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7 marzo 2017

Le credenze intermedie socialmente apprese

Nel precedente articolo abbiamo visto le credenze intermedie che l’individuo costruisce da sé come conseguenza delle proprie credenze di base. 

Ci sono altri tipi di credenze intermedie che generalmente sono apprese nell’ambiente in cui si cresce, si vive o ci si rapporta.

Simonetta Massironi - forma pensiero
Si tratta di precetti familiari, assunzioni imperanti in famiglia o nel gruppo di riferimento, leitmotiv acquisite anche per altre vie comunicative, motti di gruppo, precetti di carattere religioso spesso espressi in termini di divieti morali assoluti, miti cui sono erroneamente conferite validità logiche, molti dei detti oggi considerati frutto della saggezza popolare ma che sono vere e proprie trappole cognitive.

Queste credenze socialmente acquisite tendono molto a far leva sul senso di colpevolezza, sulla disdicevolezza di determinati comportamenti, sul valore prioritario del giudizio altrui, sull’obbligo di non manifestazione di emozioni, sentimenti e idee, sull’obbligo di avere comportamenti validati dagli ambienti sociali in cui si fa riferimento.

Tuttavia, benché alcune di queste siano decisamente illogiche o distorte, sia le credenze regolanti, sia le credenze “sociali”, non sono necessariamente negative o illogiche. Parte delle idee strutturali intermedie non sono, in sé, né positive, né negative. 

La loro disfunzionalità sta, più che altro, nell’abitudinarietà del ricorso ad esse, nella loro assolutizzazione e dogmatizzazione, in un uso che allontana dal raggiungimento degli scopi.

Parte delle credenze intermedie socialmente apprese risultano essere piuttosto diffuse e sono di varia natura. 

Tendono a giustificare comportamenti difensivi o di arroccamento; a validare preconcetti verso l’altro o gli altri; a validare assunzioni arcaiche formatesi in tempi antichi e in contesti sociali e culturale assolutamente differenti da quelli attuali; talvolta sono derivazioni della sottocultura popolare; altre tendono a trasferire sugli altri le cause o le colpe dei mali che possono intercorrere a una persona deresponsabilizzando quest’ultima; altre sono delle vere e proprie falsità.

Quasi tutte sono delle generalizzazioni che se intese in modo assoluto costituiscono delle illogicità per nulla aderenti alla realtà.

Non mancano tra le credenze socialmente apprese anche quelle di carattere doverizzante e molte di queste sono di origine religiosa. Quasi tutte tendono a stabilire principi e concetti da cui non possono che discendere delle doverizzazioni.

Una menzione particolare va fatta riguardo a quelle credenze, trasmesse socialmente, in cui il tema del giudizio negativo degli altri è predominante e tende ad assumere il concetto del primato del giudizio esterno su idee, pensieri e comportamenti individuali. 

Tali assunzioni conferiscono sudditanza e dipendenza di ciò che è individuale rispetto a ciò che socialmente condiviso o, detto in altri termini, si tratta di credenze in cui il valore dell’individuo dipende dal giudizio altrui. 

Avrai sentito dire spesso frasi tipo: “Che diranno gli altri?”; “Se ti vedono così…”; “Che figura ci facciamo…”; “Non farmi fare brutte figure”. Tali assunzioni producono una gran quantità di problemi soprattutto nelle persone psicologicamente fragili.


In conclusione ti invito a visionare un lungo elenco di esempi di credenze intermedie disfunzionali, lo trovi qui.


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