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17 aprile 2017

Il pensiero distorsivo nella timidezza e altre ansie sociali – parte seconda


SECONDA PARTE


Con questa seconda parte continua il nostro viaggio di rivisitazione delle distorsioni cognitive. In gran parte si tratta di assunzioni logiche tendenti alla valutazione qualitativa e/o causale degli eventi e dei comportamenti.

L’esagerazione e la minimizzazione 

Federica Gionfrida - Annunciation Chaos
Quando una persona timida (o ansioso sociale) ha cognizioni di base disfunzionali che definiscono il sé come soggetto inadeguato, è indotta a esagerare taluni aspetti di sé stessa, che vede in negativo, oppure a sminuire o trascurare quelli positivi. 

Si tratta di un comportamento mentale tendente a negare l’invalidazione di una credenza per mezzo dell’esperienza. 

Il sistema cognitivo, difende sé stesso, quando alcune sue parti sono disfunzionali, non aderenti alla realtà, particolarmente radicate e rafforzate, nonché tanto rigide da non avere quella flessibilità che ne permetterebbe l’aggiornamento o il rinnovamento. 

In questi casi gli stili di crescita della conoscenza operano in difesa della credenza disfunzionale.

In termini pratici, l’ansioso sociale non riconosce il valore delle proprie azioni o di quelle che altri gli rivolgono; tende ad alzare tanto in alto gli standard da renderli irraggiungibili; azzera il concetto di possibilità o di probabilità; conferisce valore elevato alle ipotesi negative.

Sono pensieri del genere: “Non conquisterò mai il suo cuore, sono incapace di farlo”; “Sono stato promosso/a perché il compito era troppo facile”; “Mi ha fatto i complimenti solo per gentilezza” oppure “Mi ha detto quelle belle cose ma in realtà non le pensa”.

La personalizzazione 

Anche in questa distorsione cognitiva è molto evidente la presenza di cognizioni negative del sé

Nell’ansia sociale, come la timidezza, la presenza di questi convincimenti negativi del sé, riguardanti soprattutto l’idea di inabilità o inadeguatezza, induce a incolpare sé stessi per l’azione di qualcuno quando non ci sono prove evidenti. 

In altri casi si verifica, comunque, il trasferimento dell’oggetto in causa come riferito a sé stessi. 

Ad esempio accade quando una valutazione di ordine generale viene percepita come un riferimento alla propria persona.

L’interpretazione degli eventi e dei comportamenti sono elaborati sulla base di una condizione emotiva ed è acquisita come elemento di certezza. In questi casi qualsiasi altra causa o ipotesi è esclusa a priori.

Esempi di personalizzazione: “I miei genitori si sono separati per colpa mia”, “La mia collega ha rifiutato il mio invito a cena perché mi considera palloso”. 

La catastrofizzazione 

Tipica delle forme d’ansia. È un ragionamento che induce a valutazioni esagerate riguardanti gli esiti di determinate azioni o comportamenti. L’ipotesi che viene presa in considerazione è quella dello scenario peggiore. 

L’ipotesi di un risultato catastrofico restringe drasticamente il numero degli scenari possibili e il suo valore probabilistico diventa altissimo, tanto che spesso l’ipotesi catastrofica è considerata certa. Presuppone stati ansiosi elevati. 

Tipi di pensieri di catastrofizzazione sono: “Se mi dice di no, non potrò più farmi vedere in giro”; “Se faccio qualche errore sarà un disastro”; “Sarà tremendo se si accorgeranno della mia ansia, un vero fallimento”; “Se vedono che arrossisco, per me è finita”.

La lettura del pensiero  

Sono pensieri valutativi che si presentano alla mente quando l’attenzione della persona timida o dell’ansioso sociale è concentrata sull’idea di essere stato posto al centro dell’interesse altrui e che gli altri sono intenti a valutarlo.

L’ansioso sociale si convince di conoscere il contenuto dei pensieri di un’altra persona, ovviamente senza avere la benché minima prova o evidenza.

Questo tipo di distorsione cognitiva è quasi maniacale in molti soggetti ansiosi. In queste condizioni, l’ansioso sociale e proteso a interpretare tutti i comportamenti altrui come se questi fossero inesorabilmente condizionati dal comportamento o dalla semplice presenza dell’ansioso sociale stesso. 

Egli è fortemente convinto di essere in grado di comprendere scopi e intenzioni nella mente dell’altro.

Questo tipo di atteggiamento mentale è come una sorta di trasferimento del sé nell’altro, è come se l’altro forse uno specchio in cui il soggetto timido, l’ansioso sociale in generale, si rispecchia. 

Detto in altri modi è il vivere o percepire sé stessi come se il sé fosse visibile e trasparente; o ancora l’ansioso sociale si convince che gli altri pensano di lui esattamente ciò che egli pensa di sé stesso.

Esempi di lettura del pensiero: “Sta pensando sicuramente che sono un idiota”; “Tutti quanti mi guardano, stanno sicuramente pensando che sono ridicolo”; “Sta pensando che sono un fallito”; "Quando entro in una stanza sono certo che i presenti pensano di me che sono noioso e che bisogna starmi lontano"; "Le persone che cominciano a parlare con me poi si allontanano e pensano che sono poco interessante". 

L’etichettamento 

Si verifica quando si applica una etichetta alla globalità della persona per effetto di specifici eventi o azioni. È quindi una forma di generalizzazione estrema. 

In questi casi il carattere o il valore di una persona viene stabilita o valutata senza prendere in considerazione la sua globalità. Si fa di tutta un’erba un fascio. 

Purtroppo, questa distorsione cognitiva è piuttosto generale e tocca anche i non ansiosi. Tuttavia, nelle ansie sociali tende ad essere ancora più marcata. 

L’etichettamento non è applicato solo agli altri ma anche verso sé stessi, soprattutto nelle ansie sociali.
Esempi: “Non ho superato l’esame, sono un incapace”; “Ho sbagliato perché sono un fallito”.

Il ragionamento emozionale 

In questa distorsione, percezione e pensiero confluiscono nel dominio della certezza: una cosa è vera perché la si concepisce o la si pensa in quel modo.

Qui l’emotività prende il sopravvento sulla razionalità e, dunque, il pensiero è sottoposto agli umori delle emozioni. Il mondo reale non è più quello oggettivo ma è espressione della soggettività. Le emozioni si trasformano in argomenti che dimostrano e certificano la validità e l’oggettività di una tesi.

Esempi: “Il fatto che non riesco a esprimere i miei sentimenti significa che non sono capace di amare”; “Se ho paura di fallire all’esame, vuol dire che sono un fallito/a”; “il fatto che non trovo il coraggio di parlare, dimostra che sono una nullità”.

L'auto giustificazione 

È chiaramente un atto di deresponsabilizzazione. Tuttavia, nelle ansie sociali, difficilmente si è consapevoli di ciò. L’auto giustificazione, attribuendo ad altri la colpa, allevia il disagio personale. In certi casi è una risposta difensiva del sistema cognitivo verso una credenza o meta credenza disfunzionale. Nella normalità, invece, è un comportamento anassertivo che corrisponde a una chiara intenzione consapevole di deresponsabilizzazione.

Riferimento al destino 

È la classica distorsione cognitiva delle persone che si percepiscono e si considerano impotenti e/o incapaci rispetto alla possibilità di cambiare le proprie condizioni o modificare le personali carenze negative.
Presuppone credenze di base che definiscono il sé inadeguato.


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