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19 dicembre 2017

Il tema dell’insopportabilità in timidezza e ansie sociali


Nei pensieri previsionali negativi, tipici delle persone timide e degli ansiosi sociali in generale, il timore della sofferenza è portato alle estreme conseguenze.

Parliamo del tema dell’insopportabilità della sofferenza. 

L’idea di uno strazio interiore capace di rompere dei precari equilibri in modo definitivo è centrale in quelle attività metacognitive che scaturiscono dalla previsione negativa di eventi, conseguenze e fatti.
Edvard Munch  - autoritratto all'inferno

In questi casi il pensiero previsionale da una parte immagina un futuro, prossimo o distante, segnato da eventi negativi, dall’altra, all'interno delle elaborazioni metacognitive, valuta come conseguenza di tali eventi, una sofferenza cui si ritiene non si è in grado di reggere.

È chiaro che l’idea di una propria fragilità interiore ed emotiva sia molto marcata. 

Nelle ansie sociali, quindi nella timidezza, marcata fragilità emotiva personale, l’incapacità a reggere una forte sofferenza e la previsione stessa della sofferenza appaiano elementi strettamente connessi e indissolubili del panorama mentale.


In tali circostanze, la previsione degli esiti negativi di un’esperienza, funziona come un presagio di eventi e/o conseguenze dal carattere catastrofico, disastroso, rovinoso, in pratica, il peggio che possa accadere, e ciò indipendentemente dalla reale aderenza alla realtà: le previsioni sono pensieri, non fatti reali.

Quando le previsioni di esito di un’esperienza sono negative, la predizione riguarda un risultato che, nella mente dell’individuo timido, corrisponde a un fallimento di grande portata. Umiliazione, denigrazione, rifiuto, errore, non sono mai considerati in modo minimale, occasionale, come incidenti di percorso, piuttosto, si verificano con una gravità elevatissima. La loro incidenza è spesso tale da affermare, mettere in discussione o dimostrare uno scarso valore della propria persona, oppure una incapacità di fondo.

L’idea dell’insopportabilità della sofferenza è sovente strettamente legata anche a quella della sua inevitabilità. 

Ciò che è insopportabile, se avviene, è anche inevitabilmente tale.

La persona timida, in questi casi, si sente senza difese, impotente, senza alcuna via di fuga.

Nel momento in cui non ci si sente in grado di far fronte o resistere a un livello di sofferenza considerato elevatissimo, l’unica strada percorribile è fare di tutto per evitare di trovarsi a vivere quelle circostanze che produrrebbero gli esiti previsti e le loro conseguenze altamente nefaste. La strategia di fronteggiamento è, dunque, l’evitamento.

Come ho già accennato, il tema dell’insopportabilità della sofferenza emerge nei processi metacognitivi

Fatta la previsione in chiave negativa, la fase successiva è la valutazione delle conseguenze degli esiti previsti. Si tratta di un processo di elaborazione indotto da un pensiero automatico negativo e che prosegue come valutazione che riguarda le capacità proprie di far fronte agli esiti nefasti previsti.

Giacché alla base delle ansie sociali vi sono delle credenze di base e degli schemi cognitivi afferenti ai temi dell’incapacità, dell’inabilità, della non amabilità, della non attraibilità, in sintesi dell’inadeguatezza, diventa quasi scontato che la valutazione di capacità proprie di fronteggiare gli eventi si concluda con un giudizio negativo. In questa triste atmosfera mentale che si viene a creare le idee catastrofiche o di fallimento trovano terreno facile.

Il tema dell’insopportabilità della sofferenza non ha la tendenza a svilupparsi in modo improvviso. 

Generalmente, gli ansiosi sociali e le persone timide che rimuginano su tale assunto hanno una storia di esperienze negative che li ha segnati e di cui mantengono una memoria che nel tempo accentua il carattere e l’intensità della sofferenza.

In breve, nel ricordo, la sofferenza trascorsa appare ancora più forte, più intensa, immane, tale che il solo ricordo incute paura per il futuro.

In un tale contesto emotivo e mnemonico, l’insopportabilità della sofferenza appare pienamente giustificata. La paura di una sua riproposizione è molto vicino al terrore, visto che la memoria rivisita le passate esperienze negative aggravandole sia in termini di intensità emotiva, sia nella valutazione negativa delle conseguenze.

Eppure queste persone sono ancora vive, hanno ancora un proprio equilibrio anche nei casi in cui è labile, sono sopravvissute a quelle esperienze. La memoria di questa loro capacità di sopravvivenza sembra svanire nel nulla. 

Ciò che resta è l’idea dell’insopportabilità della sofferenza; per evitarla finiscono per perseguire l’antiscopo e, dunque, a condannarsi a una sofferenza latente e continua.



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