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23 marzo 2017

I pensieri automatici nelle ansie sociali


L’essere umano tende ad avere un insieme di pensieri abituali le cui varie tipologie si presentano, e ripresentano, in corrispondenza di determinati stimoli a cui devono rispondere. 

Quando tali pensieri si presentano alla mente, per lunghi periodi di tempo, con continuità, persistenza e fissazione tematica, acquisiscono carattere di automaticità.
Gisella Mura - Io, inconscio, subconscio...pr...

Il carattere automatico di un pensiero, fa sì che esso si svolge senza un processo razionale di valutazione e, dunque, senza presentarsi allo stato cosciente. Possiamo paragonare i pensieri automatici alle routine utilizzate dai programmatori di computer. Si attivano senza che la mente debba svolgere una attività di elaborazione e vengono alla mente con grande rapidità.

A quel punto, entrano a far parte dei processi di valutazione automatica

Pur non essendo propriamente inconsci, i pensieri automatici sfuggono all’attenzione della coscienza, ma sono lì, tangenti ad essa. Non a caso si tratta di pensieri che l’essere umano difficilmente ricorda di aver pensato, ma li può raggiungere e ricordare con un finalizzato lavoro di concentrazione.


L’insieme dei pensieri automatici può essere più o meno ampio, o assai ristretto, in ragione della radicalità delle credenze di base, di quelle intermedie e delle metacognizioni. Un sistema cognitivo rigido presenta un insieme di pensieri automatici ristretto.

Nelle forme di ansia sociale, come la timidezza, i pensieri automatici sono, più o meno sempre gli stessi e hanno una peculiarità che li contraddistingue: presentano sempre una visione negativa delle cose.

È per questa ragione che quando parliamo di ansie sociali, o di disturbi dell’umore, preferiamo la terminologia di “pensieri automatici negativi” (in seguito li chiamerò PAN).

La loro automaticità fa sì che rappresenta, per chi li pensa, l’unico senso logico per leggere la realtà degli eventi.

Tieni presente che quelli automatici sono sempre, e comunque, pensieri derivati e, precisamente, da quelli strutturali, quindi, dalle credenze di base e da quelle intermedie.

Ne consegue che il carattere negativo dei pensieri automatici discende dalle definizioni negative del sé e degli altri presenti nell’insieme delle credenze di base e dalle disposizioni regolanti contenute nelle credenze intermedie che, a loro volta, sottintendono il contenuto negativo delle credenze di base.

Questa è, forse, la ragione principale, soprattutto in presenza di credenze rigide e disfunzionali, per cui i PAN assegnano significato agli eventi utilizzando sempre la stessa modalità. Ovviamente questa varia da persona a persona.

Talvolta, i PAN si presentano nella stessa forma delle credenze di base e con coincidenza di contenuto. Tuttavia, tali corrispondenze non devono indurre a pensare che si tratti della stessa cosa: le credenze di base sono, e restano, informazioni primarie inconsce, i pensieri automatici negativi, in tal caso, svolgono solo il ruolo del pappagallo.

Potremmo dire che i PAN costituiscono il tratto finale degli schemi cognitivi. Dopo di essi, in genere, segue la decisione comportamentale.

Sostanzialmente li possiamo raggruppare in due tipologie principali. Pensieri orientati alla previsione degli eventi e delle conseguenze e pensieri orientati alla valutazione delle qualità personali del sé o degli altri. 

Nel valutare le qualità personali del sé, il pensiero automatico negativo fa riferimento, sostanzialmente, all’incapacità di fronteggiare con efficacia un evento, una situazione, una prestazione; all’inabilità nel relazionarsi nell’interazione sociale; alla non amabilità di sé come persona; alla non attraibilità di sé come persona; all’essere nati difettosi.

Esempi di PAN sulle qualità personali: “Non piaccio”; “Sono noioso”; “Non so cosa dire”; “ Non so come comportarmi”; “Sono un incapace”; “Agli altri sembro ridicolo”; “Sono un perdente”; “Sono inferiore agli altri”; “Gli altri pensano che sono un idiota”; “Gli altri sono meglio di me”; “Non sono una persona attraente”; “Non sono un tipo normale”; “Con gli altri non ci so fare”; “Non mi so inserire”; “Sono solo un fallito e uno sfigato...la mia vita non ha senso”.

Nel valutare le qualità degli altri, il pensiero automatico è principalmente orientato all’idea di indisponibilità, di non accoglienza, di cattiveria o avversità, di cinismo, di immoralità, di superficialità.

Esempi di PAN orientati verso gli altri: “I timidi non piacciono”; “Gli altri mi rifiuteranno”; “In queste situazioni gli altri non fanno come me”; “Gli altri stanno sempre a giudicare e criticare”; “Gli altri non hanno una buona opinione di me”. 

Quando i PAN hanno carattere previsionale, il tema dell’oggetto è l’esito negativo dell’esperienza (l’insuccesso, il dimostrarsi o apparire inadeguati, eccetera), le ricadute negative che ne conseguono.

Esempi di PAN di tipo previsionale: “Gli altri rideranno di me”; “Gli altri penseranno che sono stupido”; “Si accorgeranno che non sono all’altezza”; “Si accorgeranno subito che sono timido e sarò considerato un debole”;  “Non riuscirò mai”.

A questo punto, avrai compreso che i PAN "sono cognizioni, eventi mentali o immaginativi del flusso di coscienza. Non è necessario che siano dei pensieri, possono essere anche delle immagini mentali, come sequenze visive tipo una clip (es. ho paura di annegare e immagino la scena di affogare nell’acqua), possono essere come un sapere già dato che non necessita di parole o del benché minimo ragionamento, possono presentarsi come "senso" o come un sentire." [ Addio timidezza, Luigi Zizzari]





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