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31 agosto 2017

Non si nasce con la timidezza dentro


Un po’ di persone pensano che la timidezza sia di origine genetica o, più genericamente, che sia innata. Simili pensieri sono riferiti anche alle altre forme di ansia sociale.

È bene chiarire questa cosa. Non esistono forme di ansia sociale innate, né esiste alcuna prova scientifica che dimostri l’esistenza di un gene che la determina.

Simonetta Massironi - presenza
La timidezza si forma quando si è in vita, e lo stesso vale anche per tutte le altre forme di ansia sociale.

Non a caso, ho spesso descritto la timidezza come un disagio sociale di natura cognitiva e riferita solo, ed esclusivamente, al mondo delle relazioni umane.

Già parlare di natura cognitiva implica processi legati all’attività della mente che possiamo descrivere come il dominio dell’interazione tra relazioni derivate complesse di funzioni cerebrali che raggiungono una tale complessità da non poter essere considerate come fenomeni “fisici”, ma dominio di interazioni capaci di astrazioni che vanno ben oltre la materialità della fisica.

26 agosto 2017

Essere soli con la timidezza addosso


“Sono solo, non ho amici”; “Non ho nessuno con cui uscire, così resto da sola a casa”; “mi sento sola, e quando sto con amici mi sento a disagio”; “sono sempre solo, i miei compagni mi isolano”; “attorno a me c’è solo solitudine”; “non riesco a legare, così sto sempre da sola”.

Con la solitudine si misura la sofferenza in tante forma di timidezza o di altre ansie sociali.
Soprattutto quando la timidezza non è specifica, ma si manifesta nell’interazione con gli altri, in generale. È un problema che colpisce particolarmente anche i sociofobici e coloro che soffrono del disturbo evitante della personalità.

Cos’è la solitudine quando è vissuta con sofferenza? 

Federica Gionfrida - loneliness (solitudine)
Dovremmo parlare del dolore della non appartenenza; della precarietà, o del sentirsi socialmente precari, in un gruppo, in un ambiente lavorativo, in breve, in un insieme di persone di cui si desidera esserne parte.

La solitudine è vissuta come fallimento del proprio essere animale gregario, individuo sociale; ma anche come assenza di vicinanza e affettività.

La solitudine è la repressione, l’inesplicazione del bisogno dell’essere sociale. Ma anche il sentimento che rappresenta il proprio sentirsi insufficiente a sé stessi.

Per mezzo della solitudine la persona timida si rappresenta a sé stessa come inadeguata.


8 agosto 2017

Il non accettarsi nella timidezza


Quando la persona timida conferisce a sé stessa la causa e/o la colpa delle proprie sofferenze si auto rigetta, non si accetta, se potesse, si ripudierebbe.

C’è da dire che attribuirsi delle colpe non significa averne, anzi, generalmente, il soggetto timido, e l’ansioso sociale in generale, tende ad ascrivere a sé, colpe e fattori causali della propria infelicità.

Mariarita Renatti - lana nera
Non si accetta il proprio corpo, il carattere personale, l’identità che si ritiene di avere, certi tratti caratteristici della propria personalità, l’indole che si ha.

“Mi faccio schifo, sono incapace di relazionarmi con le persone”; “faccio pena per questa mia nullità”; “che squallido/a che sono, non mi riesce di far nulla di buono”; “sono ridicolo/a, qualunque cosa faccio mi viene storta”; “non c’è cosa in cui riesco, sono da buttar via”; “sono repellente, perché mai gli altri dovrebbero prestarmi attenzione?”; “Sono completamente sbagliata/o”; “ho un carattere schifoso”.

La quantità di frasi auto accusatorie del genere è incredibilmente vasta; gli aspetti e le qualità personali che si pongono sotto accusa sono proprio tante.

La non accettazione del sé parte, dunque, da valutazioni e giudizi negativi sulla propria persona.

3 agosto 2017

Nella timidezza non si riesce a essere se stessi


“Non ce la faccio a esprimermi”; “non riesco a essere me stessa”; “non sono mai me stesso”; “finisco sempre per recitare una parte”; “alla fine non mi comporto come vorrei”; “non sono capace di essere come sono nella realtà”.

Ti è mai capitato di dire o pensare frasi come queste? È uno degli inghippi “standard” della timidezza: non riuscire a manifestare la propria persona, la propria personalità, l’indole interiore, l’io ideale.

La persona timida è fortemente condizionata dalla propria timidezza e, dunque, da quell’insieme di schemi cognitivi che la sottendono.


Stefano Musso - profondo abisso
Non si riesce a essere se stessi perché subentrano i pensieri automatici negativi che ora ci dicono che siamo inadeguati, ora che già prevedono che le cose andranno a finire male, con un bel fiasco; ma anche perché poi si è presi nella morsa delle emozioni negative, quelle paure che si manifestano in molti modi: paura del giudizio altrui, timore dell’insuccesso e del fallimento, paura di fare brutta figura, timore di essere rifiutati, paura di non riuscire, timore di non essere all’altezza, paura di essere oggetto di sberleffi, timore di perdere amori o amicizie, paura della solitudine, dell’esclusione sociale, paura della non appartenenza.