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10 gennaio 2017

Dispersione del pensiero e dimensione personale


Il rimuginìo è una pratica dominante nelle ansie sociali, mentre la ruminazione lo è nei disturbi dell’umore. Ambedue questi processi mentali sono comunque presenti sia nelle ansie sociali, sia nelle depressioni.


Preciso, per i nuovi lettori non avvezzi a certe terminologie, che il rimuginìo consiste nel pensare su eventi, fatti e comportamenti relativi al futuro, e lo sono in modo insistente e reiterato per un tempo prolungato che può andare da diverse ore, ad alcuni giorni, o anche settimane. 
Edward Hopper - donna al sole

La ruminazione è, invece, il pensare ha fatti del passato, sempre in modo insistente e reiterato e che si prolunga per un tempo che va da diverse ore a diversi giorni.

Sono per lo più sorrette anche da metacognizioni che conferiscono validità, spesso troppo eccessiva, a tali pratiche mentali: sia gli ansiosi sociali che i depressi tendono a considerare il rimuginìo e la ruminazione attività molto utili per affrontare i problemi e risolverli.

Tuttavia, parallelamente alla valutazione positiva di tali attività, spesso convive anche la valutazione negativa delle stesse. Infatti, ambedue i processi mentali sfuggono al controllo volontario del soggetto. 


L’ansioso sociale è “schiavizzato” soprattutto dal rimuginìo, mentre il depresso lo è maggiormente dalla ruminazione.

Una volta che rimuginìo e ruminazione sono attivate, l’ansioso sociale o il depresso non riesce più a interrompere il processo e, quando ci prova, vi ricade nuovamente in modo automatico. Di questo, tali soggetti se ne rendono ben conto, per cui l’altra faccia dell’attività metacognitiva consiste nel dannarsi al pensiero di tale schiavitù.

C’è, anche un’altra attività mentale che è molto presente nel pensare degli ansiosi sociali e dei depressi: è una sorta di “pensiero a ruota libera”, è un pensare “liquido”, non c’è un tema nemmeno come filo conduttore. Il pensiero vaga da una cosa all’altra, da una associazione all’altra; è un pensare multi tematico e questi temi non sono, generalmente, collegati tra loro: è un pensare dissociato. 

Se chiedi a tali persone cosa pensano, ti rispondono: “a niente”, infatti, non pensano a qualcosa in particolare, piuttosto a quel tutto che somiglia al nulla.

Chiaramente questo tipo di attività è presente in tutte le persone, ma nei disturbi d’ansia e in quelli dell’umore, al pari della ruminazione e del rimuginìo, ha lunghe durate temporali e tende, anch’essa, a schiavizzare il soggetto.

A mio parere quando ciò accade si verifica una sorta di sprofondamento del soggetto nella “dimensione personale”, caratterizzata, sostanzialmente, dalla perdita del controllo dell’attenzione. 

La persona che si trova in questa dimensione mentale, ha forte difficoltà nella concentrazione in altre attività di concetto. Paradossalmente, però, proprio lo stare in una tale dimensione, che potremmo anche definire come uno stato di distrazione persistente, presenta, in un certo senso, una condizione di concentrazione nell’estraniazione.

Questi sono di quei fattori, in cui il concetto di concentrazione diventa del tutto relativo, così come quello di normalità.

La peculiarità di questa attività mentale è che sembra manifestarsi quando la persona si trova in una condizione che potremmo descrivere come “galleggiamento sull'autofocalizzazione su sé stessa”. 

In altri termini, è come se il soggetto che si trova in tale situazione cerebrale abbia, come sfondo stabile e permanente, un paesaggio mentale esclusivamente orientato sulla propria persona e sulla propria condizione psichica, volendo tentare una metafora, è come se galleggiasse su un mare fatto di pensieri negativi, di ricordi di sofferenze, su visioni future pessimistiche. Purtuttavia, questa dispersione del pensiero non verte, necessariamente su tali fattori. Anzi, talvolta sembra evadere dalla condizione personale. Tuttavia, sembra essere attivata da un preesistente atteggiamento ruminativo o rimuginante o, in altri casi, pare essere parte delle stesse attività del rimuginìo e della ruminazione.

Il soggetto sembra rapito dalla propria condizione psichica ma in balia di una sorta di ottundimento della logica e della elaborazione funzionale.

Tale attività di dispersione del pensiero si svolge soprattutto in forma immaginativa che sembra essere predominante rispetto a quella verbale.

Il soggetto che ne è catturato si distacca dall’essere nel mondo reale e dal momento presente, egli è assolutamente distratto mentalmente ed è assente verso ciò che lo circonda e da ciò che accade.

Talvolta, soprattutto nelle situazioni di gruppo in cui si avverte disagio, quando si fa scena muta, ci si sente in una condizione di precaria appartenenza, si presenta come comportamento di estraniazione. In tali casi diventa una modalità di evitamento.

La persona presa da questo vortice non riesce a comunicare, anzi, proprio la difficoltà di comunicazione sembra favorire la dispersione del pensiero nella dimensione personale interiore.








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