dell’ansia sociale: Il potere dei pensieri


Introduzione

Quando sosteniamo che la timidezza e le altre forme di ansia sociale si formano nel nostro sistema cognitivo, affermiamo implicitamente che il principale veicolo di trasmissione di questo processo sono i pensieri.

Attraverso i pensieri, nella nostra mente, possono circolare e interagire tra loro, elementi della memoria, le percezioni che intercettiamo, ciò che abbiamo appreso, il linguaggio verbale, cioè le parole che utilizziamo anche nel nostro dialogo interiore, le immagini fisse o in movimento. Dentro i pensieri si svolgono i nostri ragionamenti, le valutazioni, le scelte. Da essi discendono tutte le nostre azioni.

Quando viviamo un’esperienza, siamo raggiunti da stimoli esterni o interni, li interpretiamo e valutiamo con l’attività del pensare.

I pensieri sono il luogo dell’interazione  e, l’interazione stessa, tra memoria e il processo del ragionamento, tra dati di conoscenza e la loro elaborazione.

Joan Mirò - parole dipinte
I pensieri partecipano anche a costruire e sostenere motti, assunzioni, precetti, leitmotiv, slogan, che vanno a costituire anche l’insieme delle credenze intermedie, oltre a presentarsi pure nelle loro modalità automatiche.

Sono anche l’espressione del nostro stato cosciente (che non necessariamente è reale consapevolezza). Ed è nel passaggio dalla coscienza alla consapevolezza, che si consumano le contraddizioni logiche e/o interpretative che caratterizzano la timidezza e le altre forme di ansia sociale.

La funzionalità o la disfunzionalità dei pensieri dipende da quanto siano considerate assolute la loro validità, o da quanto siano considerate coincidenti con la realtà le ipotesi interpretative prodotte. 


Quando parlo di funzionalità non mi riferisco alla ragionevolezza o condivisibilità di un pensiero, ma alla sua utilità nel soddisfare bisogni, aspirazioni e obiettivi.

Infatti, essere ansioso sociale significa esprimere idee e interpretazioni  cui vengono assegnate, significati monodirezionali o sovradimensionati, validità assolute a prescindere dai contesti, rigidità concettuali, valore atemporale.

La nostra mente non può fare a meno di pensare perché questa è la sua attività strutturale, la funzione che da’ significato alla sua esistenza. Essa svolge questa attività anche quando non ce ne accorgiamo.

Giacché i processi cognitivi fanno riferimento alle credenze di base come strumenti informativi primari, i pensieri, quando non sono credenze intermedie e cioè strumenti di indirizzo, si configurano come elementi di sintesi logica.

È’  evidente che laddove una credenza di base si forma come interpretazione emotiva della realtà e che quindi determina una sua coerente normalizzazione attraverso regole e assunzioni, i pensieri che vi fanno riferimento ne sono condizionati: in breve sono anch’essi emotivi.

Nell’ansia sociale i pensieri non funzionali tendono a ricoprire un ruolo centrale nell’attenzione, quando hanno carattere automatico tendono sempre agli stessi riferimenti interpretativi, concettuali o tematici, a manifestarsi sovente in attività ruminanti. 

Nelle persone afflitte da timidezza o altre forme di ansia sociale, nel momento in cui si trovano in situazioni ansiogene o se le stanno solo immaginando, come ad esempio nei casi di una previsione di fallimento, il timore dei giudizi negativi altrui, in breve, su una minaccia percepita, i pensieri diventano altamente selettivi. L’attività cognitiva si concentra su di essa, escludendo o decentrando ai limiti dell’estrema marginalità tutto il resto. 

Molti problemi di concentrazione, di attenzione, di mnemonica, di apprendimento, di interazione sociale, di blocco, derivano dal carattere selettivo dei pensieri: la mente è talmente concentrata, attenta, sui concetti di pericolo o sugli stimoli percepiti come minacciosi, che consuma tanta parte delle proprie capacità cognitive, tanto da non lasciare energie sufficienti per altre attività.

I pensieri, come luogo e/o manifestazione dei processi di interpretazione , valutazione e decisione, sono anche uno strumento di attivazione dei sistemi di risposta emotiva (ansia), comportamentale (evitamento, la fuga, l’estraniazione, atteggiamenti di sicurezza, inibizione, blocco) e fisiologica (generalmente considerati sintomi dell’ansia, tremore, sudorazione, variazione del battito cardiaco, palpitazioni, rossore al volto, eccetera).

In conclusione possiamo dire che i pensieri, considerati in relazione alle sofferenze da ansia sociale, costituiscono il fattore dinamico del sistema cognitivo che determina l’autoreferenzialità dei pensieri stessi, l’azione di rinforzo delle credenze disfunzionali di base, l’insorgenza dell’ansia, l’attuazione dei comportamenti ansiosi, la viziosa circolarità dei processi dell’ansia sociale.

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