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31 gennaio 2017

Le credenze di base - prima parte: cosa sono


PRIMA PARTE

Cosa sono

Con questo, inizierò una serie di articoli che focalizzeranno l’attenzione sugli “strumenti” che utilizza la mente le sue attività e che sono così incisivi anche nello sviluppo delle ansie sociali.

La mente umana ha la funzione fondamentale di farci perseguire e raggiungere gli scopi della nostra esistenza. 


Maria Conserva - Io capitano dell'anima mia
Per svolgere tale funzione, la mente necessita di un archivio in memoria, e dunque lo crea, un archivio di riferimenti che le permettono di riconoscere e valutare il mondo circostante, di canovacci logici che funzionino da linee guida. Parliamo, quindi, di strumenti che facilitano quel processo di elaborazione che si conclude con l’agire.

La nostra mente funziona in due modalità: una automatica, che permette all’uomo di prendere decisioni immediate, e un’altra razionale che ha bisogno di più tempo di elaborazione.

Ambedue le modalità necessitano di informazioni di base, di dati di conoscenza. È qui che entrano in gioco le credenze di base.


Queste sono archiviate nella nostra memoria e hanno la funzione di informare la mente su se stessi, sugli altri e sul mondo. Sono, quindi, dei riferimenti primari e fondamentali per qualsiasi processo di elaborazione mentale.

Le credenze di base sono modelli interpretativi sintetici e di definizione della realtà, potremmo anche definirle come delle schede informative di sintesi. Ovviamente, appartengono al dominio della descrizione: non sono la realtà, ma la descrivono in modo sintetico e perentorio.

Cominciano a formarsi sin dalla nascita, alcuni studiosi sospettano che in parte possano cominciare a formarsi anche prima della nascita.

Si ritiene che la formazione delle credenze di base avvenga su base esperienziale, cioè attraverso l’interazione dell’essere umano con il proprio corpo e con tutto quanto lo circonda.

Importante è il fatto che tale interazione si concretizza attraverso le percezioni corporee internela percezione sensoriale, la percezione emotiva e, quindi, attraverso l’effetto che fa l’esperienza sul soggetto. 

A queste vanno ad aggiungersi i processi di valutazione automatici innati fra i quali spiccano quelli relativi alla valutazione del soddisfacimento dei bisogni primari dell’essere umano; cioè di essere accettato, di essere nutrito sul piano fisico, di sostegno emotivo, di conforto e rassicurazione. 

Bisogni che nei primi anni di vita assumono una valenza ben superiore rispetto a quella dell’età adulta.

Benché lo scopo strutturale delle credenze di base sia quello di essere una descrizione della realtà oggettiva, le modalità con cui sono acquisite e memorizzate le esperienze incidono, in modo sostanziale, sulla loro effettiva aderenza alla realtà.

Ad esempio, la mente di un neonato che si percepisce respinto, non accudito, non formerà la stessa immagine di sé che costruisce quella di un infante che si sente accettato e curato.

In pratica, in modo in cui si vive emotivamente una esperienza determina anche la sua descrizione filtrata dall’emozione percepita.

Ciò significa che possono formarsi interpretazioni emotive della realtà invece di quelle oggettive.

Quando questo si verifica, ci troviamo di fronte all’incubazione di una forma di ansia sociale come la timidezza o la sociofobia.

Perché?

Lo spiego con un esempio: se la mia mente memorizza l’informazione in cui descrive me stesso come persona non amabile, ogni volta che dovrà valutare una situazione in cui l’amabilità è considerata una prerogativa necessaria, considererà la mia persona come non adatta alla circostanza e, quindi, addiverrà a decisioni che mi porranno nella condizione di non ottenere un rifiuto, di non essere respinto, di non essere emarginato o allontanato. Insomma, mi terrà lontana dai guai, ma nel far ciò, mi impedirà di decidere di prendere dei rischi e così, non avrò l’opportunità di verificare se la definizione di una mia ipotetica non amabilità sia aderente alla realtà. A furia di evitare, mi arrugginisco nell’esercizio delle abilità sociali o, addirittura, non le apprendo proprio per niente; pertanto, divento anche un imbranato e, questo, peggiorerà ulteriormente la mia condizione umana e sociale.




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