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29 marzo 2017

La disfunzionalità nei pensieri e negli schemi cognitivi


Il concetto di disfunzionalità di idee, cognizioni e schemi è da associare direttamente al raggiungimento degli scopi dell’individuo, siano essi obiettivi intermedi che finali.

In parole povere la disfunzionalità dei pensieri è a prescindere dalla validità o falsità dei loro contenuti, dal loro essere giusti o ingiusti. Del resto, non sempre ciò che è razionale o giusto da un punto di vista dei principi, risulta poi essere opportuno, adeguato alle circostanze, utile, fattivo o propositivo. Capita spesso che un ragionamento più ispirato alla concretezza e alla fattibilità sia molto più efficace dal punto di vista dei risultati.

Elisabetta Fontana - caos
Quando parliamo di disfunzionalità di pensieri, cognizioni e schemi, non ci riferiamo a una supposta erroneità concettuale e/o razionale, ma alla loro mancata corrispondenza funzionale con i risultati che si desiderano ottenere.

Come ho già detto anche in altre occasioni, la funzione della mente è il raggiungimento degli obiettivi dell’individuo: da questo punto di vista alla mente non interessa avere ragione, le interessa pervenire al raggiungimento degli scopi.

Pertanto, una credenza è disfunzionale quando non facilita, o impedisce, o compromette, il raggiungimento degli obiettivi. 

Va da sé che una credenza rigida non è funzionale al perseguimento degli scopi che un individuo si prefigge, perché non permette il proprio aggiornamento e/o adeguamento. 

Ciò è ancora più vero quando tale credenza, anziché essere una interpretazione della realtà oggettiva, si delinea come interpretazione emotiva del reale, quando, cioè, non è una interpretazione aderente alla realtà.

Chiaramente, una credenza disfunzionale compromette l’intero processo cognitivo in cui si inserisce. 

Faccio un esempio per chiarire questo aspetto. Consideriamo che Krizia abbia una credenza di base che la definisce come persona incapace di esprimere pensieri validi.
Ora accade che nel momento in cui Krizia si trovi a partecipare ad una conversazione, la sua mente svolge, attraverso i processi automatici di valutazione, una rapida istruttoria per valutare la situazione e decidere del suo comportamento in merito alla partecipazione alla conversazione. La mente interpreta subito la situazione in cui si trova, valuta le prerogative occorrenti per il parteciparvi con efficacia, attinge dalla propria memoria informazioni riguardanti le capacità proprie. Quest’ultimi dati attinti, la informano della sua inadeguatezza a fronteggiare la situazione in modo soddisfacente. A questo punto il ragionamento è semplice: perché mai dovrei intervenire se non sono capace di farlo in modo positivo? Se lo facessi ne ricaverai solo un danno. Alla fine decide di astenersi dall’esprimere i propri pareri.

Ora è anche possibile che la credenza di base che definisce Krizia incapace di esprimersi validamente sia, in realtà, non veritiera e che invece la nostra amica a tutte le doti, le qualità e le abilità per districarsi agevolmente in questi tipi di esperienze.

Ciò nonostante, la sua mente ha elaborato una strategia comportamentale sulla base di una informazione errata e, dunque, la sua conclusione è viziata da questa informazione negativa e, quindi, anziché partecipare alla conversazione in modo attivo, come potrebbe agevolmente fare, ha scelto di astenersi convinta di non essere in grado di parteciparvi positivamente.

Come si può vedere dall’esempio che ho fatto, è bastato che Krizia avesse una credenza non funzionale all’obiettivo di partecipare attivamente alle conversazioni, che non le abbia permesso di raggiungere questo scopo. In questo caso, la sua idea d’inadeguatezza è disfunzionale.

Come abbiamo visto nei precedenti articoli, da un’idea strutturale si sviluppano altre idee strutturali che devono al tempo stesso validare il pensiero originario e far sì che questo possa attuarsi nei comportamenti. Ciò significa che se un’idea strutturale è disfunzionale diventa tale anche lo schema cognitivo corrispondente.

Lo schema cognitivo è un insieme di pensieri strutturali che stanno in relazione tra loro secondo le caratteristiche che le lega:

  • Sono collegati tra loro.
  • Si attivano su un identico nesso tematico.
  • Presentano uno stesso filo conduttore logico.
  • Sono disposti secondo un ordine gerarchico, implicativo e conseguenziale.
  • Sì auto rinforzano e auto confermano vicendevolmente.
  • Nel loro insieme costituiscono un sistema di pensiero strutturato e organizzato.


Quest’insieme di idee strutturali è costituito dalle credenze di base, da quelle intermedie auto strutturate e quelle apprese, dai pensieri automatici e dalle metacognizioni chiamate in causa.

La funzione di uno schema cognitivo è quello di facilitare il processo elaborativo di interpretazione, valutazione, previsione e decisione. In questo modo la mente ha disponibile un set organizzato di modelli interpretativi e valutativi che le permettono di operare con maggiore rapidità ed efficienza. 

Chiaramente, le associazioni per analogia e/o similitudine con gli elementi di memoria, assumono un ruolo preminente nell’assegnazione dei sensi e dei significati nell’interpretazione e valutazione delle esperienze.


In conclusione possiamo riassumere dicendo che una credenza o uno schema cognitivo disfunzionale:

  • Interpreta eventi, fatti, situazioni, condizioni , comportamenti, in maniera non conforme alla realtà.
  • Conferma la credenza e lo schema distorto.
  • I modi interpretativi non sono differenziati o lo sono con un paniere assai ristretto.
  • Non viene invalidato da esperienze di vita reale che ne dimostrano l'incongruenza.
  • È molto più rigido e inflessibile rispetto a uno schema normale.
  • Non permette di raggiungere gli scopi.
  • Produce sofferenza nella persona.


Se uno schema cognitivo è disfunzionale l’intero processo elaborativo di interpretazione, valutazione, previsione e decisione, non è funzionale al raggiungimento degli scopi.


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