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21 ottobre 2014

L’idea del fallimento nella timidezza e nelle ansie sociali

Negli individui con ansia sociale e nelle persone timide, gran parte dei pensieri negativi, che siano automatici o metacognizioni, hanno contenuti che fanno riferimento a convincimenti inconsci riguardanti presunte inadeguatezze: hanno cioè, credenze di base che definiscono se stessi come soggetti inabili o incapaci.

Giacché le credenze di base costituiscono l’informazione primaria nell’elaborazione della risposta agli stimoli che si ricevono, va da sé che, se queste contengono valori negativi, tutto ciò che ne consegue assume caratteristiche che favoriscono una scarsa capacità adattiva in uno o più ambiti nel dominio delle relazioni sociali.

Una delle conseguenze è che i pensieri automatici negativi sono orientati verso l’idea dell’insuccesso. Questa è percepita emotivamente con forte intensità tragica.

Vincent Van Gogh - vecchio disperato
L’eventualità di un insuccesso è considerata, non una delle possibilità dello scenario futuro, ma una configurazione della realtà prossima che ha la probabilità di verificarsi con una percentuale tale da essere coincidente o quasi con la certezza assoluta.

L’insuccesso di una prestazione, di una performance, di un’iniziativa, di un qualsiasi altro tipo di azione, è valutata attraverso un’ inferenza arbitraria, cioè nella tendenza sistematica, abituale e quasi istintiva, a considerare un singolo elemento come fattore di generalizzazione del fallimento che investe, quindi, l’intera persona. 


In altri termini, ciò che si verifica è di considerare l’insuccesso contingente, cioè relativo a un episodio singolo, come dimostrazione della natura fallimentare di sé. 

Il soggetto timido, o l’ansioso sociale, finisce col conferire, alla propria essenza di essere vivente, lo status di “macchina difettosa”; egli, cioè, si percepisce fallito per natura, per nascita, per costituzione.

Nel momento in cui la timidezza caratterizza l’individuo come soggetto legato invariabilmente al fallimento, il suo stile di pensiero, le sue metacognizioni, le idee doverizzanti e condizionali, delineano un modello di vita cui ispirarsi, quindi anche uno stile comportamentale cui attenersi: modelli cognitivi, metacognitivi e comportamentali che hanno notevoli implicazioni.

Considerarsi o sentirsi persona fallita, comporta fenomeni come la demotivazione, la riduzione dell’impegno nelle prestazioni, la demoralizzazione, l’evitamento comportamentale e/o cognitivo, un notevole abbattimento dell’ autostima, considerarsi privi di una o più qualità umane, considerarsi limitati o caratterizzati da un qualche difetto come, ad esempio, il sentirsi sciocchi, stupidi, brutti, grassi, mentalmente inferiori.

Sovente, però, il percepirsi difettosi inerisce una credenza di base che genera l’ idea del fallimento come sua logica conseguenza e come inevitabilità.

Giacché, come abbiamo visto, i modelli cognitivi, metacognitivi e comportamentali sono fortemente condizionati dalle credenze di base, le esperienze di una persona timida e ansiosa, sono vissute all’insegna dell’inibizione.

L’inibizione ansiogena è molto potente, limita le capacità motorie, genera un crollo di efficienza nell’espressione verbale e gestuale, produce blocchi cognitivi e di memoria, genera nuovi flussi di meta pensieri e, in questo modo, alimenta il circolo vizioso del fenomeno ansioso, il rafforzamento delle credenze e delle metacognizioni disfunzionali.

Dunque, l’inibizione ansiogena induce, i soggetti timidi, a esperienze insoddisfacenti e non adattive; più grave, però, è il fatto che l’insuccesso derivante dall’inadeguatezza di prestazioni e comportamenti, rinforza ulteriormente l’idea del fallimento nel modello interpretativo di se stessi e, quindi, l’auto definizione di sé come soggetto inadeguato, destinato a fallire nella vita.

Talvolta l’idea del fallimento si nasconde anche dietro il senso di colpa. Infatti, quest’ultimo, può presentarsi a seguito di comportamenti evitanti o di procrastinazione, posti in essere per evitare, alla propria persona, la sofferenza o la delusione derivante dall’insuccesso supposto dai pensieri previsionali, nell’attività di valutazione di determinate situazioni.

In tali contingenze, il senso di colpa si manifesta come atto di critica severa verso se stessi e, contemporaneamente, esprime la presa di coscienza di scelte operative agenti in danno per la propria persona. 

Il fatto che la timidezza, o altre forme di ansia sociale, sia avvertita coscientemente dalle persone che ne sono afflitte, e lo sia attraverso i propri insuccessi, i comportamenti inibiti, le meste rinunce, mette in atto altri processi metacognitivi che producono un ulteriore abbassamento di autostima, aumento dell’ indecisione, demotivazione e atteggiamenti e pensieri votati al pessimismo.

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