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2 marzo 2016

Quando il timido dice: mi sento inferiore agli altri




“Mi sento sotto il livello degli altri”; “mi sento sempre inadeguata rispetto agli altri”; “mi sento un gradino inferiore agli altri”; “mi sento inferiore. una fallita/un fallito” ;  “mi sento inferiore a tutti i miei coetanei” ;  “mi sento sempre inferiore a quelli del mio stesso sesso” ;  “vorrei sentirmi uguale a tutti gli altri senza sentirmi inferiore e stupida/o” ;  “mi sento inferiore a tutti” ;  “perché mi sento inferiore agli altri?” ;  “mi sento inferiore al mio ragazzo/ alla mia ragazza” ;  “non mi sento mai abbastanza” ;, “sono la/il peggiore di tutti”;  “non sono all’altezza degli altri” ;  “tutti sono superiori a me” ;  “non posso neanche immaginare di poter competere con gli altri” ;  “gli altri sono meglio di me”.

Espressioni che ho sentito spesso dalla voce di persone timide o afflitte da altre forme di ansia sociale. 

Il senso d’inferiorità sembra essere una caratteristica primaria dell’auto descrizione di queste persone.

Elisa Anfuso - potrebbe volare ma non vola
Da dove nasce questo sentimento d’inferiorità? 

La timidezza è un disagio di natura cognitiva che si manifesta allorquando, nella mente, si è formata una credenza di base che definisce la propria persona come soggetto fondamentalmente inadeguato, sbagliato, difettoso.

La percezione di una propria inadeguatezza che avverte l’individuo timido innesca un intero processo di pensieri ed emozioni che attivano uno stato d’ inibizione ansiogena. 

In preda questo coacervo di fattori, egli, si produce in comportamenti di fuga, di evitamento oppure, quando affronta la situazione, in movimenti e fari impacciati, in blocchi psicologici della memoria, della gestualità e del linguaggio, in performance qualitativamente scadenti.

Le esperienze negative si trasformano in uno strumento di conferma della validità delle credenze negative riguardanti se stessi. E questo alimenta la reiterazione dei comportamenti ansiogeni. 

La persona timida è catturata da un vortice circolare da cui non riesce a venir fuori e che rafforza, e radicalizza ulteriormente, gli schemi cognitivi disfunzionali.

In questo modo, gli ansiosi sociali, accumulano insuccessi su insuccessi, e ciò li convince ancor di più della propria presunta inconsistenza sociale, incapacità situazionale, inabilità relazionale.

Giacché l’appartenenza sociale è un bisogno primario, l’ansioso sociale vive questo suo senso d’inadeguatezza come fattore di compromissione della propria condizione e status sociale.

L’individuo timido si percepisce in una condizione di appartenenza precaria o di non appartenenza, si sente a rischio di esclusione.

La paura di essere giudicato negativamente dagli altri o di nuovi insuccessi, determina gli scenari negativi dei suoi pensieri previsionali.

La somma degli insuccessi, i continuati blocchi dovuti all’inibizione ansiogena, la difficoltà a inserirsi nelle relazioni interpersonali, nelle conversazioni, lo convincono ancor di più di non essere come gli altri, che gli manca qualcosa per essere come gli altri.

Confronta i suoi insuccessi con i successi relazionali degli altri e, questi, gli appaiono come appartenenti a un livello superiore: “Gli altri riescono ed io no. Se questo accade, vuol dire che non sono alla loro altezza”, è sostanzialmente il pensiero del timido che si vede come perdente, fallito, inconsistente, deficitario, difettoso.

La discrepanza tra sé e gli altri, che vede l’ansioso sociale, è un valore assoluto; egli non la valuta in termini di contingenza, di fattori condizionanti: quella differenza è una misura di qualità, una prerogativa personale, la costituzione fondante del sé e della propria natura.

Molti ansiosi sociali, quando non sono coinvolti in situazioni ansiogene o in valutazioni emotive del sé, si rendono conto che il percepirsi inferiore è un “falso mentale”, tuttavia non riescono a controllare o gestire l’irrazionalità delle pulsioni emotive quando le credenze disfunzionali si sono attivate. 

Possiamo dire che quando devono ragionare “a freddo”, sono sovente coscienti di essere ostaggio di pensieri emotivi e di emozioni negative; ma quando sono in balia delle onde, quello stato di coscienza scompare lasciando il posto, e il potere, al proprio senso d’inferiorità.


Purtroppo, quando si presenta il senso d’inferiorità, nella mente delle persone timide imperversano pensieri automatici e previsioninegative, e infine, attuano i loro abituali comportamenti ansiogeni. Il vortice cui accennavo prima. E la conseguenza, è la conferma e il rinforzo degli schemi cognitivi disfunzionali.














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