informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

21 novembre 2016

Timidezza e paura degli altri


La paura degli altri è il tratto distintivo più comune nella timidezza. A dire il vero, di gran parte delle forme di ansia sociale.

Questo timore si coniuga con la paura del giudizio negativo altrui e delle loro possibili reazioni.

Josef Förster – Uomo che vola con i trampoli -
perdita di contatto umano causata dalla malattia
Fondamentalmente, i fattori che incidono nella manifestazione di questa paura sono l’avere una idea negativa di sé e l’incertezza che scaturisce dalla non conoscenza dell’altro.

Ho spesso definito la timidezza come un disagio di natura cognitiva che scaturisce dall’attivazione di credenze negative, per lo più inconsce, sulle proprie qualità personali.

L’idea di un sé inadeguato incide, in maniera determinante, su tutti i processi valutativi e i ragionamenti che riguardano il mondo dell’interazione sociale.

Se Frida considera la propria persona inadeguata, comincia a vedere se stessa in pericolo rispetto a molte cose: temerà di non essere sufficientemente interessante e dunque di essere esclusa dagli altri; penserà che le proprie presunte incapacità non le permetteranno mai di affermare se stessa nei contesti sociali; riterrà sempre a rischio la propria appartenenza sociale; sarà sempre ossessionata dalla preoccupazione che la propria inadeguatezza sia evidente agli altri e, pertanto, si sentirà osservata e giudicata; penserà al proprio futuro come segnato dall’assenza di una vita affettiva.

Quindi si comprenderà quanto sia importante, per una persona timida, non essere giudicata negativamente dagli altri.


Il giudizio negativo degli altri non implica solo il rischio della solitudine e dell’emarginazione, il soggetto timido teme fortemente anche l’umiliazione: un giudizio negativo comporta un giudizio di non valore.

Nella mente, soprattutto inconscia, dell’ansioso sociale non aver valore è sinonimo di inettitudine, di fallimento di sé come persona, di inferiorità, di nullità, di insignificanza, persino di sciattezza. 

Questa immagine del sé che traspare agli altri come di soggetto senza valore, senza qualità, induce l’individuo timido a ritenere di essere fuori della convenienza sociale, fuori dalle regole degli altri, fuori dalla decenza, soprattutto lontano dall’immagine del sé ideale. 

La sua umiliazione non è soltanto di sé rispetto agli altri, ma anche di sé rispetto a sé stesso.

Gli altri rappresentano un enigma, l’incertezza. Come tutti gli ansiosi sociali, le persone timide hanno un assoluto bisogno di certezze. Avvertono la necessità di sapere esattamente come si comporterà una persona nei propri confronti.

L’assenza di questa certezza che il soggetto timido avverte nei modi in cui gli altri possano reagire a un suo comportamento, lo spiazza, lo impaurisce, talvolta lo terrorizza. Cosa aspettarsi da un individuo di cui non si conosce il comportamento futuro? 

Ecco perché le persone timide riescono ad essere più sciolte con le persone più vicine e ben conosciute.

Per una persona timida, interagire con gli altri implica mettere a serio rischio la propria dignità, credibilità, l’appartenenza sociale, il riconoscimento del proprio valore, la vita affettiva.

La paura degli altri è paura di non poter essere parte riconosciuta, attiva e accettata “degli altri”.

Nella vita corrente degli ansiosi sociali, questo timore, molto forte e pregnante, produce un comportamento tipico, l’evitamento.

La semplice idea di poter incontrare una persona fa scattare un altro insieme di paure e di pensieri previsionali: “chissà cosa penserà di me”; “mi osserverà come una macchina radiologica”; “non saprei che dire, è farò una figura di merda”; “penserà, guarda che brutta fine che ha fatto”; “mi guarderà e penserà che sono un fallito”.

L’idea di incrociare le persone, di sentirsi osservati e giudicati, di sentirsi trasparente in tutta la propria presunta inadeguatezza, lo terrorizza. Quegli occhi, quelle menti lo costringerebbero al cattivo e sprezzante giudizio negativo su sé stesso, alla propria idea di essere senza valore, senza qualità, senza abilità, senza capacità: gli ricorderebbe, impietoso, ciò che di negativo pensa di sé. 

L’ansia pervade il suo corpo, la paura troneggia: c’è una sola soluzione per non avvertire tale sofferenza, evitare tutto ciò.

Peccato che così facendo il timido non fa altro che rafforzare le idee negative che ha su di sé stesso e perpetuare la propria fobia o la propria timidezza.



Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento