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19 giugno 2013

Viaggio alle radici della timidezza: L’ansia, funzione e problematicità – seconda parte


Un aspetto che va considerato, è che l’evoluzione sociale e tecnologica dell’uomo ha reso l’ansia un fenomeno problematico. Se in epoche primitive l’ansia, come fenomeno insito nelle specie animali, poteva rappresentare il confine tra la vita e la morte in determinate situazioni, con la formazione delle città, delle civiltà, dell’organizzazione articolata della società, con l’evoluzione tecnologica e con lo svilupparsi della complessità delle relazioni umane, l’ansia viene ad essere, per qualche verso anacronistica, per altri aspetti inadeguata, per altri ancora fortemente adattativa. Tale problematicità risulta evidente proprio nelle forme di ansia sociale, in cui le paure e le intensità dell’ansia non sono giustificate dalla reale pericolosità cui si riferiscono. 

L’ansia può scaturire anche da una minaccia che non costituisce un pericolo reale, ma è il risultato di valutazioni esagerate o errate prodotte dai processi cognitivi. 
In questi casi, come osserva Beck, l’esperienza dell’ansia non ha modo di essere bloccata. Ciò è quanto si verifica nelle manifestazioni delle varie forme dell’ansia sociale. 
Joan Miro - La finestra di avviso
Nella timidezza, nell’ansia da prestazione o di parlare in pubblico, nell’ansia da esame, ad esempio, il senso di vulnerabilità, le previsioni negative degli esiti e delle loro conseguenze, assumono sempre il carattere della sopravvalutazione, mentre parallelamente si ha una sottovalutazione delle capacità personali.


Quello che accade può essere spiegata come una confusione tra possibilità e probabilità: La persona timida, così come gli ansiosi sociali in generale, nelle situazioni ansiogene, non tiene in considerazione il fatto che ciò che è possibile può avere una bassa probabilità di verificarsi: finisce con l’assumere il concetto di possibilità come coincidente all’idea dell’alta probabilità o addirittura di certezza. 


L’ansia non è il solo meccanismo di reazione del sistema simpatico, ci sono anche le reazioni riflesse costituenti la risposta primaria dell’organismo che opera in modo istintivo. Reazione riflessa e ansia si innescano nello stesso momento, ma non diventano operanti contemporaneamente. 
Infatti, i comportamenti riflessi che non sono una diretta espressione dell’ansia, implicano un’attivazione automatica, immediata, inconscia e involontaria; al contrario, l’ansia è una manifestazione emotiva di seconda istanza e comporta un tempo maggiore di “processamento” cognitivo. 
Ciò nonostante le false valutazioni di pericolo provenienti dal modello cognitivo comportamentale possono innescare delle reazioni riflesse.
L’ansia non è causa di disturbi psicologici, ma una conseguenza dei processi cognitivi che sottendono tali disturbi.
Tuttavia l’ansia può indurre altra ansia. Sia gli individui timidi che gli afflitti da altre forme di ansia sociale, sono spesso soggiogati dalla paura di provare ansia. Ciò è molto frequente soprattutto nell’ansia da prestazione, di parlare in pubblico o da esame.
In conclusione, per quanto riguarda i sintomi dell’ansia vi rimando a una tabella riassuntiva, mentre voglio qui descrivere brevemente la dinamica che conduce all’ansia. 

Beck, Lazarus e altri  la suddividono in tre fasi: valutazione primaria, valutazione secondaria, rivalutazione.
Nella valutazione primaria chiamata anche “prima impressione”, la stima è incentrata nel verificare se una determinata situazione o evento costituisce una minaccia per il proprio dominio personale.
Nella valutazione secondaria, l’oggetto dell’esame sono la natura della minaccia, la potenzialità del pericolo, le risorse proprie disponibili per farvi fronte; queste ultime riguardano la verifica delle capacità e abilità proprie, dei mezzi esterni reperibili.
In sintesi, queste prime due fasi pongono in relazione potenzialità e probabilità del rischio con la capacità di farvi fronte. 
La fase di rivalutazione è quella che possiamo definire come il momento della sintesi. 
Dopo questa fase il sistema cognitivo attiva gli altri apparati dell’organismo. Subentra la paura e questa innesca i sintomi dell’ansia.
A questa fase finale sottende una strategia di fattori sequenziali: la produzione di un’emozione (ansia), la concentrazione dell’attenzione sulla situazione minacciosa, la costruzione di una strategia per neutralizzare il pericolo.

La traccia individuabile di questa attività cognitiva è riscontrabile nei pensieri automatici negativi che, come saprete, sono quell’insieme di pensieri che costituiscono la sintesi delle credenze di base e intermedie (credenze condizionali e doverizzanti, assunzioni, motti, light motiv, ecc). Infatti, come abbiamo visto, non sono gli eventi, gli oggetti o le situazioni in sé, a generare l’ansia, ma i pensieri suscitati da tali fatti, l’attivazione delle credenze disfunzionali e i pensieri automatici negativi.

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