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12 gennaio 2015

La mindfulness come strategia per affrontare la timidezza - parte quarta



In conclusione


Nella psicoterapia cognitivo comportamentale, il ricorso alla mindfulness, si pone l’obiettivo di riuscire ad ottenere un processo di distanziamento critico (ma non autocritico) dagli schemi cognitivi disfunzionali, mediante le tecniche di consapevolezza e accettazione.

L’esercizio della meditazione consapevole, aiuta a considerare i propri pensieri, come eventi temporanei dai significati relativi, anziché come rappresentazione esatta della realtà oggettiva o del proprio sé.

Henri Matisse - la gioia di vivere
Con la meditazione consapevole classica, lo scopo è di ancorarsi al presente, al qui e ora; di instaurare una diversa relazione con le proprie esperienze interiori, accettandole come parti del proprio paesaggio interno e ponendosi in una posizione di astensione dall’agire sulle cause.

Giacché la meditazione è una tecnica finalizzata all’approfondimento dell’attenzione e all’acquisizione di una lucida consapevolezza, le persone timide e stressate, possono apprendere a osservare pensieri, sensazioni, emozioni ed eventi, in modo oggettivo. Non solo; possono apprenderlo a farlo senza reagire a tali stimoli, acquisendo, così, una maggiore capacità d’introspezione e accettazione delle esperienze, e la comprensione che tali eventi hanno carattere transitorio e impersonale.

Diversamente dalla meditazione consapevole classica, la consapevolezza distaccata non si limita alla semplice consapevolezza del qui e ora, obiettivo che comunque persegue, ma punta a distribuire diversamente l’attenzione, soprattutto quando l’obiettivo è di determinare nuovi piani alternativi per la gestione delle minacce, e a ridurre la concentrazione dell’attività attentiva auto centrata su se stessi, e di cui la persona timida non riesce ad averne il controllo.


Con la consapevolezza distaccata, si condivide con la meditazione consapevole, sia l’ancoraggio al presente, sia lo stabilire una diversa relazione con le esperienze interne, ma si preferisce, in alternativa all’astensione, la strada di una relazione dialettica con i flussi di pensieri in modo da cogliere le opportunità di poter confutare, in modo efficace, gli schemi cognitivi disfunzionali. 

Non si tratta di opporsi ai pensieri e alle emozioni negative, di volerle reprimere nella loro manifestazione, anzi, come nella meditazione consapevole classica, esse vengono lasciate fluire, ma osservate e studiate, ponendosi rispetto a esse, con un atteggiamento di non valutazione, di non giudizio, come esploratori, come soggetti esterni a sé.


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