informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

12 aprile 2017

Il pensiero distorsivo nella timidezza e altre ansie sociali – parte prima


PRIMA PARTE


Una credenza o uno schema cognitivo producono forme di assunzione logica che vincolano, e modellano il ragionamento e la valutazione secondo un preciso indirizzo. 

Queste forme di assunzione logica sono, spesso, caratterizzate da errori di funzionalità e costruzione del pensiero stesso oppure da errori di base.
In breve non sono razionali. Sono chiamate “distorsioni cognitive”.

Le distorsioni cognitive si verificano in tutte le persone. Ad esempio, nel fanatismo religioso o politico sono assai frequenti; così come sono frequenti nei ragionamenti viziati da pre-giudizi culturali, ideologici o sociali.


Bizzozero Laura - trou de memoire - oscuramento
Tuttavia, negli ansiosi sociali e, quindi, anche nelle persone timide, le distorsioni cognitive tendono a diventare modelli logici abituali cioè, vi si fa ricorso frequentemente, in modo ripetitivo e con sistematicità.

Le distorsioni cognitive caratterizzano il pensiero conferendogli forte rigidità e inflessibilità. Tendono a valutazioni che si rifanno sempre agli stessi schemi, agli stessi significati e senso; rendono il ragionamento e il pensiero difficilmente modificabile o aggiornabile.


La loro rigidità strutturale fa sì che il pensiero presenta sempre lo stesso indirizzo interpretativo e valutativo, si muove in una direzione univoca.

Nelle ansie sociali, imprigiona il soggetto in una spirale logica da cui non è capace di uscire anche perché non ha coscienza e consapevolezza dell’errore logico insito nella distorsione cognitiva cui fa riferimento. Infatti, questa è considerata espressione di razionalità. Spesso, si annidano nei pensieri automatici.

In questa prima parte indicherò le tre forme di pensiero distorsivo che più di altre condizionano in modo qualitativo e strutturale il pensiero dell’ansioso sociale.


Il pensiero dicotomico 

È il pensare per estremi, o bianco o nero. In questa forma di pensiero le soluzioni intermedie non sono ammesse. Per sua natura, produce interpretazioni, valutazioni e previsioni, in forma radicale. Questo tipo di pensiero riconduce l’interpretazione della realtà a sole due ipotesi contrapposte ed escludono, quindi, le possibilità di scenari probabili che non siano ricondotte ai due estremi: il concetto stesso di possibilità ne viene annichilito.

Si tratta di pensieri del tipo: “Se gli altri non approvano la mia idea, vuol dire che non valgo niente” (a esempio, si ignora la possibilità del dissenso tra le idee); “se gli altri mi evitano, vuol dire che sono sbagliato” (magari si commette solo qualche errore di comportamento); “devo piacere a tutti” (qua si pretende l’impossibile); “Se commetto un errore vuol dire che non sono affidabile”; “Se faccio uno sbaglio sarò giudicato male”; “Se mi respinge, vuol dire che non sono attraente”; “Se non peso 40 chili, sono un cesso”; “Il mio uomo (la mia donna), o mi apprezza su ogni cosa che faccio, o è meglio che ci lasciamo”.

Il pensiero dicotomico comporta come conseguenze una interpretazione fortemente distorta della realtà e, non essendo sufficientemente aderente all’oggettività dei fatti, induce a comportamenti assolutamente inadeguati.


L’inferenza arbitraria 

Consiste nell’interpretazione di espressioni verbali e comportamenti in modo che si giunge a conclusioni la cui validità non è dimostrata da prove sufficienti o argomentazioni congruenti. In pratica l’inferenza arbitraria deduce una verità non collegata in modo reale da un dato oggettivo. 

Strutturalmente, si crea una relazione forzata, esasperata senza il sostegno di una logica oggettività. 

Il processo mentale dell’inferenza arbitraria è di grande superficialità, si svolge in modo grossolano e limitato; non comporta o prefigura alcun lavoro di ricerca ed elaborazione per individuare la possibilità di alternative interpretative, i collegamenti logici necessari e non contiene una valutazione oggettiva riguardante il valore e la validità degli elementi o fattori necessari a dimostrare la validità del ragionamento.

L’inferenza arbitraria oltre a essere un pensare abituale tra gli ansiosi sociali che sono notoriamente sopraffatti da ansie e paure, è anche molto in voga nel mondo del web che pullula di blog e giornali in cui si traggono conclusioni sballate dalle interpretazioni di fatti e/o dichiarazioni senza la benché minima verifica della qualità, validità e credibilità delle fonti da cui attingono le informazioni.

Esempi: “Caio mi è passato davanti facendo finta di non avermi visto” (magari Caio era distratto); “farò sicuramente una brutta figura” (l’evento non si è ancora verificato e quindi non ci sono prove che le cose vadano male).


L’astrazione selettiva 

Consiste in valutazioni assai parziali, si valutano pochi o isolati dettagli, generalmente negativi, senza considerare altri dettagli e/o l’aspetto complessivo. 

Di tutta un’erba se ne fa un fascio. 

È un processo di generalizzazione che non poggia su solide basi che ne possano comprovare la validità. 

Questo modo di pensare fa assurgere un singolo episodio, fattore, dettaglio, in una regola generale, in un valore o principio assoluto, valido sempre e comunque. 

Quando è rivolto alla propria persona, l’astrazione selettiva è un potente processo svalutativo del sé

La logica di questa forma di pensiero, trasforma un errore occasionale, nell’errore di una vita intera; un incidente di percorso, in una incapacità generale e totale; un insuccesso contingente, come l’essere fallimentare di sé stesso/a in quanto persona. In questi casi, diventa inevitabile avere una bassa autostima. 

Inoltre, la negatività insita in questo processo mentale, costituisce un forte rinforzo delle credenze e degli schemi cognitivi disfunzionali.

Possiamo riconoscere una astrazione selettiva in pensieri tipo: “sono andato male all'esame perché non valgo niente"; "lei/lui mi ha respinto perché non sono amabile"; “il fatto che ho dimenticato di preparare il dessert alla cena di stasera, ha mandato in fuma l’intera serata”; “Mentre parlavo mi sono impappinato su quella parola, è stato un disastro totale”.
Nel prossimo articolo, analizzeremo altre distorsioni cognitive.






Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento