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21 aprile 2015

La focalizzazione su se stessi in ansia sociale e timidezza


Nelle ansie sociali, come la timidezza, si manifestano sintomi che sono chiara evidenza della centralità che assumono i processi cognitivi disfunzionali: pensieri automatici negativi, metacognizioni come stile di pensiero, assunzioni, credenze condizionali o doverizzanti e, alla radice, le credenze di base.

Difficilmente le persone timide, hanno consapevolezza, o sono coscienti, dei processi cognitivi che sottendono i fenomeni sintomatici; infatti, sono questi ultimi a essere percepiti coscientemente: difficoltà di concentrazione, aporia, distrazione, disattenzione nei comportamenti del momento presente.

Paul Delvaux - donna in una tana
La tendenza a volgere l’attenzione sull’esistenza del problema in sé, in maniera “autobloccante”, permette il consolidamento della centralità dei flussi di pensiero negativo e/o disfunzionale nelle attività mentali. 

Detto in altri termini, l’attenzione resta bloccata sulla mera coscienza del proprio stato di sofferenza.

L’ansioso sociale, in pratica, avverte la sofferenza e ne soffre: i suoi pensieri si focalizzano su questo.


Nella mente della persona timida si fanno strada, con insistenza, interlocuzioni e pensieri tipo: “Cos’è che sbaglio?”, “Fallisco in tutto quello che faccio”, “non sono capace di…”, “Non sono brava/o a…”, “Se solo avessi agito diversamente”, “se non avessi fatto (o detto)…”, “Ma perché faccio sempre così?”, “Non riesco mai a…”, “Faccio proprio pena”, “perché gli altri non mi vogliono?”, “Cosa c’è di sbagliato in me?”, “Il mondo è cinico”. 

Il pensiero ritorna sempre sugli stessi problemi, sui supposti errori propri, sull’indisponibilità altrui, sulle proprie presunte inadeguatezze. 

L’ipercriticità sembra essere il filo conduttore, l’elemento comune di queste insistenze mentali.

Rimuginìo, ruminazione (rimuginìo rivolto al passato), preoccupazione, sono attività metacognitive che alimentano la focalizzazione su se stessi, rendendola reiterativa, invadente e centrale nel “paesaggio mentale”. 

Attività che hanno anche la caratteristica di avere durata prolungata. Infatti, la loro disfunzionalità non sta tanto nell’atto di rimuginare, del ruminare o del preoccuparsi, che sono normali funzioni della nostra attività cognitiva, ma nella loro durata prolungata e nella loro frequente reiterazione.

Rimuginìo e ruminazione, così come buona parte dei pensieri automatici negativi, provocano conseguenze come il senso di colpa e il giudizio negativo di sé. 

Per canto suo, l’idea metacognitiva di considerare la preoccupazione un’attività necessaria, da perseguire con costanza, favorisce il mantenimento degli stati ansiosi e la stessa focalizzazione sulle proprie esperienze interne intendendo, con quest’ultima locuzione, quell’insieme di stimoli, provenienti dall’esterno o da noi stessi, fisicamente o cognitivamente, che giungendo alla nostra coscienza, attiva processi interiori di valutazione ed emotività.

In sintesi, nella timidezza, come nelle altre forme di ansia sociale, la focalizzazione su se stessi produce un insieme di problematiche:


  • Abbassa il tono dell’umore;
  • Allontana l’individuo dal vivere attivamente il momento presente, soprattutto quello sociale;
  • Contribuisce a rinforzare o a formare idee negative di sé anche quando non sono supportate da dati oggettivi e aumenta la visione pessimistica delle cose;
  • Aumenta la tendenza ad avere un atteggiamento giudicante in chiave negativa, verso se stessi e/o verso gli altri;
  • Alimenta la circolarità dell’auto focalizzazione stessa;
  • Indirizza l’attenzione verso un’interpretazione univoca di eventi, situazioni e comportamenti altrui, in quanto finalizzata al sé rispetto al mondo esterno;
  • Riduce drasticamente le possibilità di una visione ampia e poli “cromatica” della realtà sociale contingente o strutturale;
  • Favorisce il perdurare di stati ansiosi ed emotivi;
  • Rinforza l’automaticità e l’attuazione di comportamenti disfunzionali.

Sia chiaro che focalizzare su se stessi può essere utile qualora tale attività sia svolta in un tempo molto limitato e in modo non giudicante.

Purtroppo l'ansia sociale e la timidezza, essendo fondate su credenze di base inerenti l’idea d’inadeguatezza, spingono il soggetto a ricercare continuamente le ragioni della propria sofferenza nella speranza di individuare soluzioni. 

Perciò, nel momento in cui, l’auto focalizzazione acquisisce un carattere quasi ossessivo, accade che l’ansioso è risucchiato in una logica circolare descrivibile come un disco rotto: resta imbrigliato col pensiero sull’esistenza del problema piuttosto che sulla soluzione, sulla recriminazione contro se stesso o gli altri anziché in direzione di un’interpretazione oggettiva delle condizioni contingenti, sulle emozioni negative e le inquietudini.



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