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4 marzo 2014

Ansia sociale e timidezza: il problema dell’adattamento

Da un punto di vista delle funzioni, l’adattamento sociale non è molto dissimile, concettualmente, dall’adattamento all’ambiente delle specie viventi.

Se nella vita animale e vegetale, la capacità di adattarsi all’ambiente segna la differenza tra l’estinzione della specie o la sua esistenza, tra la morte e la vita; nell’esistenza sociale di una persona, segna il confine tra un insieme di relazioni soddisfacente e l’esclusione, la solitudine, l’emarginazione.


Alighiero Boetti  - mettere al mondo il mondo
Nel primo caso il problema è l’adattamento a un ambiente fisico e naturale, nel secondo lo è verso un ambiente antropico, fatto di svariate tipologie di relazioni, e le loro finalizzazioni, tra gli individui.

In quest’ottica, le forme di ansia sociale, e quindi anche della timidezza, si concretizzano, nella difficoltà di adattamento sociale, sia pure con variegati gradi di complessità.

Infatti, le persone timide hanno difficoltà a relazionarsi efficacemente con gli altri, ad affrontare situazioni suscettibili di valutazioni altrui, nello svolgere mansioni sociali.

L’esplicitazione esterna di tale difficoltà, si manifesta per mezzo dei comportamenti, che possono essere elusivi, evitanti, esitanti, impacciati, confusi, in breve non efficaci o, comunque, non funzionali agli obiettivi dell’individuo che li attua.


Sappiamo, però, che i comportamenti sono figli dei pensieri. 

Ciò implica che l’esplicitazione esterna dei comportamenti disadattivi, è di origine cognitiva. Implica anche che la disadattività non può essere considerata la causa prima delle varie forme di ansia sociale e della timidezza; essa è, semmai, il risvolto, la conseguenza in ambito sociale, di quel fenomeno circolare, cognitivo e comportamentale, che determina la sussistenza dei disagi e dei disturbi psichici.

Gli schemi cognitivi disfunzionali producono inibizioni ansiogene che intervengono nel condizionamento operante dei comportamenti. 

Tuttavia, i problemi di adattamento sociale, possono anche essere generati dal mancato apprendimento di modelli comportamentali e di espressione di sentimenti ed emozioni. 

In questo caso il soggetto ha un repertorio comportamentale piuttosto ristretto, e ciò produce limitazioni nel relazionamento sociale.

Capita sovente che l’individuo timido sia conscio delle difficoltà di adattamento sociale che sperimenta, ma difficilmente è in grado di individuare gli elementi disadattivi del proprio comportamento, e ancor di più, delle forme di pensiero abituali, cui peraltro, tende ad assegnare valore di fondatezza, che alimentano gli schemi cognitivi disfunzionali. 

Forme di pensiero abituali, la cui formazione, scaturisce dalle relazioni logiche tra i costrutti derivati dalle credenze primarie e secondarie e modalità del ragionare come le distorsioni cognitive.

Questa difficoltà nell’individuare gli elementi disadattivi scaturisce da diversi fattori. Da una parte c’è la tendenza a concentrare l’attenzione in direzione dei fenomeni più visibili allo stato conscio, cui viene assegnata funzione di causalità; da un’altra parte c’è la tendenza a identificarsi con i giudizi sul sé, e con i richiami della memoria.

Sta di fatto che il prendere coscienza di avere un problema di adattamento, essendo il risultato di un processo cognitivo che si esplica nei pensieri, genera giudizi sul sé e sugli altri, metapensieri (il pensare sui pensieri) e, di conseguenza, paure e ansia.

In assenza dell’individuazione delle loro cause e origini oggettive, le difficoltà adattive, oltre ai rinforzi degli schemi cognitivi disfunzionali, possono produrre risposte generatrici di credenze intermedie e di pensieri automatici negativi, di distorsioni cognitive e altre forme di ragionamenti irrazionali. Vanno, in pratica, ad alimentare il circolo vizioso dell’ansia sociale.

Si determinano, così, due forme estreme di giudizio, in certi casi alternativi tra loro, in altri, paradossalmente coesistenti: il rifiuto della società, su cui si catalizza il processo di deresponsabilizzazione cognitiva; l’immobilismo o la rassegnazione a una condizione del sé, giudicata negativamente, e su cui si concentra un eccesso di responsabilizzazione.

In conclusione, possiamo dire che il problema dell’adattamento nasce come conseguenza dell’essere oggetto dell’ansia sociale, ma che una volta instauratosi, diventa, esso stesso, fattore di alimentazione, conferma e rinforzo degli schemi cognitivi disfunzionali.

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