informazioni

                                            
per informazioni e contatti scrivi a:

11 ottobre 2017

La difficoltà di discernere tra ansia, emozioni e fatti nelle ansie sociali


Ho spesso fatto notare come ansia ed emozioni sono attivate da flussi di pensiero e/o da processi di valutazione automatica. Vi è dunque uno svolgimento consequenziale di attivazione. 

Tuttavia, si tratta di sequenze che si svolgono in modo veloce, tanto che difficilmente lo stato cosciente riesce a distinguerne le fasi.

Sia i pensieri automatici negativi, sia i processi divalutazione automatica sfuggono all’attenzione delle persone, e ciò perché non sono oggetto di elaborazione mentale cosciente.

Quaini Floriana - frastuono
Pensieri, emozioni ed ansia sono percepiti come eventi simultanei, spesso come un unico evento.

Alla difficoltà di cogliere, in modo cosciente, tali distinzioni vi si aggiunge anche un problema di apprendimento o di mancato esercizio.

Per chi è cresciuto in ambienti (soprattutto familiari) anassertivi, o comunque problematici, è molto alta la probabilità che non gli sia stato concesso, o non abbia avuto la possibilità di apprendere il riconoscimento di distinte emozioni e/o specifiche forme d’ansia.

La difficoltà di distinguere i vari stati emotivi, di riconoscerli e di esprimerli, pone un problema di comprensione dei propri stati d’animo che diventano, così, anche difficili da descrivere.

Molto spesso le emozioni e i sintomi d’ansia vengono considerati come un tutt’uno, la loro percezione è equiparata ai fatti. In altre parole, queste acquisiscono valore di dimostrazione e conferma della veridicità interpretativa dei fatti.

Nelle ansie sociali, quindi anche nella timidezza, gli eventi e le situazioni, in cui si manifesta una sensibilità ansiogena, sono considerate come contenitori di pericoli ad alta probabilità, anzi, a dire il vero, il rischio è percepito come qualcosa che certamente si verifica.

“Se provo queste emozioni, vuol dire che quel che sto pensando è vero”; “se mi viene l’ansia significa che il pericolo è imminente”; “la paura che avverto e l’ansia che ho, dimostra che la mia previsione è esatta”; “con tutto quel che sto provando, è certo che il mio timore si avvererà”.

Si possono trovare molti di questi esempi in cui il ragionamento utilizza le emozioni e i sintomi d’ansia come dimostrazione della certezza che il rischio si avveri, che le previsioni negative siano esatte, che le interpretazioni (emotive) coincidono con la realtà.

Quel che accade, è una errata considerazione, o non conoscenza, della funzione strutturale delle emozioni e dei sintomi d’ansia. Infatti, mentre le prime hanno lo scopo di indurre all’attenzione, le seconde servono a predisporre l’organismo a reagire prontamente.

Emozione e ansia non hanno una funzione interpretativa, bensì quella di preparare l’individuo per il fronteggiamento degli eventi. La funzione interpretativa è solo, ed esclusivamente, esercitata dalla elaborazione mentale. Dunque, emozioni e ansie non dimostrano, non configurano, non rappresentano, non codificano dati di fatto.

Percepire delle emozioni e avvertire di sintomi d’ansia sono, però, indicativi del fatto che dei processi di valutazione hanno individuato la possibilità di un rischio che può essere ipotetico o reale. Si tenga presente che quando si parla di “possibilità” entriamo solo nel dominio delle probabilità, non certo in quello delle certezze.

Il problema principale di questa incapacità di discernimento tra eventi mentali, emozioni, stati d’ansia e fatti concreti, sta nel non riuscire a cogliere le causalità oggettive e nel fondere i vari fattori in una realtà monolitica dove i fatti si confondono con le percezioni che scaturiscono dal rapporto con le proprie esperienze interne

Così che il sentirsi in un certo modo, i timori insorti, i pensieri automatici negativi sono tradotti come fatti concreti e non come percezioni interne. La realtà materiale viene a coincidere, in modo esatto, con quella percepita.

È chiaro che questa confusione alimenta e favorisce interpretazioni distorte della realtà, impedisce di cogliere la natura cognitiva del fattore causale originario, di riconoscere le emozioni per quelle che sono, nel confinare pensieri, emozioni, stati d’ansia e fatti nei propri domini di pertinenza.


Nessun commento:

Posta un commento

Grazie per il commento