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1 luglio 2014

Arte, timidezza e comunicazione

C'è un sacco di gente che veste alla Morrison così come in tanti usano il berretto alla Che. È un modo di dichiarare se stessi in termini ideali ma col linguaggio dei segni, dell'iconografia.

È un po' come dire "Io sono questo, il mio mondo, i miei ideali, le mie emozioni, le mie inquietudini sono queste, sappiatelo. Sic sum". 

È comunicazione non verbale, ma spesso più diretta.
Ma la cosa può essere più articolata. Può anche trattarsi dell'abbigliamento del proprio gruppo sociale, di frequentazione. In tal caso, è anche un comportamento gregario, di appartenenza sociale. 

Non credo che, con l’abbigliamento trasgressivo, la persona timida cerchi di superare le sue inibizioni relazionali, più che altro afferma se stessa nel modo che gli è più congeniale. 

Se dentro sei A, qualsiasi cosa faccia, resti A. 


Egon Schiele - autoritratto nudo inginocchiato
Ma sicuramente ciò che il timido è oggi, è comunque il risultato della sua storia e della storia delle sue relazioni. Dunque è anche il risultato della sua timidezza. 

La musica è sempre stato un terreno adatto ai timidi. In essa, possono esprimersi senza tattiche, strategie, sotterfugi, detto tra le righe (tutte da interpretare). 

La musica non recita un ruolo, semplicemente è se stessa; non deve dimostrare, si mostra; non deve rappresentare, é. 

Nel mondo delle relazioni umane, l'essere umano è costretto ad apparire, nel mondo della musica l'uomo è, e basta.

Il rock, il metal, è trasgressione, diversità. Un timido ci va a nozze. "sì, eccomi qua', sono un diverso".

Tutto ciò che è trasgressione, diversità, alternatività, è pane masticabile per i timidi. 

Tutto ciò che non è contrattazione, di stili, di dizioni, di linguaggi, di comportamenti, è modalità elettiva della persona timida. 

Dove la relazione non è contrattazione, dimostrazione, apparenza, ci trovi un timido.

Dove non è imperativo l'essere vincenti, primeggiare, l'essere lupi o leoni, ci trovi un timido.

La timidezza non va d'accordo con i linguaggi, verbali e non verbali, che hanno troppe possibili interpretazioni. 

Alla timidezza, nella sua essenza sociale, piace il senso unico dell'interpretazione, del significato.

Tuttavia, la trasgressione, in quanto linguaggio della diversità, seppur conturbante, e spesso ambigua nella sua misteriosità ammiccante, è un terreno favorevole per l’espressività delle persone timide. È il luogo in cui ti apri e, allo stesso tempo, un pò ti celi.

In realtà, tutte le arti sono terreno fertile per i timidi. In quanto libera espressione, l’arte, può permettersi ogni genere di giudizio.

L’individuo timido, l’ansioso sociale, non si sente a rischio. La sua persona è protetta dall’impersonalità dell’arte, nonostante essa sia incredibilmente intima dell’artista.

L’arte è una sorta di passepartout sociale: la liberalità universale che libera l’uomo dagli schemi, dai modelli, dalle regole, dai comportamenti, dalle strategie, dal tatticismo, dalla contrattazione, persino dalle dicotomie del bello e del brutto, del bravo e dell’incapace, del florido e dello sterile, del forte e del debole.

Se cercate l'ideale liberale puro, non quello economico che è tradimento, fossa dei leoni; non quello politico che è ipocrisia, lo trovate nell'arte.

Nonostante sia, forse, la forma più ambigua di linguaggio, nel senso che è oggetto di una pluralità interpretativa che è soggettiva, in quanto liberale, l’arte, conferisce spazio e dignità al soggetto timido che, in essa, trova la sua fonte espressiva ideale.

4 commenti:

  1. Fammi capire:per un timido/a vestire alla Jim Morrison o come Jessica Rabbit è un modo per farti vedere ciò che è dentro scavalcando la comunicazione diretta (che per un timido invece è un grande ostacolo)
    ES. la ragazza timida che veste come Jessica Rabbit ti sta dicendo di essere molto sensuale e lo sta facendo con un linguaggio molto diretto quello visivo,linguaggio che è percepibile da tutti senza bisogno di contatto diretto

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    1. Il tuo esempio della Rabbit, ci può anche stare, ma non credo vada per la maggiore nel mondo delle donne timide che, ti ricordo, sono in genere inibite.
      Non dimenticare che anche quando parlo di comunicazione, lo faccio sempre nell’ambito delle problematiche collegate alle ansie sociali, non nella generalità dell’essere umano.
      La figura di Jim Morrison è invece una icona mitologica, non di valenza fisica, ma culturale. Morrison incarna la ribellione, la dissacrazione, la diversità, la sovversione dei costumi. La persona timida che affida l’espressione del sé, al mondo dei segni, lo fa per trasmettere soprattutto la propria indole, idealità, identità sociale e personale, la propria adesione a un modello culturale.
      Personalmente eviterei di affermare che quella verbale sia una forma di comunicazione diretta, certi atteggiamenti sono molto più loquaci e chiari della parola. Direi, più che altro che forse la comunicazione verbale sia più esplicita nel momento in cui è dichiarativa o affermativa.
      Va, però ricordato, che le persone timide, non sono tali solo nel linguaggio verbale, ma anche in quello non verbale.
      Quindi la questione sta in cosa esse esprimono, in quali campi della conoscenza, dell’esperienza, dell’essere sociali, riescono a esprimere se stessi.
      È chiaro che se non riesco a scrivere con efficacia, se non riesco a esprimermi verbalmente, cerco altre strade per farlo. La timidezza non è sinonimo d’inettitudine o sottosviluppo mentale. L’individuo timido non rinuncia alla comunicazione in sé, ma alla comunicazione in determinate forme e modalità; così come non rinuncia alla relazione sociale in sé, ma alla relazione sociale secondo determinati modelli.
      Il soggetto timido ha anche paura di esporre la propria intimità affettiva, emotiva. L’arte, le forme semiologiche, costituite da significanti (più che da significati veri e propri ) non rompono questo confine dell’intimità profonda. Con l’arte si dà a intendere, ma non si dichiara alcun ché. Anche quando l’arte si pone come verità, lo è in modo velato, tant’è che va interpretata.
      Quello di Morrison, è l’esempio di un mito che si fa veicolo del desiderio di un mondo altro che ciascuno può identificare a modo proprio.
      Ciò che rende fruibile certi linguaggi dei segni, delle forme, è la loro impersonalità, il loro essere veicolo di contenuti che non sfondano le identità nascoste o presunte delle persone timide.

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  2. Insomma,se io avessi un amico timido che fa una vita normale,lavoro normale che però come nel tuo esempio suona Heavy metal e si veste alla Jim Morrison cosa dovrei pensare?Che se riesco ad entrare nella sua sfera di intimità scopro che è un trasgressivo,uno per cui le regole non esistono e che questa però ,da bravo timido,è una dimensione che mostra solo agli intimi?

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    1. Voler apparire un trasgressivo o provare a trasmettere questa idea, non implica necessariamente esserlo.
      L’essere umano, timido o no, dichiara spesso di essere ciò che non si è. Solo che in questo dichiararsi vediamo che il timido lo fa in modi diversi da quelli utilizzati dagli altri.
      Il fatto che una persona timida provi a trasmettere una sua identità, non dimostra che quella identità sia vera. Nemmeno è indicativa della sua sfera intima. Per cui rischi la stessa delusione che puoi vivere con una persona non timida che si era presentata in modo diverso.
      Tornando al tuo esempio, se il tuo amico si veste alla Morrison, non ha mostrato la sua dimensione intima, ma la sua dimensione “ufficiale”, in fondo il suo abbigliamento è visibile a tutti. Comunque parliamo di identità emotive: il timido si nasconde.
      Il timido tende a mostrare una identità sociale, o l’identità sociale cui aspira, o anche una identità "maschera", esattamente come può fare anche una persona non timida.
      Hai fatto caso a quando accenno all’ambiguità in cui celano se stessi attraverso l’arte?
      Ho più volte scritto sulla “contorsione” comunicativa dei soggetti ansiosi.
      Si allontanano dal linguaggio comune, o perché non l’hanno appreso, o perché ne hanno paura, credono di costruire un linguaggio più semplice e persino teorizzano questa cosa, ma nella realtà, il loro linguaggio è più complesso di quelli collettivi.
      Il comportamento timido è confuso, è lineare solo nella mente del timido, ma non lo è, o non lo è del tutto, per chi deve interpretare quei comportamenti. Questa difficoltà interpretativa viene generalmente a cadere, solo nelle relazioni amicali o familiari radicate, perché il timido/a si sente più a suo agio e, in questi casi, vien meno la paura del giudizio negativo.

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