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20 giugno 2017

L’auto regolazione cognitiva ed emotiva in timidezza e ansie sociali


Nei disagi e disturbi d’ansia sociale, assumono importanza fondamentale tutti quei processi mentali che confermano e rinforzano gli schemi cognitivi

Infatti, le credenze di base, così come tutti i pensieri strutturali, continuano a persistere e a influenzare i modi del pensare, per mezzo di strategie cognitive disfunzionali adottate dai soggetti sofferenti.

Edward Hopper - senza titolo
Tali strategie sono il risultato di scelte cognitive volontarie in cui, quindi, si manifesta l’esercizio del libero arbitrio. Si tratta dell’autoregolazione. 

Questa è un processo di automonitoraggio e autocorrezione che riguarda il proprio funzionamento mentale e che ha la funzione del raggiungimento di uno scopo.

I processi di autoregolazione possono esprimersi a livelli e con modalità diverse. La modalità di cui tratterò in questo articolo è la regolazione cognitiva.


L’autoregolazione cognitiva è la capacità dell’uomo di gestire i propri processi mentali, di agire nella scelta di concentrare l’attenzione su determinati stimoli piuttosto che su altri, di pensare a qualcosa o di non pensarvi affatto, in pratica di utilizzare, o meno, le proprie facoltà mentali su un tema: posso scegliere se concentrarmi sulle parole del mio interlocutore che sta parlando o di continuare a vedere il film che stanno trasmettendo in tv.

L’indirizzare l’attenzione delle facoltà mentali, implica anche la capacità di sospendere o attivare il giudizio.

Dato che la regolazione cognitiva è una scelta, è una capacità che opera indipendentemente dal contenuto dei pensieri. In pratica l’atto della regolazione cognitiva non riguarda cosa pensa specificatamente la persona, ma ha a che fare con la scelta di quante risorse mentali, e di quale qualità, vanno impiegate in un determinato contenuto e non in un altro.

In altri termini, la regolazione cognitiva riguarda la modalità con la quale decidiamo di utilizzare le nostre risorse cognitive.

Giacché il primo obiettivo principale è l’omeostasi, cioè la ricerca di quell’equilibrio per il quale si tende ad annullare le discrepanze tra uno stato mentale oggettivo e uno stato mentale desiderato, la regolazione cognitiva si configura come perseguimento di scopi metacognitivi.

In quanto regolatore dei processi mentali, la regolazione cognitiva determina le strategie di gestione dell’attività del pensare. È qui che entrano in gioco le metacognizioni, sia positive che negative.

Per far meglio comprendere il senso di quanto detto, vi dirò che le operazioni di preoccupazione, rimuginìo e ruminazione, sono attivate da quell’insieme di strumenti che costituiscono la regolazione cognitiva.

Tutto ciò ha implicazioni importanti. Ad esempio, le credenze di base negative sul sé potrebbero anche avere effetti minimali o insignificanti se la regolazione cognitiva non le tenesse attive, confermasse e rinforzasse per mezzo delle sue strategie disfunzionali, quali possono essere preoccupazione, rimuginìo e ruminazione.

Ma come funziona una regolazione cognitiva? 

Supponiamo che Alberto debba sostenere un esame. Già il giorno prima è andato in ansia. Nella sua mente transitato un pensiero automatico negativo: “sono incapace di fare qualsiasi cosa”. Nello stesso tempo Alberto è convinto che a furia di rimuginarci su chi potrebbe riuscire di presentarsi all’esame con più carte da giocare. Il valore positivo che egli conferisce al rimuginìo, cioè al fatto che questo sia utile per non trovarsi spiazzato, lo spinge a pensare ripetutamente all’esame e al rischio che possa dimostrarsi incapace. 

In questo contesto, il rimuginìo rappresenta una strategia cognitiva, il modo che Alberto utilizza per regolare la propria discrepanza tra l’idea del sé (incapacità) e l’idea del sé desiderata (capacità). 
Il pensiero che il rimuginìo sia utile per risolvere i suoi problemi, è una meta cognizione ma rappresenta anche la scelta che Alberto opera concentrando la sua attenzione, e le sue risorse mentali, dirigendo i propri pensieri sul tema dell’esame. 

In pratica, Alberto opera due scelte: di concentrare le proprie risorse attentive sull’esame e di farlo attraverso il rimuginìo. In quest’operazione, Alberto non ha stabilito quali siano o debbano essere i contenuti del rimuginìo, ma semplicemente una modalità operativa. Questa è l’essenza della regolazione cognitiva.

Ma quali sono le conseguenze di una regolazione cognitiva disfunzionale? 

Innanzitutto vengono adottate delle strategie che non mettono in discussione la validità delle credenze disfunzionali attivate, queste non sono sottoposte a processo di verifica di validità, anzi, sono assunte acriticamente. 

Lo stesso vale per i pensieri automatici negativi che, generalmente, mettono in moto la regolazione cognitiva. 

I pensieri previsionali nel rimuginìo o quelli di valutazione su fatti passati nella ruminazione non sono sottoposti a verifica di attendibilità. 

Tutti gli schemi cognitivi, in pratica, non subiscono alcun processo di revisione, sono assunti come dati aderenti alla realtà. 

Ciò significa che gli schemi cognitivi disfunzionali implicati sono confermati nella loro validità.

All’interno dei processi di regolazione cognitiva i pensieri disfunzionali sono dati per scontati, tanto che in ognuna delle strategie utilizzate sono sottintese.



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