informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

10 novembre 2015

Le teorie sul proprio disagio in timidezza e ansia sociale


Nel tentativo di spiegare e fronteggiare la propria sofferenza e disagio, le persone timide e gli ansiosi sociali, elaborano delle teorie personali.

Queste rientrano in un ambito più ampio che è quello delle teorie della mente che l’uomo produce e con le quali, si spiega e prevede il comportamento degli altri e quello proprio. Si tratta della psicologia “fai-da-te”.

Teorie della mente quasi sempre ingenue o naif che si formano subendo l’influenza della storia delle proprie interazioni sociali, delle esperienze e delle emozioni che le hanno accompagnate.

Luigi De Gennaro - tracce di memoria
Le teorie psicologiche personali degli ansiosi sociali riguardano sia l’attribuzione delle cause della sofferenza, sia l’individuazione dei rimedi.

Nell’attribuzione delle cause possiamo notare due indirizzi generali: quelli che rimandano a fattori interni (genetici, biologici, qualità e abilità personali, il passato) e quelle orientate verso fattori esterni (la famiglia, la scuola, l’ambiente sociale, la società, eccetera).

Una prima criticità di queste teorie psicologiche risiede nella loro stessa costruzione: sono strutturate sulla base della propria esperienza personale e non su esperienze collettive e verificabili nella loro oggettività.

Ne consegue un secondo aspetto di criticità riscontrabile nel fatto che risentono, in modo determinante, del processo disfunzionale di focalizzazione su se stessi e del carattere pervasivo di rimuginii e ruminazioni.

Sono quasi sempre costrutti che hanno la caratteristica di rafforzare le credenze di base disfunzionali, validare le meta credenze che ne discendono, di confermare l’efficacia di quei comportamenti disadattivi ampiamente favoriti per il loro tratto evitante.

Sia le teorie sull’attribuzione delle cause della sofferenza, sia le teorie sulla cura, non vanno mai a intaccare il nocciolo del problema.

Tuttavia, può capitare che un individuo timido o un ansioso sociale, riesca in una adeguata attribuzione di causa e individui una buona teoria della cura e, ciò nonostante, non riesce a concretizzare.

In altri casi si verifica una totale discrepanza, disomogeneità o incoerenza, tra teoria di attribuzione di causa e teoria della cura.

Uno dei problemi che incidono molto sull’elaborazione delle teorie psicologiche personali è data dagli stili di crescita della conoscenza, il cui insieme, costituisce la struttura cognitiva di protezione delle credenze e delle meta credenze.

Infatti, il sistema cognitivo non ci tiene ad aver ragione, preferisce preservare tutta la sua struttura per non trovarsi in uno squilibrio omeostatico o in un vuoto di rappresentazioni.

Dato che gli stili di crescita della conoscenza preservano quello che c’è, così com’è, impediscono una efficace elaborazione della teoria della sofferenza, favorendo la focalizzazione su fattori immutabili o aspetti esteriori, o periferici o apparenti.

È il caso, ad esempio, del permanere del pensiero sul passato. Infatti, anche se timidezza e ansie sociali hanno, per lo più, origini causali storiche collocabili nell’infanzia, il disagio è tale nel presente, e credenze e meta credenze che le sottendono sono attive e vive nel presente. Fermarsi sul passato significa indugiare e fossilizzarsi su ciò che è immodificabile.

Anche l’attribuzione di causa rivolta verso l’esterno, come quando, ad esempio, ci si riferisce all’ambiente sociale e a sue peculiarità negative, bypassano completamente il problema del rapporto con le proprieesperienze interne, il problema dell’accettazione e della competenza, credenze e meta credenze disfunzionali sul sé o sugli altri.

Un altro aspetto sulle teorie psicologiche personali sulla sofferenza e sulla cura è che la focalizzazione sul sé, difficilmente riesce a cogliere livelli di conoscenza (interpretazione) posti a un livello inconscio. 

Infatti, ciò che la persona timida o l’ansioso sociale, riesce a cogliere della propria esperienza cosciente e ciò che affiora a sé o risulta evidente agli altri: gli insuccessi nelle interazioni sociali, i comportamenti attuati, le risposte proveniente dagli altri, la somatizzazione dell’ansia, la percezione sensitiva, le emozioni provate, quest’ultime, molto forti.

Così le cause della sofferenza sono, molto spesso, attribuite ad aspetti esteriori, come, ad esempio, il corpo o parti del corpo, l’inefficacia dei comportamenti considerati tout court come inabilità, le performance deficitarie viste come incapacità.


All’inizio di quest’articolo parlavo d’ingenuità delle teorie psicologiche dei soggetti timidi e degli ansiosi sociali: questa ingenuità si consuma in una interpretazione esteriorizzante o che, comunque, resta prigioniera di distorsioni cognitive, analisi approssimative, riduttive, lontano dalla oggettività dei fatti.


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento