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18 dicembre 2012

Le cause della timidezza: stili parentali e timidezza


Ho più volte sottolineato (sia nel mio libro "addio timidezza", sia in precedenti articoli) come l'ambiente familiare sia quello che più di ogni altro fattore incide nella formazione delle varie forme di ansia sociale e ciò, quindi, vale anche per la timidezza.
A favorire lo svilupparsi di questi tratti ansiosi della personalità sono sia il fare che il dire, cioè, da una parte gli atteggiamenti posturali, le mimiche facciali, le azioni fisiche svolte nei confronti dei minori; dall'altra le frasi di rimprovero, di ricatto, d'induzione ai sensi di colpa, i motti, i precetti morali ed etici.

Esiste, dunque, un repertorio dei comportamenti familiari, le cui forme, ripetute nel tempo, affluiscono nella mente del bimbo andando a costituire quell'insieme di conoscenze ed esperienze che partecipano, significativamente e in modo determinante, al processo di formazione della definizione del sé, degli altri e del mondo. Definizioni che vanno poi a caratterizzare le varie forme di timidezza che possono svilupparsi.


Bortolossi Walter - la casa perfetta di tagore
Sebbene i genitori siano le figure che maggiormente incidono nella formazione delle credenze e della personalità dei bambini, non sono rari i casi in cui, altre figure parentali sono partecipi di tali processi formativi, come ad esempio zii e zie, nonni e nonne, cugini e cugine e via dicendo.


11 dicembre 2012

Aspetti della timidezza: il rimuginìo


Quando un ansioso sociale fa i conti, nel suo dialogo interiore, con un evento che ha vissuto con ansietà o in modo non soddisfacente, rivisita con una certa insistenza gli avvenimenti, è mosso implicitamente o esplicitamente, dal desiderio di trovare soluzioni alla problematica emersa e che sente di dover risolvere. 
Comincia, così, a ruminare sugli avvenimenti, cerca di capire dove ha sbagliato, perché. Come intenzione è un modo di fare piuttosto normale, ma più si rimugina sugli eventi, più vi si gira intorno senza trovare soluzioni. È un incartarsi costante. 

Ciò accade perché le attribuzioni di causa e significato risentono marcatamente delle modalità interpretative dei fatti e queste sono, a loro volta, condizionate in modo determinante dai propri modelli cognitivi di definizione di sé, degli altri e del mondo.

La lettura degli eventi, nelle persone timide, negli ansiosi sociali in generale, è interpretazione emotiva della realtà, i fatti non vengono valutati nella loro oggettività, ma secondo le impressioni, sensazioni, paure e sentimenti, seguendo cioè gli impulsi emotivi. Il risultato è che il pensiero oggetto del ruminare, tende a stazionare sempre sugli stessi concetti, sulle stesse immagini mentali, sugli stessi puri atti di coscienza.

Paul Delvaux - la citta inquieta
Quel che accade, è che il tentativo di trovare soluzione, si trasforma in un continuo pensare e ripensare all'evento oggetto dell'attenzione, e questo fa precipitare l'individuo timido in una condizione mentale di non accettazione di ciò che è già stato, egli non riesce a capacitarsi che sia accaduto ciò che non sarebbe dovuto accadere. 
Gli ansiosi sociali non fanno che notare la discrepanza tra ciò che è, e ciò che dovrebbe essere o che si vorrebbe sia; la stigmatizzazione di tale discrepanza, soprattutto quando è riferita a eventi trascorsi, non fa che accentuare un senso d’insofferenza, e perpetuare la non accettazione dei dati di fatto.


3 dicembre 2012

Test sul livello di tensione sociale per timidi e fobici


Chi mi segue sa che ogni forma di ansia sociale genera uno stato di ansia e di disagio nel vivere diversi tipi di situazioni, ma produce anche  una cattiva percezione di se stessi.
Ciò è dunque vero sia per le persone timide, sia per gli individui che soffrono di fobia.
Il test che vi presento è, perciò, adatto per chi è afflitto da forme di timidezza, che di fobia.
Si tratta di un semplice test utile, sia a chi è già in psicoterapia, e in tal caso, serve a valutare i risultati raggiunti e misurare i progressi che ci sono stati, sia a coloro che vogliono farsi un’idea di quale sia il grado di tensione  generale rispetto al vivere situazioni sociali di vario tipo.



Per la valutazione devi assegnare a ciascuna risposta un punteggio la scala di valori che segue:
mai = 0;  a volte = 1;  il più delle volte = 2;  spesso = 3;  sempre = 4

Poi somma i punteggi. 
Se la somma è inferiore a 10, vuol dire che c’è parecchio da lavorare.
Se il punteggio totale è tra 20 e 30, rasenti la sufficienza, ma ci sono aspetti da migliorare.
Se superi 30, sei ok  

28 novembre 2012

Aspetti della timidezza: la vergogna - seconda parte


vai alla prima parte

Il fallimento e l'umiliazione


Negli individui timidi è molto comune che la vergogna sia collegata al timore o alla convinzione di compiere o aver compiuto comportamenti che infrangono costumi etici o morali in vigore nell'ambiente cui si fa riferimento. La paura di trasgredire queste regole è collegato alle idee del fallimento o dell'umiliazione, sulle quali vale la pena soffermarsi un po'.

Tutti gli individui si pongono l'obiettivo di offrire una buona immagine di sé, sia agli altri, sia a se stessi: le persone soggette alla timidezza vivono questo obiettivo con un particolare patema d'animo, ben oltre le normali preoccupazioni dei soggetti non ansiosi.
Paul Klee - perso
Mancare quest'obiettivo significa andare incontro al fallimento o all'umiliazione che si subisce attraverso le reazioni degli altri. 
L'umiliazione rappresenta l'esplicitazione della propria impotenza, vuoi perché non ci si dimostra validi nel modo in cui si vorrebbe, vuoi perché non ci si mostra validi quando si vorrebbe, e ciò pone in evidenza da una parte, l'essere smascherati, dall'altra svelare la propria impotenza.

Non a caso Battacchi e Codispoti (la vergogna - 1992) definiscono la vergogna, come il segnale che si sta per subire, o si è già subita, un’umiliazione e, contemporaneamente, costituisce una reazione a tale umiliazione. In tal senso è intersoggettiva e intrasoggettiva. 
Molti studiosi ritengono che, perché possa esserci vergogna, sia necessaria la condizione di essere esposti all'osservazione altrui. Ciò implica che l'individuo che si espone, svolga esibizione di qualunque natura, che può essere volontaria o forzata, indotta o premeditata, frutto della casualità o d’improvvisazione istintiva legata al momento contingente.

È bene precisare che il termine "esibizione" va qui inteso come esposizione, infatti, non intendo necessariamente una performance, l'esibizione può consistere in qualsiasi tipo di attività, può essere contraddistinto da un modo di fare, da un modo di esprimersi verbale o non verbale, da movenze fisiche o di portamento, da modi di vestire, eccetera. Ciò che è sostanziale, è dato dal fatto che sia osservabile dagli altri e, dunque, valutabile da questi, in breve che possa produrre giudizi altrui.

La vergogna sussiste perché l'esibizione può dar luogo a un fallimento. In tal senso l'esibizione non riuscita pone fuori gioco gli scopi che sono: l'essere ammirati, l'essere approvati, il ricevere attenzione. L'insuccesso, quindi, mette in discussione il valore della persona nel primo caso, l'essere accettati all'interno del gruppo nel secondo caso, l'essere del tutto ignorati nel terzo caso.

Quando diventa palese, visibile all'esterno, e ciò accade soprattutto con la manifestazione del rossore, la vergogna alimenta il sentimento dell'umiliazione: da un lato, la persona timida sente di aver umiliato se stessa, dall'altro ritiene di subire comportamenti di scherno da parte degli altri.
L'emozione della vergogna richiede sempre la presenza dell'altro, ma questa avvolta può essere anche soltanto mentale, cioè in assenza di una presenza fisica. Ciò può manifestarsi se i pensieri dell'individuo timido si spostano su considerazioni riguardanti gli altri in merito alla propria esibizione. 

L'altro può assumere il ruolo dell'osservatore, del giudicante, dell'invasivo. In determinate circostanze tali ruoli possono anche coesistere in un unico individuo. Quando la vergogna si configura come umiliazione, le figure che entrano in gioco sono l'umiliato, l'umiliante, il testimone dell'umiliazione; le ultime due figure possono anche coincidere. 
Il soggetto timido vive con maggiore intensità l'umiliazione quando è un fenomeno triadico, il livello di mortificazione, infatti, è sentita maggiormente in presenza di testimoni che possono assumere sia il ruolo dell'osservatore sia quello giudicante.

23 novembre 2012

Aspetti della timidezza: la vergogna - prima parte

vai alla seconda parte

L'emozione sociale


La vergogna è un'emozione sociale in quanto implica, necessariamente, un riferimento al giudizio altrui o a norme trasgredite o a danno arrecato agli altri e, allo stesso tempo all'auto consapevolezza del proprio essere sociale.

Data la sua natura sociale, appare chiaro che la vergogna è un'emozione che si apprende nell'ambiente in cui si cresce e si vive, attraverso le pratiche comportamentali delle figure di riferimento (caregiver) già dopo il primo anno di vita, e la socializzazione nel contesto culturale cui il soggetto fa riferimento.


Barber Charles Burton - il nascondiglio
La vergogna, avendo una funzione adattativa, può configurarsi come avvertimento che indica il superamento di una soglia oltre la quale si pone il rischio di un’eccessiva esposizione, o anche partecipativa all’attività costitutiva dell’identità personale come soggetto sociale.

La vergogna, di per sé, non ha una valenza negativa propria: la positività o la negatività di tal emozione è una prerogativa di valutazione dell'individuo.

Proprio per la sua caratteristica di avere una funzione adattativa, può diventare disfunzionale. È quello che accade nelle persone soggette all'ansia sociale e, quindi, anche alle persone timide.

Come ho più volte affermato, la timidezza sussiste solo se è riferita agli altri, al di fuori di questo contesto, essa non ha alcun senso di esistere: è il mondo delle relazioni sociali che dà senso, significato e forza, all'ansia sociale. Anche la vergogna, in quanto emozione sociale, giacché si riferisce a valori e costumi che hanno senso solo se relativi al mondo della comunità umana e alla relazione con essa, non può sussistere al di fuori dei contesti sociali, anche quando tale emozione è vissuta nei confronti di se stessi. Infatti, anche la vergogna provata nei propri confronti, ha a che fare con regole considerate valide, e in uso, nell'ambiente sociale o nel gruppo di appartenenza.

Va anche considerato che, spesso, le regole che si ritengono trasgredite, non necessariamente coincidono con quelle dell'ambiente di riferimento. Non va dimenticato che i soggetti afflitti dall'ansia sociale, e quindi anche i timidi, fanno spesso riferimento a regole e assunzioni disfunzionali, che sono il risultato delle credenze di base negative. Ciò significa che la persona timida, nel ritenere di andare incontro a una trasgressione etica, morale o di costume, possa prendere in considerazione regole o assunzioni personali assunte come valori propri del gruppo di riferimento: in tal caso conferisce valore universale alle proprie disfunzionalità cognitive, le sue supposizioni diventano dato reale.

Può anche verificarsi il caso in cui la vergogna non incarna valori comportamentali, ma essa stessa diviene un valore, in tal caso ci si vergogna di vergognarsi. In quest'ultimo fattore fenomenico, la vergogna si configura come atto di svelamento: l'individuo timido si vergogna di mostrare la propria fragilità, sente di lanciare un messaggio di sé come persona debole, e la debolezza esprime, nelle proprie convinzioni, consce o inconsce, impotenza e incapacità. Attraverso lo svelamento di sé emerge l'idea del fallimento. Ma di questo parleremo nel successivo articolo.

12 novembre 2012

Aspetti della timidezza: l’indecisione


Sono molti i timori che possono affliggere una persona timida: di sbagliare, di essere giudicati negativamente dagli altri, di recare fastidio o disturbo agli altri, del fallimento, di subire un rifiuto, che possa emergere in modo evidente il proprio disagio o lo stato ansioso, di apparire goffi, imbranati, ridicoli, inabili, incapaci, di non piacere, di non essere considerati attraenti o interessanti come persona.

Queste paure sono figlie di convincimenti interiori profondi, le credenze, che delineano:

  • Un'identità di sé definita in termini negativi sotto il profilo delle abilità e capacità nelle attività in cui si è un soggetto sociale, quindi, nelle relazioni amicali, nei rapporti di lavoro, nelle varie forme e tipologie di comunicazione interpersonale, nell'esecuzione di performance di vario genere in presenza di altri, nell'esercizio di funzioni di cui dar conto, in breve in tutte le attività sociali.
  • Il considerare gli altri come soggetti indisponibili o escludenti, oppure come individui non affidabili o portatori di valori decadenti o contrapposti a quelli propri del soggetto timido.
  • Considerare, in senso univoco, il mondo degli uomini come un ambiente ostile, insidioso, escludente, dominato da usanze e culture intenti ad isolare le diversità.

Marc Chagall - guerra
Partendo da queste convinzioni sostanzialmente inconsce, gli individui timidi finiscono col costruire pensieri, che diventano ben presto abituali e reiterati nel tempo sino a diventare automatici. Idee che passano nella mente nelle forme discorsive (utilizzo di parole mentali), sotto la forma di immagini mentali, o in maniera non formale come puro atto di coscienza; queste sono valutazioni, previsioni, dati assunti come elementi di una realtà oggettiva.


30 ottobre 2012

Aspetti della timidezza: le previsioni negative


Quando una persona timida deve affrontare una situazione all'interno di un contesto sociale, l'attività del processo cognitivo si caratterizza per alcune peculiarità tipiche di chi è preda di una qualunque forma di ansia sociale: i pensieri sono improntati da valutazioni negative.

Attivatesi quelle credenze di base, che hanno delineato una definizione di sé, come soggetto inabile o incapace di operare con efficacia in determinati contesti o situazioni, la valutazione dei propri mezzi esprime un giudizio di insufficienza. In alcuni casi le credenze di base possono aver delineato una definizione degli altri o del contesto sociale, come indisponibile o escludente, in tal caso a esprimere un giudizio di insufficienza è la valutazione della risposta proveniente dall'esterno. 

Questi due tipi di giudizio, quello rivolto verso se stessi e quello verso l’esterno, possono sussistere sia come fenomeno singolo, sia essere interagenti tra loro.


Max Ernst - frutto della mia esperienza
Comunque sia, la fase della valutazione che esprime valenze negative, determina un'attività previsionale degli eventi, che muove in modo unidirezionale: la proiezione verso esiti che descrivono risultati risibili, fallimentari, catastrofici e le cui conseguenze vanno dal pubblico dileggio all'emarginazione sociale, alla cronica solitudine.

Le previsioni negative sono spesso espresse attraverso i pensieri automatici negativi, e sovente, si presentano sotto la forma di immagini mentali. Le previsioni negative possono anche essere descritte come una sorta di film che si interrompe bruscamente con l'esito negativo, e che non va mai oltre tale momento: infatti, questo prefigurare il futuro prossimo, non ha un the day after, tutto si ferma al momento del fallimento, della catastrofe, il film non continua. 


23 ottobre 2012

Aspetti della timidezza: il timore del contatto visivo


Quasi tutte le persone timide, tra le situazioni che procurano loro ansietà, indicano quello di incrociare gli sguardi degli altri. Per molti è vissuto come rapporto di forza e, d'altra parte, nel pensare popolare, non riuscire a reggere lo sguardo altrui è dimostrazione di debolezza, talvolta costituisce uno di quei fattori che determinano i livelli gerarchici all'interno di un gruppo o nelle relazioni interpersonali.
Probabilmente è anche il comportamento evitante più diffuso nella popolazione dei soggetti afflitti dalle varie forme di ansia sociale.

Gli occhi sono considerati uno strumento, per certi versi, diabolico. Appaiono ora come avidi lettori dell'intimità individuale, ora come comunicatori della profondità del nostro animo, ora come strumenti di sfida, di resa o di conciliazione.

Pellizza Giuseppe Da Volpedo - membra stanche
La percezione di queste loro peculiarità fa degli occhi, organi da amare o temere. Nel caso degli individui afflitti da una qualche forma di ansia sociale, come la timidezza, gli occhi sono sostanzialmente da temere, proprio perché ritenuti capaci di andare al di là dei veli.


15 ottobre 2012

Aspetti della timidezza: paura del rifiuto e timore del fallimento


Molti modi dell'agire delle persone timide pregiudicano le loro possibilità di relazione interpersonale, in primo luogo gli evitamenti, ma anche comportamenti impacciati o di fuga.
Nella determinazione finale di tali comportamenti concorre, da un lato il subentrare dell'ansia, dall'altro la manifestazione delle emozioni, di cui la paura ne è l'espressione principale: fondamentalmente del rifiuto e del fallimento.

Nel mondo dei pensieri degli individui timidi, i timori del rifiuto e del fallimento tendono a intrecciarsi e a essere vicendevolmente, l'uno, conseguenza dell'altro: si può essere rifiutati perché si è falliti, e si può fallire perché rifiutati. 

S. Dalì - segnali di angoscia
Ciò implica che ci sono due modalità attraverso cui il soggetto timido si rapporta all'esterno: la focalizzazione prevalente introversa e quella prevalente estroversa.

Se il timore del fallimento muove principalmente in direzione delle percezioni negative di sé, la paura del rifiuto si riferisce in primo luogo a come gli altri ci percepiscono.

Nel dialogo interiore, con la paura del fallimento, l'individuo, come soggetto sociale, si auto pone in balia di se stesso, delle proprie inabilità o incapacità e gli altri appaiono come enti operanti di seconda istanza; nel timore del rifiuto, la logica si capovolge, l'altro diventa l'elemento centrale da cui discendono valutazione e giudizio, mentre l'auto percezione di sé tende ad assumere la connotazione di fattore riflesso.


4 ottobre 2012

Aspetti della timidezza: quando ci si sente osservati


In molti casi, quando si trova in strada, in luoghi o locali dove c'è la presenza di altri individui, la persona timida si sente osservata, ha la spiacevole sensazione che gli occhi degli altri siano puntati sulla propria persona. In queste circostanze, la mente dell'individuo timido, sentendo su di sé lo sguardo altrui, è pervaso da pensieri automatici che lo pongono in una condizione di dubbio o d’inadeguatezza. 

Molti sono i tipi di pensieri che possono balenare nella sua testa: dalle più banali come il pensare che il proprio abbigliamento non sia adatto o che i suoi movimenti possano essere scomposti, alle idee più complesse come quelle di credere che dalla propria persona, possano trasparire aspetti della propria personalità o qualità, che esprimono un senso d’inidoneità in un qualche campo del proprio essere soggetto sociale, o addirittura semplicemente umano. 

Eugene De Blaas - la spiona
E ciò non accade solo per gli individui timidi, ma a tutti coloro che sono afflitti da qualsiasi forma di ansia sociale, anzi, quella del sentirsi osservati, può trasformarsi anche in fobia sociale.

Gli individui timidi nel momento in cui si calano negli spazi sociali, cominciano a percepirsi strani, distorti, diversi, senza rendersene conto cercano, nel mondo popolato di uomini, conferme al proprio negativo sentire. È come se la loro presunta diversità sia una divisa riconoscibile, un marchio di qualità decadente ed evidente, un segno dimostrativo di essere fuori dalle regole, dai costumi, talvolta persino fuori dai canoni etici o morali, fuori dalla società positiva.

La nudità del proprio mondo interiore esposta alla mercé del giudizio altrui, con le sue nefaste conseguenze.


27 settembre 2012

Il repertorio comportamentale nella timidezza


Inizio la trattazione di quest’argomento chiarendo, per prima cosa, il significato del termine "comportamento" utilizzato in quest'articolo, così come in tutti gli altri che l’hanno preceduto.

Per comportamento intendo ciò che si dice e ciò che si fa, le espressioni e le azioni verbali o non verbali direttamente accessibili agli altri. Infatti, ciò che di ciascuno di noi non è accessibile alla conoscenza altrui, è quello che risiede nella nostra mente.

L'insieme di questi elementi di espressione utilizzati da un individuo, costituisce il suo repertorio comportamentale. 

In un mio precedente articolo facevo notare come la capacità di una persona nell’utilizzare, in modo efficace, il proprio repertorio comportamentale determina il suo grado di abilità sociale.

Bonechi - senza titolo 
In questa trattazione, ci interessano i comportamenti dell'uomo come soggetto sociale, cioè del suo modo di rapportarsi agli altri, di interagire nei vari ambienti, contesti e situazioni sociali.

Il repertorio dei comportamenti sociali si acquisisce per apprendimento. Cominciamo ad apprenderli già a pochi mesi dalla nascita. Lo facciamo per similitudine, per imitazione, per associazione, ma anche per esplorazione. Ne consolidiamo la conoscenza, l'uso e il loro collegamento a situazioni ed eventi, attraverso l'esercizio, la loro continua ripetizione.


19 settembre 2012

Aspetti della timidezza: il timore del giudizio altrui


In diverse occasioni ho affermato che l'ansia sociale nelle sue varie forme, e quindi anche la timidezza, esiste solo se è riferita agli altri, cioè al mondo delle relazioni umane in tutte le sue forme (amicali, rapporti di coppia, di lavoro, ruolo sociale).

Se partiamo da quest’assunto, il timore di essere giudicati negativamente dagli altri, costituisce un fattore centrale nella definizione delle caratteristiche della timidezza e dell'ansia sociale in generale.
Non a caso, nei vari tentativi di definire la timidezza o la stessa ansia sociale, il riferimento alla paura del giudizio altrui, è tanto frequente da essere considerata una costante.

Enrico Baj - apocalisse
In una persona timida, quest’emozione è da ricondurre al soprastante sentimento della perdita, percepito come espressione di condizioni che annichiliscono il proprio ruolo, nelle sue varie forme del vivere sociale: la solitudine, l'isolamento, l'emarginazione, l'allontanamento, il fallimento, la non amabilità, la perdita di valore di sé.
Il sentimento della perdita costituisce, perciò, l'emozione che annuncia e prevede la conseguenza ultima non solo del giudizio negativo altrui, ma anche della condizione stessa dell'essere timido, ansioso sociale.


12 settembre 2012

Meditazione consapevole e accettazione - parte seconda



Nella parte prima ho trattato di due dei tre elementi di base interdipendenti  della  mindfulness  e dell’accettazione.  Oggi tratterò del terzo e di cosa s’intende per meditazione consapevole.

Il restringimento del repertorio comportamentale 


Così come le credenze disfunzionali sono rigide e prevedono un numero molto ristretto di opzioni interpretative degli eventi e di se stessi, anche i comportamenti delle persone soggette all'ansia sociale, hanno un repertorio comportamentale molto ristretto. 

L'abitudine ad attuare comportamenti evitanti non danno spazio all'apprendimento o all'esercizio di altri modelli di comportamento. 

Sia il mancato apprendimento, sia il mancato esercizio, fanno sì che l'insieme dei comportamenti in uso si restringono a pochi modelli che diventano, per il soggetto ansioso, atteggiamenti standard e, in gran parte, automatici. 

Rene Magritte - scoperta
Ciò è dovuto al fatto che gli individui, soggetti alle varie forme d’ansia sociale, tendono ad attuare quel repertorio dei comportamenti che permette loro di evitare d’incorrere in esperienze di sofferenza. 

Va ricordato e sottolineato che questa tarantella accade perché l'individuo, memore delle esperienze trascorse, durante il processo di previsione degli eventi, associa alle esperienze sofferte, la situazione presente che sta valutando, in questo modo si verifica il fenomeno della fusione psichica, cioè rivive emotivamente l'esperienza del passato che viene associata al momento presente.
 Ovviamente il restringimento del repertorio comportamentale comporta anche una netta riduzione delle possibilità operative o cognitive nella gestione della vita sociale. Le implicazioni di tale fattore, sono ancora più evidenti se consideriamo il comportamento come forma di comunicazione inevitabile: non a caso il modello assertivo pone molta attenzione proprio verso l'apprendimento di repertori comportamentali e di comunicazione verbale.

5 settembre 2012

Meditazione consapevole e accettazione - parte prima


Con quest’articolo e con quello che seguirà, tratterò di acceptance e mindfulness, nuove tecniche psicoterapeutiche emerse, da qualche decennio, all’interno della psicologia cognitiva.
Questi modelli, pur partendo dagli assunti teorici di base della terapia cognitiva, concentrano l’attenzione terapeutica non sui contenuti espressi da credenze e pensieri automatici, bensì ai processi mentali, ponendo l'accento sulla libertà di scelta e il perseguimento degli obiettivi personali.
Si fondano su tre elementi di base strettamente collegati tra loro: la relazione con le proprie esperienze interne, l’evitamento esperienziale, il restringimento del repertorio comportamentale.

La relazione con le proprie esperienze interne


Renè Magritte - presenza della mente
Un fenomeno piuttosto tipico che ciascuno di noi sperimenta nella propria vita, è l'identificazione di sé con i propri pensieri, emozioni, immagini mentali o sensazioni fisiologiche, cioè con l'insieme delle proprie esperienze interiori. Per comprendere meglio questo concetto, basta pensare a quando ci capita di tornare, con la mente, al ricordo di esperienze passate: comportamento ed emozioni sono proiettate in quella dimensione temporale, tale che ne riviviamo la tragicità o la piacevolezza, sul nostro viso può abbozzarsi un sorriso o un'espressione triste. È il cosiddetto fenomeno della fusione psichica. Questa identificazione con le proprie esperienze interiori induce l'individuo a predisporsi in difesa o in apertura verso gli eventi analoghi che si verificano nel presente. Negli individui timidi, o assoggettati all'ansia sociale in generale, la fusione psichica costituisce una costante di vita sempre di segno negativo e attiva credenze disfunzionali e pensieri automatici negativi.
Proprio l’esperienza della fusione psichica, che produce il susseguirsi di pensieri automatici negativi e l’incedere dell’ansia, fa sì che l’individuo sia mosso dall’anelito che, nel proprio futuro, quelle stesse tipologie o similitudini di esperienze possano generare emozioni diverse da quelle negative sperimentate in passato.  Desiderio che può diventare un obiettivo possibile attraverso l’accettazione e la meditazione consapevole.

20 agosto 2012

Timidezza: quando si fa scena muta - parte seconda



Il mancato apprendimento di modelli comunicativi. 

Negli ambienti dove: 

  • c'è carenza di attenzione verso i minori, 
  • non ci sono esempi di comportamenti assertivi
  • sono inibite le manifestazioni espressive di emozioni e sentimenti, 
  • non viene favorita la socializzazione tra minori, 
  • vengono trasmessi motti, precetti familiari, assunti culturali che inibiscono la libera espressione di idee e comportamenti, 
  • ci sono, da parte delle figure di riferimento, comportamenti limitanti l'autonomia del minore, 
  • ci sono figure di riferimento a loro volta oggetto di ansia sociale

quando si cresce in ambienti inadeguati come questi, vengono a mancare esempi e trasmissione di modelli comunicativi. Il minore non ha quindi la possibilità di apprendere modi e tecniche di relazionamento che vanno a costituire il repertorio sociale dell'individuo. 


Max Ernst - acque sommerse
Se tale repertorio è deficitario, le possibilità di costruire relazioni si riducono sensibilmente, ciò perché l'individuo timido si viene a trovare in due tipi di problemi, da una parte ha la difficoltà a comprendere tutta una serie di messaggi, provenienti dagli altri, orientati alla costruzione o gestione delle relazioni; dall'altra non sa come inserirsi nei contesti di socializzazione poiché non sa cosa e come fare. 

È indubbio che il mancato apprendimento di modelli comunicativi, concorre nella formazione di credenze disfunzionali relative alle proprie capacità e abilità o rinforzano quelle già esistenti; alimentano lo svilupparsi di un basso livello di autostima, e di conseguenza l'aumento della propria insicurezza.

14 agosto 2012

Timidezza: quando si fa scena muta - parte prima


Con questo inizia una serie di due articoli in cui tratterò di una caratteristica assai comune in molte forme di timidezza e di ansia sociale, quale è la difficoltà che si consuma nelle espressioni verbali della comunicazione. 

Molte persone timide riferiscono di non sapersi esprimere, di non riuscire a partecipare attivamente alle conversazioni, per non parlare di coloro che hanno il grande problema di parlare di fronte un pubblico piccolo o numeroso che sia.
Gli individui timidi, nel vivere negativamente queste esperienze, sperimentano anche la bassa autostima, l'insicurezza e l'indecisione.

I comportamenti conseguenti a queste difficoltà sono improntati a tipologie ben precise, l'evitamento, l'estraniazione e, per coloro che hanno il problema di parlare in pubblico, anche l'elusione parziale o totale.

Le cause di questo problema possono essere di diversa natura o origine, e sono date dalla somma di più fattori coesistenti. 


L'attivazione di credenze negative


Aba Novak Vilmos - fabbricante di maschere
Le credenze disfunzionali e i pensieri automatici negativi sono i fattori fondanti e formativi della timidezza e delle varie altre forme di ansia sociale. 

Un individuo timido, quando si trova in una situazione in cui la partecipazione attiva comporta l'esplicitazione di idee, pareri, giudizi, valutazioni, sentimenti ed emozioni, e quando ciò deve espletarsi all'interno di un gruppo grande o piccolo o dinanzi una platea, valuta in modo più o meno inconsapevole in due direzioni: sul compito o sul ruolo che dovrebbe svolgere, e ai mezzi necessari per il loro svolgimento. Nel contempo la sua attenzione è rivolta anche a sé verso se stesso e le proprie capacità, e a sé in relazione agli altri e ha come viene da questi percepito.


8 agosto 2012

Timidezza e motivazione


La motivazione è un processo in cui si organizza una configurazione di esperienze e azioni finalizzate a un determinato scopo e in relazione a date condizioni interne o ambientali.
Esse hanno a che fare con le ragioni per le quali una persona pone in essere determinati comportamenti per raggiungere l’oggetto del proprio obiettivo.

Non entrerò nel merito delle varie teorie sulla motivazione poiché ciò esula dagli intenti di quest’articolo, a noi interessa la relazione tra ansia sociale e motivazione.

Gli scopi possono essere orientati verso l’ottenere o evitare un determinato risultato, possono anche essere abbandonati qualora i mezzi disponibili non permettono il loro raggiungimento.
Questi due fattori sono presenti frequentemente nel comportamento dell’ansioso sociale.
Marc Chagall - pittore alla luna

Sappiamo che le persone timide, e i soggetti all'ansia sociale in genere, sono permeati da pensieri che soggiacciono a determinate credenze disfunzionali, le quali fanno riferimento a idee negative riguardanti se stessi, gli altri, il mondo inteso come consesso sociale.


30 luglio 2012

Timidezza: quando si dice, “sono timido”


Le persone timide, come del resto coloro che sono assoggettati all'ansia sociale, generalmente sono consce di avere qualche problema. La coscienza di essere timidi è acquisita per via dei disagi che si provano sulla propria pelle, per gli effetti oggettivi che tale condizione mentale produce nella vita quotidiana e relazionale, ma anche per effetto dell'azione dell'ansia nelle sue manifestazioni fisiologiche e viscerali. 
L'ansia è, in effetti, il fattore che più di tutti attrae l'attenzione del soggetto timido. Essere coscienti, però, non significa averne consapevolezza.


Giorgio Celiberti  - il respiro del cuore
Per consapevolezza intendiamo quel processo di elaborazione e analisi dei dati di conoscenza di cui si è preso atto (coscienza) e, nella specificità dell'ansia sociale, l'acquisizione della piena comprensione dei processi cognitivi che sottintendono l'ansia sociale stessa: il fenomeno di formazione, le dinamiche psichiche, le ramificate implicazioni nelle attività mentali e fisiologiche, la formazione dei pensieri automatici negativi, i comportamenti abituali che s’instaurano, la stretta connessione tra tutti questi fattori. 
In breve, mentre la coscienza costituisce la presa d'atto degli elementi di conoscenza che pervengono dall'esperienza, la consapevolezza è il processo di sviluppo dei dati acquisiti alla coscienza.



23 luglio 2012

Introversione ed estroversione - seconda parte: introversione e timidezza



Come ho già accennato, l'introversione e l'estroversione, costituiscono due diversi modi di adattamento sia al mondo sociale, sia a quello materiale. Queste due modalità convivono in ogni individuo e interagiscono tra loro. È il prevalere di una modalità sull'altra che determina il tipo psicologico.


Date le caratteristiche di queste due modalità, possiamo dire che una persona estroversa ha uno spirito pratico, più proiettato verso l'intraprendenza e da un maggiore dinamismo nel raggiungere gli obiettivi che si propone, dall'altra parte una persona introversa tende al raccoglimento e alla riflessione, sviluppa capacità critiche, è proiettato verso la progettualità delle idee e, muovendosi nel campo dell'astratto, alimenta le capacità creative, ma per contro ha una più lenta capacità di adattamento.


Carlo Carra - verso casa
Mentre gli individui estroversi danno maggiore priorità alle relazioni sociali e alla vita mondana, gli introversi prediligono ricercare i propri interessi dentro di sé. 
Essendo più attratto dall'oggettività esterna e meno indagatore, l'estroverso è più portato a sviluppare una vasta rete di relazioni, mentre l'introverso mostra maggiori capacità empatiche e un maggiore interesse verso l'impegno politico e sociale caratterizzati da una forte spinta ideale.



16 luglio 2012

Introversione ed estroversione - prima parte: cosa sono


Introversione ed estroversione sono un tratto della personalità. La suddivisione della personalità in queste due categorie è dovuta a Jung, che espose la sua teoria del famoso saggio "i tipi psicologici". 
Nel corso del tempo questi due termini sono entrati a far parte della terminologia comune ma acquisendo significati diversi da quelli originariamente indicati dal loro teorico.


Secondo la visione di Jung, l'essere umano rivolge l'attenzione nei confronti della realtà o verso il mondo esterno o verso quello interiore: la modalità estroversa e quella introversa.


Quando l'uomo opera secondo la modalità estroversa, aderisce al mondo esterno senza passare per un processo di rielaborazione interiore, al contrario, se lo fa secondo la modalità introversa, filtra il mondo esterno attraverso la propria individualità, l'universo percettivo interiore.

Enrico Baj - senza titolo
Mentre nella modalità estroversa, legge gli eventi nella loro oggettività, in quella introversa, la interpreta attraverso la propria soggettività. Se nella prima l'esperienza è oggettivizzata, nella seconda è soggettivizzata.



2 luglio 2012

Le emozioni nella timidezza - terza parte



Le emozioni possono produrre credenze e superstizioni che sono alla base dei fenomeni disadattavi, possono derivare da aspetti delle emozioni che Frjida racchiude in tre principi: 

  • Le emozioni segnalano, alla persona, la rilevanza di un evento in relazione ai suoi interessi. La loro percezione hanno una forza molto maggiore della consapevolezza dei dati oggettivi. Lo stimolo di una determinata emozione se è associato ad analoghe emozioni precedenti hanno molta più forza degli stimoli non associati.
  • L'intensità delle emozioni dipende dalla forza motivazionale degli scopi che vi sottintendono. Le emozioni irrazionali mostrano la natura degli interessi che ne sono alla base, ponendo in secondo piano la loro disfunzionalità. Quando due scopi sono in conflitto tra loro, le emozioni indotte dall'uno possono occultare le emozioni prodotte dall'altro e ciò può produrre rammarico quando il primo scopo è raggiunto.
  • Le emozioni sono funzioni che permettono all'individuo di reagire in modo rapido per mezzo di un processo di elaborazione dei dati ridotto al minimo. Ciò implica che quando un'elaborazione è più approfondita le emozioni possono indurre fenomeni di reazione o insofferenza, in quanto una maggiore ponderatezza risulterebbe non appropriata. Tale funzione risulta disfunzionale se gli esiti di un falso allarme risultano più onerosi da quelli prodotti da una mancata risposta.

Alexander Daniloff - castello di carte
Quando si è sottoposti a uno stato emotivo, l'ansia che ne deriva, dirotta verso di esso tutta l'attenzione possibile, compresa quella necessaria allo svolgimento di altri compiti indipendentemente dal loro comportare carichi emotivi. Ne deriva non solo un dispendio di energie, ma anche la perdita di capacità operative.

Voglio concludere questa trattazione con una sintetica presentazione delle principali emozioni che più di altre intervengono con il loro potere limitante nella vita di chi è vittima della timidezza o delle altre forme di ansia sociale:

La vergogna, la propria trasgressione di norme di gruppo ma che può essere percepita anche come fallimento individuale del proprio essere, o come indicatore che tra sé e gli altri c'è qualcosa di sbagliato, spesso è accompagnata da un'altra emozione il senso di umiliazione.
L'imbarazzo che si vive quando si ritiene di aver compiuto un'azione socialmente riprovevole sotto gli occhi degli altri. A volte riguarda anche azioni che si teme soltanto siano regolate da norme sociali. In altri casi è riferita a comportamenti impacciati o considerati non idonei a trasmettere una buona idea di sé.
Il senso di colpa, quando si ritiene di avere procurato un danno a vario titolo.
La tristezza cioè l'esclusione dal proprio gruppo sociale.
L'invidia quando altri posseggono qualcosa che si desidera ardentemente ma di cui non si ha possesso.

25 giugno 2012

Le emozioni nella timidezza - seconda parte




Il processo di valutazione sottostante l'emozione non è un fenomeno legato alla sua sola configurazione (vedi parte prima), in quanto processo cognitivo, vi è un'attività di vaglio dell'evento-stimolo per ciò che esso può comportare in termini di vantaggio o svantaggio, utilità o inutilità, danno o beneficio, pericolo o opportunità. 


Questi processi sono spesso rapidi e si svolgono con una certa automaticità, come accade per i pensieri automatici negativi tipici nell'ansia sociale. 
Data questa natura, il processo di valutazione è sostanzialmente un'attività cognitiva che difficilmente raggiunge uno stadio di coscienza consapevole. 


Come ho scritto in "Addio timidezza" o in taluni i miei articoli, le emozioni interferiscono nell'interpretazione di eventi e informazioni che vanno a costituire quei dati di conoscenza che partecipano alla formazione dell'insieme delle credenze.
 
Enrico Baj  - Al fuoco
Nel caso di persone afflitte dalla timidezza, o dalle altre forme di ansia sociale, il processo di valutazione non può prescindere dal sistema delle credenze disfunzionali. 
Quando andiamo ad analizzare il carattere cognitivo delle emozioni, bisogna tener conto dei modi individuali di interpretare gli eventi, quello che in una persona non ansiosa può indurre emozioni piacevoli, in un soggetto ansioso può produrre emozioni spiacevoli, ciò che per alcuni può essere vista come un’opportunità, per altri può essere interpretato come il pericolo, Per uno stesso evento si avranno, pertanto, emozioni diverse in persone diverse, ma anche emozioni diverse nell’identico individuo in relazioni a eventi analoghi in epoche o momenti diversi.



21 giugno 2012

Le emozioni nella timidezza - prima parte


Dato il coinvolgimento determinante delle emozioni nelle dinamiche della timidezza e di altre forme dell'ansia sociale, comincio con questo, una serie di 3 articoli che tratteranno di questo tema. 

Da un punto di vista neurologico, l'emozione, ha due componenti principali, quella corporea che chiama in causa diverse strutture sottocorticali come l’amigdala, l’ipotalamo e il tronco dell’encefalo, e quella cosciente mediata da strutture corticali, come i lobi frontali e la corteccia cingolata.

Il solo fenomeno chimico fisico non è in grado di spiegare fenomeni complessi che sono reazioni a eventi esterni all'organismo.

Questa complessità fa si che non esiste una definizione univoca dell'emozione, ciò perché essa è legata a diversi fenomeni quali sono le esperienze soggettive, i sentimenti, i comportamenti motivati, quelli espressivi e le variazioni corporee.


S. Dalì - Segnali di angoscia
Nella trattazione di questa serie di articoli, che intende cogliere le relazioni esistenti tra il fenomeno dell'emozione e l'ansia sociale, intenderò per "emozione" un processo interiore generato da un evento significativo per l'individuo, e che si manifesta per mezzo di uno dei fenomeni poc'anzi indicati.

Possiamo descrivere questo processo come il contatto con un evento-stimolo che attiva dei meccanismi cognitivi e cioè l'interpretazione di quell'evento. 


11 giugno 2012

Timidezza e condizionamento



Ciò che produce i comportamenti timidi, sono i pensieri che vengono in mente nelle situazioni in cui ci si sente esposti al giudizio negativo degli altri, o ci si percepisce non adeguati, a vario titolo, a far fronte agli stimoli insiti in quelle circostanze. 


Tali condizioni mentali sono poi rafforzate dall'insorgere dell'ansia fisiologica o da emozioni come la paura, la vergogna, l'imbarazzo. Tutti questi fenomeni hanno in comune il fatto di essere associati al rischio, al pericolo.


Rene Magritte - I sei elementi
La timidezza scaturisce dall' interpretazione emotiva e non oggettiva, non solo degli eventi, ma anche nel percepire se stessi e gli altri. La realtà è dunque letta, sulla base d’informazioni viziate dall'assunzione di dati di conoscenza acquisite in condizioni emotive, che falsano o deviano l'interpretazione delle esperienze.



7 giugno 2012

Timidezza: aiuto, mi osservano


Quella di sentirsi osservati è molto comune nelle persone timide.
Questo fenomeno è persino la ragione della loro condotta di vita da clausura. Pur di non sentirsi gli occhi della gente addosso, preferiscono starsene chiusi in casa. 


Per una persona timida, sentirsi osservata, è una sensazione tanto incombente e insistente, da essere considerata e vissuta non solo come una certezza, ma anche come una sorta di condanna, di essere un po' predisposti ad attrarre su di sé la curiosità indagatrice altrui.


Il soggetto timido più si sente osservato, più diventa preda dell'ansia fisiologica ed emotiva.


Gustave Courbet - uomo disperato autoritratto
La sensazione dell'essere osservati mette a nudo un loro timore di base, essere analizzati, valutati, giudicati: un rischio, per gli individui timidi, molto cogente, presente, invadente, certo, è una sensazione che diventa pregnante.



29 maggio 2012

Timidezza: Esempi di distorsioni cognitive


Giusto per darti un'idea di cosa siano le distorsioni cognitive in termini concreti, farò adesso una carrellata di esempi. Le espongo suddivise per categorie: Ragionamenti dicotomici, Inferenze arbitrarie, Astrazione selettiva, Esagerazioni e minimizzazioni, Personalizzazione, Catastrofizzazione, Lettura del pensiero, Etichettamento, Ragionamento emozionale, Esempi di giustificazioni.


Ragionamenti dicotomici



  • Se commetto un errore vuol dire che non sono affidabile.
  • Se faccio uno sbaglio sarò giudicato male.
  • Se faccio cilecca rideranno di me.
  • Se mi respinge, vuol dire che non sono attraente.
  • Se arrossisco, sembrerò un debole.
  • Se non peso 40 chili, sono un cesso.
  • Il mio uomo/la mia donna, o mi apprezza su ogni cosa che faccio, o è meglio che ci lasciamo.
  • Una cosa, se non è giusta è sbagliata.
  • Chi non la pensa come me, è stupido.
  • Se lui non soddisfa le mie attese, non può stare con me.
  • Uno che alla mia eta' non ha ne' una macchina e ne' una vita sociale e nè una fidanzata è proprio un fallito. 
  • Se non mi approveranno, il mio valore è zero.
  • Se fosse stato un amico, non me l'avrebbe rifiutato.



Dali - paranonia
Inferenze arbritarie



  • Farò sicuramente una brutta figura. 
  • I miei genitori si sono separati per colpa mia. 
  • Sarà tremendo se si accorgeranno della mia ansia, un vero fallimento.
  • Se mi dice di no, non potrò più farmi vedere in giro. 
  • Sicuramente non sono il suo tipo. 
  • Quella a me non mi caca proprio.
  • Anche se ho studiato, andrò male e penseranno che non valgo niente.
  • Gli altri sono sempre pronti a giudicarti e criticarti.
  • Se mi dice no, vuol dire che non sono buono a niente.
  • Vedo, a distanza Michele procedere verso di me, ma a un certo punto attraversa la strada. Penso: Michele mi vuole evitare.
  • Michela telefona e mi dice che ha avuto un contrattempo e non può venire all'appuntamento. Penso: è una scusa, non vuole vedermi. 



Astrazione selettiva



  • Mentre parlavo mi sono impappinato su quella parola, ho fatto proprio una figuraccia. 
  • Durante la propria relazione al congresso, Alberto ha pronunciato male una parola, a fine intervento con un collega commenta: quell'errore ha mandato in fumo tutto il mio discorso.
  • Serafina ha organizzato una cena, finite le portate si accorge di aver dimenticato di preparare il dessert, commenta: questa cena è stato un fallimento.
  • Piero e Carla hanno trascorso una serata insieme nel loro primo appuntamento, durante la serata Piero è inciampato salendo un marciapiede; quando tutto è concluso Piero pensa: vado a inciampare proprio quando sto con lei, sono proprio un imbranato.
  • Giuseppina al ristorante, mentre cenava con Sandro, ha inavvertitamente rovesciato il bicchiere di vino sul tavolo. A casa commentando la cena con la sorella afferma: sono stata la solita imbranata, ho rovinato tutto.