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16 maggio 2018

Il bisogno di certezza nella timidezza



“E se non le/gli piaccio?”, “ma forse non mi caga proprio”, “magari sono inopportuno/a”, “e se mi dice di no?”, “forse fa così perché vuole liberarsi di me”, “non so che fare”, “non so cosa dire”, “penseranno male di me”, “se faccio una brutta figura?”, “magari penseranno che sono una persona stupida”, “va a finire che diventerò tutto rosso/a, e gli altri rideranno di me”, “sento che non ce la farò”.

Che bisogni esprimono tutti questi pensieri automatici negativi

Renè Magritte - il principio dell'incertezza
Quello che le cose vadano secondo il proprio desiderio, il proprio scopo. Quello che manca alla persona timida che ha di questi pensieri è la mancanza di certezza, anzi, di assoluta certezza.

Il mondo delle possibilità variegate è visto a tinte fosche, come l’addentrarsi nel bosco in una notte nebbiosa: quali e quante insidie si celano nel buio e nella nebbia?

Per gli ansiosi sociali l’assenza di una garanzia assoluta di successo equivale a essere fortemente esposti a esiti e conseguenze negative per mezzo di quelle carenze, fragilità e inadeguatezze che essi pensano di avere.


Avere la “certezza di…”, pertanto, significa entrare in un porto sicuro, al riparo dai rischi, degli insuccessi, dal fallimento, dal giudizio negativo degli altri.

L’incertezza spaventa per il carico di rischi e pericoli che contiene, perché comporta la possibilità che qualcosa di negativo possa accadere, le probabilità considerate elevatissime che quelle possibilità negative possano avverarsi, perché l’unica certezza plausibile appare quella nefasta.

Nella mente, in preda alla paura rafforzata, tra l’altro, dai pensieri previsionali negativi, le idee di probabilità e di possibilità assumono il significato di finire nel vicolo cieco delle personali inadeguatezze e, dunque, finiscono con il coincidere con la certezza della previsione negativa.

Paradossalmente, la probabilità si annichilisce nella drastica riduzione delle possibilità, e queste, a loro volta, verso gli indirizzi negativi dettati dal pensiero previsionale.

Il bisogno di certezza fa eco al bisogno di evitare la sofferenza dovuta all’esperienza di un insuccesso e alle conseguenze negative che ne deriverebbero.

Non è un aspetto di poco conto, anzi, fa la differenza tra l’essere ansiosi sociali e no.

Le conseguenze negative conseguenti un insuccesso, non riescono nemmeno ad essere concretamente immaginate: generalmente il pensiero, anche se espresso nella forma di immagini, si fermano all’inizio della debacle prevista, cioè all’atto dell’insuccesso.

Sembra quasi che il pensiero sia persino spaventato all’idea di guardare oltre quel momento fatale. Oltre questo confine c’è la generica idea della sofferenza pensata come qualcosa che non si è in grado di sopportare, o a cui non si è in grado di rispondere in maniera sufficiente.

Possiamo dire che il bisogno di certezza corrisponde alla paura della sofferenza.

Se andiamo ad analizzare alcuni aspetti sequenziali di questi processi cognitivi, ci accorgiamo che i pensieri automatici fanno riferimento a sottostanti credenze di base disfunzionali che descrivono il sé e il sé-con gli altri in termini negativi e, tutti insieme, partecipano a un sistema sequenziale di pensieri tutti rivolti al negativo.

È chiaro che a una sequenza di pensieri incentrati sull’incapacità, sulle inabilità, in breve, sull’inadeguatezza personale, corrispondono previsioni negative riguardanti la propria partecipazione a eventi, fatti e situazioni e alla valutazione di esiti che delineano l’insuccesso.

Dietro la paura del fallire, dell’essere giudicati negativamente, nell’apparire come portatori di prerogative personali negative, soggiace la paura primaria della sofferenza che implica il dolore della non appartenenza sociale, la quale, significa solitudine, esclusione, emarginazione.

In base a tutto ciò, possiamo anche considerare il bisogno di certezza come l'esigenza di avere un baluardo a difesa della integrità personale all'interno dell'interazione sociale.



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