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27 luglio 2017

Quando non si sta bene con sé stessi


Quante volte sento dire frasi come queste: “non sto bene con me stessa”; “non ho un buon rapporto con me stesso”; “mi odio”; “mi faccio schifo”; “non mi piaccio”.

È indubbio che quando una persona timida non sta bene con sé stessa, significa che non riesce ad accettarsi.

Vincenzo Pinto - Bianche, grosse e forti onde, sono le emozioni,
che a ritmo incostante ed incessante, bagnano la nostra vita.
Dietro questa non accettazione ci sono cognizioni del sé che non corrispondono a quelle desiderate, o a cui si aspira. 

Una non corrispondenza che sorge dall’auto osservazione e dall’auto valutazione, riguardante la discrepanza tra il sé percepito e quello ideale.

In tali situazioni entrano in gioco anche altri fattori come lo scopo “doverizzato” di raggiungere standard elevati, tanto da essere irraggiungibili; la tendenza al perfezionismo; il disagio che si vive nella difficoltà nel vivere i rapporti interpersonali; il sommarsi degli insuccessi nelle interazioni sociali.

19 luglio 2017

Timidezza o fobia sociale?


Timidezza e fobia sociale hanno in comune le medesime tipologie di cognizioni di base, gli stessi stili metacognitivi e anche i medesimi tipi di comportamento.

Tuttavia, nella timidezza non si raggiungono i livelli di intensità e radicalità che si riscontrano, invece, nella fobia sociale.

Ambedue sono da annoverare nella categoria dell’ansia sociale, ma mentre la prima è da considerare un tratto caratteriale da ascrivere nella normalità, nella seconda insistono fattori che la rendono una patologia.




A dire il vero, stabilire un netto confine tra timidezza e fobia sociale è piuttosto difficile proprio perché le caratteristiche dell’una sfociano in quella dell’altra fino a confondersi.


14 luglio 2017

Quando il timido dice: gli altri mi evitano


Quello dell’appartenenza è un bisogno primario dell’essere umano ed è anche uno dei grandi problemi che generano sofferenza nelle persone timide tanto, che possiamo parlare di dolore della non appartenenza.

Benché ciascuno di noi ha la propria individualità e personali obiettivi, non possiamo fare a meno di affermare anche la nostra identità sociale in quanto animale gregario; in ciò, il senso di appartenenza (a una coppia, a una famiglia, a un gruppo, a un consesso, a una categoria sociale ecc.) è un ingrediente che ci permette di sentirci sociali. 

Edvard Munch - The Day After
Le persone aspirano ad appartenere a una entità plurima di individui e, perciò, adottano strategie e tattiche comportamentali per farsi accettare come membri dell’aggregazione cui tendono.

Le persone timide anche se apparentemente possono apparire troppo riservate, evitanti, snob, persino asociali, aspirano profondamente a vivere la condizione di appartenenza.

Infatti, mentre l’asociale è oggettivamente disinteressato, in modo più o meno assoluto, agli interessi, alle aspirazioni e alla vita altrui e comunitaria, e perciò si distacca dalla vita sociale e preferisce non interagire, l’ansioso sociale si ritrova ad essere separato non per volontà propria, ma per condizione indotta.

6 luglio 2017

Arrossire per timidezza


Elena arrossisce al solo pensiero di arrossire; Michele arrossisce se pensa che gli altri possano vederlo arrossire; Milena arrossisce se qualcuno le dice qualcosa che tocca la sua fragilità; Adolfo arrossisce quando si sente scoperto riguardo sue presunte inadeguatezze; Lidia arrossisce ogni qualvolta le si rivolge la parola; Andrea ha il terrore di arrossire; Aristide arrossisce ogni qual volta deve iniziare a parlare dinanzi a più persone.

Per molti il rossore al viso è sinonimo di timidezza. L’arrossire è una di quelle manifestazioni che l’immaginario collettivo cui l’uomo conferisce l’associazione all’idea della timidezza. Ma non sempre è così. Anche altre forme di ansia sociale condividono questo fenomeno ansioso.

Ma perché si arrossisce?


Massimo Orsi - vergogna
La persona timida avverte una propria nudità che pone in luce quelle che pensa, o teme, siano le sue discrepanze nei confronti di un sistema di valori cui conferisce valore primario e ideale; valori che possono riguardare le abilità, le capacità, l’amabilità, la morale e l’etica.

Il soggetto timido sente di non corrispondere a ciò che ritiene essere gli standard sociali accettabili, e ciò indipendentemente dalla reale disponibilità altrui. 

Infatti, l’idea di non corrispondenza è del tutto soggettiva, oppure, quando inerisce elementi oggettivi, assegna, a questi, un valore e una validità assolute che non permettono neanche lievi variazioni.