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10 settembre 2013

Timidezza e corteggiamento, un problema con l’altro sesso

Gran parte degli individui timidi fanno i conti, nel fare o ricevere il corteggiamento, con questo loro tratto caratteriale. Questo problema si verifica, sia quando l’approccio ha, come obiettivo, il presentarsi per determinare il primo momento di contatto, sia nelle fasi in cui bisogna attuare quei comportamenti finalizzati all’essere accettati come partner.

I problemi di base sofferti dalle persone timide, in tali situazioni, sono principalmente quelli dell’accettazione e della competenza

La tipologia dei pensieri automatici negativi e dei comportamenti di affrontamento, variano in funzione del ruolo sociale ricoperto in questa particolare tipologia di relazionamento a due, a seconda delle credenze che sottendono a tali problemi, e in ragione del genere sessuale.


Le credenze di base che, generalmente, si attivano in questi casi, sono quelle negative su di sé. Queste possono essere raggruppate in tre categorie: 
Lawrence Alma Tadema - tra speranza e paura

  • L’inadeguatezza (“non sono all’altezza”, “sono un imbranato/a”, “sono un debole”, “sono un fallito/a”, “sono un perdente”). 
  • La non amabilità (“sono noioso/a”, “non ho niente da offrire”, “non sono un tipo piacevole”, “sono difettoso/a”). 
  • Il non essere degni di valore (“non sono capace di amare”, “sono inutile”, “sono inaccettabile”, “sono cattivo/a”). 


Si noti che mentre nelle prime due categorie, le credenze, esprimono un giudizio di valore, nell’ultima esprimono un giudizio morale, una differenza non da poco.


Anche il tipo di attese che il soggetto timido ripone nei confronti dell’altro/a, variano a seconda delle credenze sottostanti. 

Ad esempio una donna che si sente non amabile avverte il bisogno di ripetute e continue conferme circa i sinceri sentimenti del corteggiatore, pertanto avverte il bisogno di un corteggiamento costante e di lungo periodo. Ciò è dovuto alla sua grande difficoltà nel disconfermare la credenza che la definisce come persona non amabile, infatti, tende a considerare i comportamenti empatici altrui, nei propri confronti, come mosse da intenzioni caritatevoli o di cortesia. 

Se invece prendiamo in considerazione un maschio con lo stesso tipo di credenza, ma che deve porsi nel ruolo del corteggiatore, avverte il bisogno d’immediata accettazione, vive i lunghi tempi richiesti e le strategie femminili impostate sull’apparente disinteresse, come dimostrazione della sua non amabilità e, pertanto, la sua mente è pervasa da pensieri caratterizzati dal dubbio, dal timore di non risultare gradito.

Una donna che ha problema di base dell’inadeguatezza, vive il corteggiamento con la profonda paura di non essere in grado di saper corrispondere o mostrare, in modo efficace, il proprio interesse verso l’altro. Questo tipo di condizione induce spesso a comportamenti di fughe in avanti (affrontamento della situazione con alta intensità d’ansia) seguiti poi da comportamenti di blocco, d’impaccio o anche di fughe vere e proprie. 

Un maschio che ha lo stesso tipo di problema, ma che deve porsi nel ruolo del corteggiatore, si trova in grande difficoltà nel reagire, con prontezza, agli stimoli provenienti dall’altra. Lo stato d’ansia di cui è pervaso lo spinge a focalizzare la sua attenzione su se stesso o nella verifica di eventuali segnali di rifiuto provenienti dall’altra. Ponendosi continuamente il problema di “dover dimostrare”, e con il timore di non saper come fare, egli appare sovente in evidente impaccio.

Difficilmente un ansioso sociale che ha credenze riferite a non sentirsi degni di valore, riesce a interagire con persone dell’altro sesso, quando lo fa, rischia di essere indotto a comportamenti distaccati o aggressivi. Ritenendosi di scarso valore, considera il rifiuto da parte degli altri come conseguenza logica e inevitabile, tende quindi, ad anticipare quanto previsto, con il proprio rifiuto.

Un fattore comune a tutti, indipendentemente dal tipo di credenza di base, resta il profondo timore del giudizio negativo altrui

Le persone timide o gli ansiosi sociali in generale, che hanno con ansia e paura, l’esperienza di un approccio teso alla costruzione di un rapporto a due, vivono il dopo situazione con grande senso d’insoddisfazione.
La loro mente è divorata dal rimuginìo, spesso caratterizzato da ricordi in forma d’immagini mentali. Un giudizio molto comune di sé, è la convinzione di aver dato una cattiva impressione. 

Le persone afflitte dalla timidezza o da altre forme di ansia sociale, in questi contesti e nel loro dialogo interiore a posteriori, non prendono in considerazione gli elementi positivi, i messaggi o i segnali di gradimento che si verificano durante l’interazione a due. 

L’attenzione della loro attività rimuginativa si orienta, inevitabilmente, in direzione della conferma delle proprie credenze negative. 

Ciò significa che gli ansiosi sociali focalizzano, la propria auto analisi, sui fattori che hanno caratterizzato il proprio stato ansioso durante l’interazione; quindi, a essere presi in considerazione, sono le percezioni che essi hanno avuto in merito agli impacci, ai blocchi, ai momenti di silenzio (che considerano sempre in chiave negativa), ai momenti di stallo, alle manifestazioni fisiche visibili dell’ansia, a tutti quei comportamenti che hanno avvertito come forma dimostrativa della loro presunta inadeguatezza, non amabilità, non dignità.

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