17 dicembre 2018


 


PARTE 2 di 3

Sistemi motivazionali

Un sistema motivazionale è il risultato di relazioni, e relazioni tra relazioni, tra cellule, gruppi e aree cerebrali, cosa che accade attraverso “scariche” di impulsi elettrici e produzione di sostanze chimiche endogene.


I sistemi motivazionali sono strumenti operativi del cervello, hanno la funzione di generare, nell’organismo, gli impulsi ad agire per il raggiungimento degli scopi.


Nel processo evolutivo del cervello, come ho già accennato, ai sistemi motivazionali primogeniti, se ne sono aggiunti altri, sia come sviluppo di quelli preesistenti, sia come formazione di nuovi, ma con un aumentato livello di complessità.

I sistemi motivazionali più antichi, comparsi col cervello rettiliano sono la regolazione fisiologica, la difesa (attacco o fuga), l’esplorazione ambientale, la territorialità, la sessualità (ma senza la formazione di coppie).


Si tenga presente che il sistema esplorativo è forse quello che più di altri si attiva ed entra in gioco anche nell’attivazione di altri sistemi motivazionali sia del cervello rettiliano, sia di quello limbico e della neocorteccia.
Per fare qualche esempio, il sistema della sessualità necessita anche dell’attivazione di quello esplorativo in quanto l’animale, così come anche l’homo sapiens, per accoppiarsi deve cercare l’individuo con cui accoppiarsi; la regolazione fisiologica abbisogna del sistema esplorativo per garantire l’apporto di sostanze nutrienti al proprio organismo.


I sistemi motivazionali che vengono ad aggiungersi con la formazione del cervello limbico sono l’attaccamento (ricerca di cura e vicinanza protettiva), l’accudimento (offerta di cura e protezione), la sessualità di coppia, la competizione (definizione di rango di dominanza o sottomissione), la cooperazione (gioco sociale, affiliazione al gruppo e, nell’uomo, l’attenzione congiunta e condivisa).

Tutti questi sistemi motivazionali attivano le emozioni allo stadio primordiale, cioè quelle generate dall’area limbica del cervello.


Con la neocorteccia si aggiungono i sistemi motivazionali dell’intersoggettività e la comparsa di sotto sistemi che vanno a integrare quelli tipici dell’area limbica.



Sistemi motivazionali ed emozioni sono strettamente connessi. Basti pensare che ad ogni sistema motivazionale corrispondono inevitabilmente delle emozioni.

Le emozioni

Se ho fame avverto una emozione che noi descriviamo come languorino allo stomaco che mi avverte che il mio corpo ha bisogno di assumere alimenti, se l’antilope vede avvicinarsi un leone avverte la paura che lo spinge ad attuare un comportamento di difesa o di fuga, se fallisce il mio tentativo di raggiungere un obiettivo che considero importante mi viene la rabbia perché qualcosa a cui tenevo è venuto meno, se l’uomo delle caverne avvertiva il bisogno di mangiare, andava in esplorazione alla ricerca di cose da mangiare.
 
Tutti gli impulsi che ci spingono a compiere azioni precise per il raggiungimento di uno scopo sono emozioni.


Il neurobiologo Damasio così descrive le emozioni: “sono programmi di azione complessi e in larga misura automatici, messi a punto dall’evoluzione….è in buona parte un mondo di azioni che vengono eseguite dal corpo”.   
Il neurobiologo Panksepp definisce le emozioni come processi eseguiti dal tronco encefalico, elementi mentali “grezzi” considerabili come la forma primigenia della coscienza.


Il soddisfacimento dell’omeostasi, o il suo impedimento, è all’origine delle due emozioni fondamentali di base, il piacere e il dolore (o sofferenza). 

È da queste che si sviluppano, nel corso evolutivo delle specie animali, le successive forme di emozione: la funzione strutturale di ogni scopo è il raggiungimento del piacere che il l’organismo animale prova grazie all’azione del cervello che rilascia tutte quelle sostanze chimiche o impulsi elettrici che fanno provare il senso della soddisfazione.


Come accennato in precedenza, aree della neocorteccia “prendono in carico” i segnali emotivi provenienti dalle aree limbiche, li elaborano e reinviano, a loro volta, i propri segnali a quella aree.


Se nei cervelli evolutivamente antichi le emozioni, che sono impulsi ad agire, avevano come forma espressiva il linguaggio del corpo (che continua a sussistere e che oggi chiamiamo linguaggio non verbale), con la capacità di formulare pensiero, di interagire cognitivamente con la storia delle esperienze e di condividerle, il cervello umano, è capace di esprimere le emozioni con il linguaggio dei segni e della verbalità.


Le attività neocorticali che intervengono nei processi emotivi, sono in grado di inibire le emozioni, hanno la forza di aumentare (anche in modo eccessivo) l’intensità delle emozioni e di farle divenire pervasive. 

Tuttavia, emozioni originate dalle aree sottocorticali particolarmente intense possono assumere il sopravvento sulle capacità gestionali delle aree neocorticali. Parimenti, le attività di pensiero e valutazione (processi neocorticali) possono generare una aumentata intensità dell’emozione a un livello tale che gli stimoli emotivi trasmessi all’area sotto corticale vengono gestiti in automatico dalla area limbica in modo che sfuggono al controllo.


Le emozioni “grezze” in sé, cioè quelle generate nell’area limbica del cervello, non sono processi mentali coscienti. Come ho già scritto in precedenza sono manifestazioni automatiche. 

Quando, però, le emozioni grezze sono “comunicate” all’area corticale del cervello, vengono elaborate, affiorano alla mente. È a quel punto che l’emozione diventa un fenomeno cosciente ed emerge il sentimento. Dunque abbiamo due livelli in cui si manifestano le emozioni, quello cosciente e quello inconscio.


A questo punto sfatiamo un altro mito. Conscio e inconscio non sono entità ma processi.


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