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14 ottobre 2014

Aiuto! Gli altri mi osservano

Carla, 28 anni, non esce mai da sola, si sente osservata. Il non essere in compagnia, per lei, è come circolare per strada con manifesti a sandwich su cui è scritto a chiare lettere: “Guardate come sono goffa”, “e sì, sono proprio una fallita, sto sempre da sola”, “non conto proprio nulla, infatti, non ho amici con cui uscire”, “sono una sfigata al limone”, “sono un essere ammuffito”. Alla sola idea di uscire da sola, già si stampano, nella mente, un paio di immagini di facce giudicanti e, forse, sono anche volti che conosce.
In quelle situazioni, Carla si sente nuda, priva d’ogni difesa, alla mercé dell’inciucio, dei pettegolezzi, dei commenti non felici altrui, talvolta oggetto della commiserazione.

Andrea, 18 anni, quand’è in strada sente come se gli occhi degli altri siano un concerto di bocche ridenti: ridono di lui. Riesce a immaginare anche le battute che circolano: “Guarda quel fallito, ah, ah, ah”, “che imbranato ah, ah, ah”, “povero cretino ah, ah, ah”, “è proprio senza speranza”.


Giampaolo Talani - animali da battigia
Sibilla, 21 anni, è convinta di essere brutta. Sente la sua bruttezza stampata negli sguardi e nelle menti degli altri. Quando è in strada, si sente come in passerella, con tutti a guardare le sue nefande fattezze e a pensare: “Quand’è brutta”, “guarda che cesso, quella ragazza”, e a ricordarle che resterà sempre sola.

Priscilla, 20 anni, evita la mensa dell’Università, a dire il vero, anche quelle dei ristoranti, delle pizzerie, dei pub. Sente di essere goffa, impacciata, imbranata, ridicola. È convinta che quando mangia tutti i suoi difetti diventano molto evidenti e che gli avventori della mensa se ne accorgerebbero immediatamente. Se entrasse in quei luoghi, si sentirebbe subito al centro dell’attenzione, centinaia di occhi diretti su di lei.


Nella timidezza, e nelle altre forme di ansia sociale, tale disposizione mentale ed emotiva si verifica perché l’individuo che ne è afflitto si sente nudo, percepisce le sue presunte inadeguatezze, come difetti visibili e risibili, se ne vergogna e si sente in colpa. Spesso si sente sbagliato, difettoso, un po’ come una macchina uscita male dalla fabbrica.

Le persone timide, gli ansiosi sociali, temono le valutazioni altrui come la peste. Ovunque ci sono occhi che guardano, menti che possono valutare e giudicare, bocche che possono commentare. Per esse, sono in gioco la loro credibilità, la loro identità, il loro valore, l’accettazione e l’integrazione sociale. Per Carla si tratta del fallimento di tutta una vita, compreso quella futura. Per Andrea, la sfiga è come un marchio di fabbrica che lo caratterizza ora, e per sempre. Per Sibilla, la solitudine è una strada già decisa. Per Priscilla, la stupidità è un ergastolo inevitabile.

I soggetti timidi si sentono colpevoli di ciò che emotivamente temono di essere, e di ciò che inconsciamente pensano di essere. 

Un po’ come chi, dopo un furto, teme di essere scoperto ad ogni angolo di strada e scruta gli sguardi e le movenze degli altri, alla ricerca di una conferma. 

L’individuo timido è sospinto verso la ricerca di una conferma sulla validità delle proprie paure, così scruta l’ambiente proiettando, negli altri, i propri timori e le proprie convinzioni. 

Questo comportamento di controllo è un viaggio inconsapevole dentro se stessi, ma non riguarda il sé oggettivo, bensì quello cognitivo; cioè l’idea che si ha di sé (credenza). È chiaro che in questo contesto, la persona timida, così come ogni altro ansioso sociale, trova il sé definito dalla credenza di riferimento. 

Benché ci sia inconsapevolezza di tale dinamica, possiamo ben dire che si vede quel che si vuol vedere.

Il soggetto timido pensa o sospetta di avere gli occhi altrui addosso, si convince che sia proprio così incrociando le persone e chiunque se lo trova nel suo campo visivo. 

Sono inferenze arbitrarie e quindi si tratta d’interpretazioni che non hanno riscontri oggettivi dimostrabili, che trasformano il pelo in un uovo intero, che ricavano regole generali o assolute persino da minimi dettagli insignificanti. 

Ma come dicevo poc’anzi, se vuoi vedere ad ogni costo il male, lo trovi ovunque e comunque.

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