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30 maggio 2017

La timidezza e il sentirsi al centro dell’attenzione


Tina quando deve mangiare nella mensa dell’Università si sente tutti gli occhi addosso, comincia a sentirsi goffa, impacciata, ridicola, stupida. Alberto quando dice qualcosa tra amici o anche in un generico gruppo di persone, si sente come al centro di un’arena. Serena e Mario evitano qualsiasi tipo di comportamento per il terrore di sentirsi al centro dell’attenzione altrui. Alessia e Michele, quando vanno in discoteca, se ne stanno in un cantuccio perché se dovessero mettersi a ballare si sentirebbero come delle prime dive in negativo.

Laslo Iera - vergogna
Le persone timide temono gli sguardi indiscreti degli altri. 

Spesso si sentono osservate ovunque e qualsiasi cosa facciano.

È come esporre la propria nudità a un pubblico vorace in cui ogni spettatore è munito di una cassetta di pomodori marci, smanioso di spiaccicarli sulle fattezze carnose della vittima di turno.

La timidezza è, spesso, definita come un disagio sociale che si manifesta quando ci si sente sottoposti al giudizio altrui.

Sentire di essere al centro dell’attenzione è come sostenere un duro esame il cui esito negativo è dato per scontato; equivale a sentirsi alla mercé degli altri.

Gli altri fanno paura nella misura in cui assumono il ruolo di giudice, fanno valutazioni meritocratiche, decidono sulle qualità negative dell’osservato.


23 maggio 2017

Rimuginìo, quanto mi costi!


Tra le persone timide e gli ansiosi sociali in generale, circolano diverse metacredenze che riguardano il rimuginìo e la ruminazione. Queste metacredenze conferiscono a tali strategie del pensare sia valore di utilità che di danno.

Ma cosa intendiamo con rimuginìo e ruminazione? 

Chierici Simonetta - labirinto
Ambedue sono strategie di auto regolazione cognitiva, attività persistenti di flussi o catene di pensiero che insistono sullo stesso tema e che, nelle ansie sociali o nei disturbi dell’umore, possono durare ore o anche giorni. 

Mentre il rimuginìo è rivolto a ciò che potrà accadere di lì a poco, nel futuro, o riguardante giudizi negativi su di sé o sugli altri, la ruminazione è rivolta al passato o al presente.

Ambedue implicano la critica a sé stessi oppure agli altri, sentimenti di inadeguatezza, di fallimento.

9 maggio 2017

Timidezza e dolore di non appartenenza


La timidezza è una condizione di disagio sociale di natura cognitiva che sussiste nelle situazioni di interazione interpersonale o che le presuppongono.

Edvard Munch -  Ashes
Dunque, la timidezza si esplicita con la difficoltà del soggetto a interagire con le persone, a inserirsi nei contesti sociali di vario genere, nei gruppi, nell’instaurazione di rapporti amichevoli o di coppia.


La timidezza si sviluppa quando la mente forma, e memorizza, cognizioni di base riguardanti rappresentazioni negative del sé. 

Si tratta di rappresentazioni che definiscono il sé in merito a quattro aree tematiche:


  • Essere, o meno, capace di fronteggiare eventi e situazioni con efficacia.
  • Avere, o no, le giuste abilità nel comunicare e relazionarsi con gli altri.
  • Suscitare, o meno, giudizi o sentimenti di amabilità, accettabilità, interesse come persona.
  • Essere biologicamente, neurologicamente o fisicamente normali o difettosi per nascita.



2 maggio 2017

La mente timida pensa sempre forse troppo


La mente umana non può non pensare, perché il pensare è la sua funzione, il suo mestiere. 

Il problema non sta sul pensare, ma su come e su cosa si pensa.

Riguardo al pensare, la nostra mente adotta delle strategie per la gestione di tale attività, le metacognizioni, e quando queste sono adottate per anni, si automatizzano per abituazione. Quando sono sempre le stesse diventano anche rigide, incapaci di rimodularsi. Quando ciò accade, anche i pensieri sono sempre gli stessi, battono sempre sullo stesso tasto, leggono le cose sempre allo stesso modo, giudicano e valutano sempre allo stesso modo.

Kevin Regonesi - il pensiero
Così si restringe anche il paniere delle possibilità interpretative e degli scenari, sia riferiti a ciò che sta per accadere di lì a poco, sia riferiti al futuro non immediato.

In che modo pensi? Rumini, cioè rivisiti gli accadimenti che si sono consumati? Insisti sul ricordo dei fatti passati o del tuo presente immanente?

“Cazzo, cazzo, cazzo, ma perché l’ho fatto!?”; “Non dovevo agire così”; “Se non avessi fatto…”; “Se non l’avessi detto…”; “Ho sbagliato tutto”. 

E mentre la mente verbale fraseggia in questi modi, quella immaginativa s’incanta su flash scenici che la memoria fissa quasi a non volerci credere. La mente proprio non riesce ad accettare il passato e resta imprigionata in quel tempo lasciando che il presente ne resti ostaggio, senza potersi sviluppare, senza essere vissuto, consumato senza alcuna azione.