informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

18 giugno 2015

Il rapporto con le proprie esperienze interne delle persone timide e ansiosi sociali


Con la locuzione “esperienze interne” s’intende tutto ciò che è vissuto dal nostro stato cosciente, che proviene sia dall’esterno che dall’interno, e si presenta in qualsiasi forma e modo. In breve è l’insieme degli stimoli che riceviamo e interpretiamo.

Queste ci inducono a risposte in termini di stati emotivi, valutazioni cognitive e risposte di natura fisiologica.


Giorgio de Chirico - la commedia e la tragedia
Il modo con cui ci rapportiamo alle esperienze interne determina una relazione che è caratterizzata da modelli interpretativi, stili di pensiero, che descrivono una determinata impostazione nel processare cognitivamente gli stimoli, e nell’attivazione di peculiari fenomeni emotivi e ansiogeni.

Con l’ansia sociale e la timidezza, queste impostazioni cognitive ed emotive, col tempo, tendono ad avere carattere abituale, fino anche a diventare una modalità automatica.

Nel momento in cui il rapporto con le esperienze interne acquisisce un suo stile esplicativo, le situazioni, gli eventi e i comportamenti altrui (ma anche propri) sono vissuti sempre nello stesso modo.


Tutto ciò comporta implicazioni, ampiamente riscontrabili nelle ansie sociali, che condizionano sia gli stili del pensare, sia i comportamenti. 

Tra gli stili del pensare, notiamo metacognizioni che supportano l’idea che determinati comportamenti d’interazione sociale non siano adeguati a se stessi.
Ad esempio nei pensieri del tipo:


  • Non sono congeniali alla mia indole. 
  • Non sono abituato a esercitarli.
  • Non li so fare.
  • Non sono capace di svolgerli.
  • Non saprei come fare.
  • Non sono approcci adatti a quelli come me.
  • Ho tutto il diritto di evitare dei fallimenti.
  • Se potessi, cambierei qualcosa ma la società (o gli altri, la gente) …
  • È una violazione della mia libertà individuale. (quasi a ipotizzare che la sola ipotesi di un’azione sia una costrizione).
Pensieri, questi, che sottendono a regole comportamentali tipiche delle ansie sociali, ma anche processi cognitivi di resistenza al cambiamento. Infatti, se analizziamo i pensieri poc’anzi presi ad esempio, possiamo notare alcune contraddizioni: 


  • La negazione o il non considerare il fatto che i comportamenti si apprendono e, che per apprendere, è necessario l’esercizio.
  • Che emozioni (come la paura) e l’ansia, sono il risultato di una valutazione esagerata del pericolo.


Tra i fattori che condizionano il comportamento, non possiamo ignorare le emozioni, di prima istanza, che s’attivano subito, come paura, panico, ecc., e di seconda istanza che subentrano, in genere, in conseguenza di giudizi negativi su se stessi o di altri, come il senso di colpa, il rancore, ecc. 

I pensieri negativi guadagnano potere e centralità nell’attività mentale, e gli ansiosi sociali finiscono con l’esserne sopraffatti. 

Col crescere del livello patologico dell’ansia sociale, come nella fobia sociale o nel disturbo evitante della personalità, aumenta anche la difficoltà di controllo dei pensieri negativi , il cui flusso è sempre più invadente. 

In queste condizioni ogni tentativo di soppressione, repressione o di respingere i pensieri invadenti è destinato all’insuccesso.

Non a caso, la formulazione nella pratica della mindfulness, è orientata proprio verso il fronteggiamento di queste problematiche.

Ma come si caratterizza nelle ansie sociali il rapporto con le esperienze interne?

Innanzitutto, preoccupazione, ruminazione e rimuginìo, cominciano a diventare preminenti; queste attività metacognitive si svolgono in tempi prolungati e reiterati, diventano una spirale in cui la persona timida, o l’ansiosa sociale, è risucchiata senza che riesca ad averne un minimo controllo.

Il senso di colpa, il giudizio severamente critico verso se stessi, la conferma di credenze negative riguardanti le proprie peculiarità, la difficoltà, incapacità o l’impossibilità di controllo dei flussi di pensieri ed emozioni negative, diventano il leitmotiv che conferiscono una natura conflittuale al rapporto con le esperienze interne. 

Si tratta di un intero processo cognitivo che sfocia nel vivere emotivamente e con ansia, eventi, situazioni, comportamenti propri o altrui, la personale condizione interiore e/o sociale e i postumi a essi conseguenti.


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento