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5 febbraio 2014

Quando il timido minimizza i propri successi

parte prima

Una persona è timida o afflitta da altre forme di ansia sociale, quando il suo sistema cognitivo adotta definizioni di base (credenze), di sé o degli altri, che non sono funzionali al raggiungimento dei propri obiettivi e/o all’adattamento nell’ambiente in cui vive e opera.

Le credenze di base disfunzionali adottate dal sistema cognitivo, costituendo l’informazione di partenza su cui sono costruite le elaborazioni logiche, destinate a definire le risposte agli stimoli ricevuti, siano essi interni o esterni, influenzano in modo determinante, non solo il percorso intermedio del processo elaborativo, ma anche le  determinazioni finali cui perviene, e che si esprimono, in termini di comportamento e di pensiero.

Silvano Bruscella - altro lato
Tutto ciò può renderci chiara l’idea di come, in conseguenza di una credenza di base disfunzionale, si possano formare schemi logici non funzionali di valutazione e di ragionamento, collegati agli eventi attivanti la credenza di base.

C’è anche un altro fenomeno che entra in gioco, come conseguenza dei comportamenti attuati, il rinforzo.

Il rinforzo costituisce la conferma della validità di una credenza di base o intermedia o di un pensiero automatico o di un intero schema cognitivo. 

Non si tratta di una semplice convalidazione; il rinforzo, consolida ulteriormente il valore della credenza confermata, la quale, diventa più resistente ai processi d’invalidazione, che sono di fondamentale importanza ai fini del raggiungimento degli obiettivi, e del miglioramento delle capacità adattative dell’individuo.

Il rinforzo non è altro che un pensiero, o un insieme di pensieri, che confermano la validità dei pensieri che, prima e durante la situazione ansiogena, sono passati per la mente del soggetto timido. 

I pensieri di rinforzo, non si manifestano solo in forma cosciente, né soltanto in forma verbale, possono essere prese d’atto non verbali, puri atti di coscienza, possono essere istigati dalla cessazione dei sintomi dell’ansia e/o dalla scomparsa dell’emozione della paura, così come possono essere “pensiero razionalizzante”. Il risultato è, comunque, sempre lo stesso, il consolidamento e il radicamento dello schema cognitivo disfunzionale.

Tra gli schemi logici disfunzionali, possiamo annoverare le distorsioni cognitive e, tra queste, la minimizzazione. 

Si tratta di un modello di ragionamento, che tende a sminuire il valore delle esperienze vissute, dei comportamenti attuati, delle performance di qualsiasi tipo, persino dei pensieri che si sono avuti in un particolare momento. 

Insieme a questi eventi, vengono sminuiti anche gli effetti positivi che si sono verificati. 

La minimizzazione si pone come negazione del valore e, di conseguenza, di ogni merito individuale. 

Essa è, al tempo stesso, anche uno strumento, facente parte delle strutture protettive degli schemi cognitivi, operanti all’interno dei cosiddetti “stili di crescita della conoscenza, di cui parlerò nella seconda parte.

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