informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

17 settembre 2013

Timidezza e ansia sociale: la commistione tra fatti, pensieri ed emozioni

Già Epitteto, nel primo secolo d.C., affermava che le persone sono turbate dall’interpretazione che danno alle cose, piuttosto che dalle cose stesse. Un concetto ripreso più tardi anche dall’imperatore e filosofo Marco Aurelio.

Cosa contiene di così importante, questa semplice affermazione? 

Che da una parte ci sono i fatti puri, semplici e concreti, dall’altra c’è il nostro modo di intendere quei fatti. 

Noi assegniamo sensi e significati agli eventi, alle situazioni, ai comportamenti altrui e, a questi ultimi, anche le intenzioni. 

Queste attribuzioni di significati, sensi e intenzioni non sono soltanto determinate dalla nostra storia individuale, dalle nostre conoscenze e dalle nostre esperienze; dipendono anche dal nostro stato del momento in termini di umore, emozioni e sentimenti. Variano da persona a persona, ma in uno stesso individuo possono cambiare da momento a momento. 

Bortolossi Walter - cerchio vortice
Le persone che soffrono di ansia sociale, e quindi anche chi è afflitto dalla timidezza, tendono a trasformare le proprie sensazioni, timori, supposizioni, impressioni, le proprie emozioni, in significati e dati oggettivi della realtà esterna. 
Alcuni hanno delle assunzioni che muovono proprio in direzione di una distorsione cognitiva che fa pensare loro cose del tipo: “Se avverto questa sensazione, vuol dire che è vero”, “il fatto che provo ciò, dimostra che è vero”.


In queste situazioni l’emotività è talmente preponderante da annichilire le capacità logiche e di analisi oggettiva, sia del momento presente, che di quello trascorso.

Un tale smarrimento del senso logico, che avviene nelle persone timide e negli ansiosi sociali in generale, trova le sue radici in un sistema di schemi strutturati e abbondantemente rodati, alla cui base sono situate le credenze disfunzionali.

Una credenza, disfunzionale o normale, non è mai a se stante: perché essa possa effettivamente concretizzare i valori che esprime, nei comportamenti, è necessario che si formi un humus culturale che la giustifichi e contemporaneamente l’affermi. La mente fa discendere da essa una pluralità di credenze di secondo livello che si esprimono, determinandole, in norme e obblighi comportamentali, regole etiche, motti d’ordine, leitmotiv, precetti morali, assunzioni filosofiche, determinazioni pragmatiche. 

Queste credenze secondarie costituiscono, in un certo senso, il senso logico occulto da cui far discendere tutti i processi di valutazione, previsione e decisione del sistema cognitivo. 

Tutto questo insieme di cose vanno a costituire uno schema cognitivo strutturato che, servendosi anche della funzione delle emozioni e dell’ansia come fattore di rinforzo e di stimolo persuasivo e suggestivo, si sostituisce all’attività razionale e oggettiva della mente.

Questo fenomeno complesso e articolato, che è appena percettibile attraverso i pensieri automatici negativi, produce, come primo effetto determinante, una commistione tra fatti, pensieri ed emozioni, nel momento in cui la mente si trova a dover interpretare gli eventi, le situazioni, i comportamenti, che si pongono all’attenzione del soggetto timido.

In pratica, tutto ciò che è frutto del nostro pensiero, a sua volta condizionato da ansia ed emozioni, si sostituisce alla realtà oggettiva del mondo che ci circonda, e ponendosi, esso stesso, come depositario della conoscenza del mondo reale.

I pensieri e le emozioni perdono la loro identità dell’essere pensiero e dell’essere emozione per diventare sinonimo di oggettivazione del mondo fisico e relazionale. 
In ciò si consuma lo smarrimento, anche nello stato cosciente, della funzione strutturale e finalistica dei pensieri e delle emozioni, determinando, così, la caduta delle capacità razionali, sia in termini di problem-solving, sia come interpretazione funzionale, oggettiva ed efficace degli stimoli che pervengono agli individui timidi e agli ansiosi sociali.

Essere timido o afflitto da altre forme di ansia sociale significa, pertanto, essere soggetti a due condizioni: non riuscire a individuare il confine esistente tra i fatti oggettivi e la loro interpretazione; questa difficoltà di discernimento è sistematica in tutte le situazioni ansiogene e comunque ogni qual volta si attivano le credenze disfunzionali.

Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento