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9 luglio 2013

Aspetti della timidezza: I problemi di accettazione, competenza e controllo – seconda parte

Il problema della competenza

Se una credenza di base di un individuo timido o un ansioso sociale in generale, è inerente a un’idea di inferiorità, di incapacità, di inabilità in uno o più campi dell’attività umana, il suo problema principale è quello della  competenza.

L’origine ambientale  di questo problema può scaturire da varie cause: 

  • la più frequente è quella dell’essere messi a confronto con altri membri della famiglia  o con estranei presi come esempi da seguire; 
  • dall’essere più volte etichettati come incapaci, deficienti, cretini o con altre terminologie o frasi del genere; 
  • a una sorta di sentimento di inferiorità generale della famiglia rispetto alle altre, dovute  ad esempio, alle  condizioni sociali, alla religione o all’etnia  di appartenenza; 
  • da carenze oggettive, ripetuti insuccessi o insufficienze in determinate attività; 
  • l’avere avuto poche occasioni di successo o di gestione efficace di situazioni.

Giacomo Balla - il linguaggio interrotto
In una persona timida che vive il problema della competenza, ogni evento, ogni situazione  che attiva credenze di inadeguatezza, genera il timore dell’insuccesso cui si ispirano le sue attività di previsione. 
Il sentirsi incompetente altera sia la percezione del grado di complessità nello svolgimento dell’attività va a valutare, sia la valutazione delle proprie competenze; l’ansioso sociale attribuisce, quindi, un maggiore livello di difficoltà di soluzione del problema e minimizza le proprie capacità. 

Giacché si sente inadeguato, è indotto a ricercare rapporti di dipendenza, ad avere comportamenti passivi, a temere coloro che rivestono ruoli autoritari o che gli appaiono autorevoli. 

I soggetti timidi col problema della competenza tendono a stare sempre in guardia, ad analizzare le reazioni altrui per verificare se sono percepiti come incompetenti, questa modalità scaturisce dal fatto che hanno paura di essere smascherati, cioè che gli altri possano accorgersi dell’inadeguatezza che pensano li caratterizza. 


L’ansioso sociale ha paura che la propria presunta incompetenza possa trasparire dal suo fare e, pertanto, sta in guardia anche verso quei segnali di inadeguatezza che teme possa involontariamente trasmettere.
Il tema dello smascheramento emerge in molte delle paure delle persone timide, lo riscontriamo nella paura dell’insuccesso, del giudizio altrui, nell’ossessione del sentirsi osservati, nella paura di esprimere pensieri e opinioni, in certi casi, nell’eseguire delle performance. 

Spesso prendono molto sul serio le affermazioni, provenienti dagli altri, che vanno a toccare i suoi punti sensibili, ciò si verifica anche quando hanno un senso umoristico o non hanno alcun carattere di valutazione; così come capita che prendano sul serio, assumendole come verità oggettive, critiche puramente contestuali che possono esser loro rivolte.

Dinanzi alle critiche negative che toccano i loro punti sensibili sono spesso incapaci di reagire, “Se la reazione è negativa, il suo funzionamento (quello dell’ansioso, ndr) può scadere. Egli diventa inabile, incapace, perfino muto, per via del significato simbolico della reazione negativa. In realtà, potrebbe funzionare se credesse di poterlo fare. In altre parole, la risposta negativa degli altri gli fa credere di non poter funzionare adeguatamente” [Beck, Emery, l’ansia e le fobie, 1988].

Il problema della competenza è forse quello che, più di altri, genera una scarsa autostima e, di conseguenza, una forte insicurezza
Nella timidezza, bassa autostima e insicurezza si manifestano soprattutto per effetto della paura di sbagliare e di essere giudicati negativamente dagli altri; l’idea dell’insuccesso blocca i processi decisionali in una condizione di stallo; in questi tipi di situazione la non decisione finisce col tramutarsi in un evitamento o elusione di fatto.

Inoltre, il percepirsi inabili, incapaci o inferiori agli altri, è un fattore di grande demotivazione ad operare in modo attivo e funzionale ai propri scopi. Giacché l’attività previsionale, influenzata da tale percezione di sé, delinea scenari a senso unico e in chiave negativa, nel processo cognitivo si annulla l’oggetto del desiderio comportamentale con lo annichilire della motivazione.

Naturalmente, le credenze di base che fanno riferimento al problema della competenza sono, poi, supportate da regole e assunzioni che le giustificano, le rafforzano e li organizzano. 




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