informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

16 settembre 2014

La timidezza d’amore

PRIMA PARTE


In quest’articolo utilizzerò la dizione popolare “timidezza d’amore”, per facilità espositiva, benché tale disagio rientri in diverse definizioni.

Come tutte le forme di timidezza, essa può manifestarsi con diversi livelli di ansietà e disagi, i cui comportamenti possono andare dal semplice impaccio nelle forme più lievi, al radicale evitamento in quelle più croniche.

È, probabilmente, la forma di disagio più raccontato nella letteratura e nel cinema, è anche quello che, più di ogni altro, rappresenta la timidezza nell’immaginario collettivo.

Dato che la timidezza è un fenomeno molto variegato, nelle forme, nelle intensità, negli ambiti in cui si manifesta, si sono creati diversi modelli di classificazione che, a tutt’oggi, fanno rientrare questa forma di ansia da relazione, ora in una classe, ora in un’altra, a seconda se il tipo di raggruppamento è stato operato in funzione delle caratteristiche individuali o in quelle delle espressioni sociali.


Silvano Bruscella - desiderio
Generalmente, la timidezza non si manifesta in un singolo ambito d’azione. Ciò per il fatto che le credenze e le metacognizioni sottostanti, ineriscono a qualità o inadeguatezze che investono diversi aspetti del vivere sociale. 

Ciò vale anche per la timidezza d’amore, la quale, in realtà, non sussiste come disagio specifico a se stante. Tuttavia, quella d’amore, può costituire l’ambito principale, o più evidente, in cui si manifesta la timidezza in determinati individui.

La centralità che, in un singolo soggetto, la timidezza d’amore acquisisce rispetto agli altri fattori coesistenti, è dovuta all’importanza che ricoprono, la natura gregaria dell’essere umano, l’istinto riproduttivo, il bisogno di affermazione dell’identità sessuale, la struttura funzionale della sessualità che è il piacere, la valenza sociale che acquisisce l’essere in coppia o l’accoppiamento in sé, la condizione affettiva, il valore che attribuisce all'affettività e/o alla sessualità.

Nelle sue espressioni più marcate, può essere socialmente molto invalidante, infatti, in tali casi, la persona timida non riesce a vivere esperienze sessuali o relazioni di coppia. In queste tipologie i disagi possono manifestarsi con comportamenti fortemente anassertivi, evitanti, con gravi carenze nella comunicazione verbale, con evidenti atteggiamenti posturali e altri elementi di linguaggio non verbale che trasmettono senso di dismissione.

Comunque le forme di timidezza d’amore più comune presentano minori livelli di ansietà e permettono vie d’uscita anche se accompagnate da patemi d’animo e difficoltà varie.

In precedenza facevo notare come la timidezza d’amore non sussista da sola per via del carattere multi ambito che hanno le credenze sottostanti che la alimentano.

Infatti, le credenze che si attivano nelle circostanze che fanno emergere questa forma di timidezza, sono inerenti a definizioni del sé che riguardano:


  • L’essere abile nelle relazioni sociali.
  • L’essere capace di far fronte, con efficacia, a determinate evenienze.
  • L’essere attraente o interessante come persona.
  • L’essere persona amabile o degna di amore.


Si comprenderà come il tema dell’adeguatezza, nelle sue varie sfumature, sia determinante in questo tipo di disagio, va però anche notato che, nella vita dell’individuo timido, il problema della competenza non può che ripercuotersi anche in altri ambiti nel dominio delle relazioni sociali.

Tuttavia, se le credenze negative attivate sono limitate al solo tema dell’accettabilità sociale, la timidezza d’amore si profila come manifestazione centrale o preminente nell’espressione della timidezza.




Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento