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22 aprile 2014

Quando timidezza o ansia sociale produce modi di pensare disfunzionali – prima parte


Ho più volte affermato che la timidezza, e altre forme di ansia sociale, pur comportando pensieri negativi e/o disfunzionali, non implica, che ogni tipo di pensiero, o ogni ragionamento sia, necessariamente, disadattivo o irrazionale.

E ciò è abbastanza facile da dimostrare visto che, la storia ci consegna numerosi esempi di grandi scienziati e artisti afflitti da forme di ansia sociale.



Francesco Vaglica - la scelta
In realtà, i pensieri che risultano essere disadattivi o irrazionali, sono soltanto quelli che sottendono schemi cognitivi disfunzionali e che, quindi, derivano da credenze di base inadeguate.

Dato che la timidezza, le fobie sociali e altre ansie sociali, esistono in quanto riferite al mondo delle relazioni sociali, ne discende che i pensieri, i modi di pensare e ragionare, condizionati dalle dinamiche psichiche di tali disagi o disturbi, sono solo quelli inerenti gli altri e i sistemi di relazione sociale.

Tuttavia, nonostante la limitatezza del campo d’azione, l’umana capacità produttiva di costrutti ideali inerenti la sfera delle relazioni sociali, può esprimersi in quantità “industriali”.


Gli schemi cognitivi disfunzionali coinvolti nelle dinamiche psicologiche, che possiamo riscontrare nelle persone timide, e negli ansiosi in generale, sono capaci di indurre la elaborazione di veri e propri modi di pensare, che possono assumere anche forme filosofiche, e collegarsi a principi, non propriamente attinenti gli schermi disadattivi sottostanti, oppure che attingono a valori collettivi.


Questi costrutti ideali infecondi svolgono, come funzione, il ruolo di giustificazione teorica, soprattutto a livello cosciente, di credenze e comportamenti disfunzionali. 


Sono, talvolta, utilizzati anche come strumento di resistenza al cambiamento proposto in psicoterapia. 


Infatti, possiamo riscontrare tali costrutti all’interno dalle strategie per ridurre o annullare gli effetti dell’invalidazione, e che quindi, possono costituire uno stile di crescita della conoscenza come, ad esempio, quelli dell’immunizzazione o dell’ostilità.


Quindi, da un lato agiscono come supporto teorico alle strategie di fronteggiamento disadattive come l’evitamento e l’elusione,  o come pensieri razionalizzanti post comportamentali; dalla altro si pongono come strumenti di difesa, conferma e rinforzo degli schemi cognitivi disfunzionali.


Gli individui timidi, i fobici sociali e gli afflitti da altre forme di ansia sociale, considerano questi costrutti ideali, formatosi in tal guisa, come fondanti della propria personalità culturale, o costituenti della propria indole caratteriale di base o innata.


Ad essi sfugge del tutto la reale genesi della formazione di questi modi di pensare, anche perché sono processi, la cui gestazione, si sviluppa a un livello inconscio; pertanto, non hanno consapevolezza del fenomeno induttivo da cui derivano. 


Una persona timida o ansiosa sociale, considera questi costrutti, come frutto di elaborazione intellettuale, e delle proprie capacità razionali e concettuali. Questa, è una delle ragioni per le quali, alcuni modi di pensare disadattivi, sono difficili da modificare o sostituire in sede di psicoterapia, infatti, è possibile che i tentativi svolti in tale direzione, possano incontrare l’opposizione del paziente.

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