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5 novembre 2013

Quando il timido dice: non servo a niente

La valutazione delle proprie capacità e abilità è un’attività automatica che qualsiasi individuo svolge, ogni volta che è posto dinanzi un compito da svolgere. È un fenomeno che, generalmente, sfugge proprio del tutto all’attenzione e alla coscienza consapevole dell’individuo, infatti, si tratta di un processo cognitivo che si svolge in termini molto rapidi e a un livello mentale piuttosto lontano dallo stato di coscienza. 


Diego Rivera - The Day of the Dead
Anzi, la si potrebbe anche considerare come una sorta di routine del sistema strutturale e/o funzionale dell’attività cognitiva. Ciò perché la mente tende a economizzare quando può fare riferimento a schemi di memoria già costituiti.

Gli elementi di riferimento, da cui il sistema cognitivo raccoglie le informazioni per svolgere la propria attività di elaborazione, sono le credenze di base, che possono essere descritte come definizioni sintetiche del sé, degli altri e del mondo, e le credenze intermedie, che possiamo definire come l’apparato “legislativo” che stabilisce le regole secondo cui conformare il comportamento. 


Quando questo compito qualifica la persona come soggetto sociale, si verifica una netta distinzione, comportamentale e di pensiero, tra le persone afflitte da una forma di ansia sociale e quelle che non lo sono.  Questa diversità fa la differenza in termini di valutazione, motivazione, finalizzazione e comportamento.

Una peculiarità che caratterizza le persone timide è l’accentuata focalizzazione su se stesse. 

Ciò significa che il pensiero del soggetto timido resta come incagliato o prigioniero di quelle credenze le cui definizioni esprimono contenuti d’inadeguatezza, o le cui regole determinano norme inibenti.

Di conseguenza, le attività mentali più prossime allo stato di coscienza, che devono determinare una sintesi delle credenze e una valutazione delle capacità operative, sono pervase dai pensieri automatici negativi che, a loro volta, attivano gli stati emotivi e i sintomi dell’ansia fisiologica. La mente produce un pensare emotivo che quasi sempre è scollegato dalla verità oggettiva.

La preminente focalizzazione su se stessi, attuata dagli individui timidi, è caratterizzata da un continuo flusso di pensieri automatici negativi. Il carattere automatico di tali pensieri, che possono manifestarsi anche sotto forma d’immagini mentali, implica, già di per sé, un loro radicamento storico determinatosi attraverso le loro continue reiterazioni nel tempo.

Quando una persona timida giunge coscientemente a definire negativamente se stessa, significa che le credenze sottostanti si sono attivate numerose volte; che i pensieri automatici negativi collegati hanno lungamente pervaso il pensare cosciente e continuato; che la mente è dominata dal pensare emotivo.

La particolarità è che, se nella credenza di base, l’accezione negativa (o positiva) costituisce una definizione del sé, cioè una descrizione, nel pensiero cosciente si configura come giudizio, cioè acquisisce valore etico, morale. 

Si passa, quindi, dalla descrizione di una caratteristica, a un giudizio di valore.

In questi casi l’individuo timido ha un livello di autostima nullo, non solo perché non ha più fiducia nei propri mezzi, nelle proprie potenzialità e capacità, ma anche perché è giunto a un punto di valutazione del sé, che non gli concede attenuanti: il giudizio negativo che esprime sulla propria persona, non dà spazio all’auto compassione, all’auto comprensione o qualsiasi forma di auto conforto.

Quando il soggetto timido dice di sé, “non servo a niente”, “sono una nullità”, “sono un fallito (o una fallita) ” e così via, egli ci trasmette diverse informazioni:


  • Che esprime un giudizio etico - morale o di valore sulla propria persona, il che implica anche una sprezzante autocritica.
  • Che, con alta probabilità, la credenza di base sottostante a tale pensiero, lo descrive con gli stessi termini.
  • Che pensa in modo emotivo, il che implica pure che la credenza di base, è un modello interpretativo emotivo della realtà.
  • Che tale schema cognitivo è fortemente radicato e rinforzato.
  • Non ha autostima.
  • Che è fortemente demotivato, in quanto tale pensiero implica anche l’idea che, essendo un niente come persona, nulla è modificabile, il che ci porta alla considerazione successiva.
  • Ha comportamenti sostanzialmente evitanti.


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