13 marzo 2019

Un problema dei timidi: conversare



“Come iniziare un argomento?”; “Ho paura di sbagliare conversando con altri”; “non so da dove cominciare”; “non riesco a trovare argomenti di cui parlare”; “qual è il modo migliore per alimentare una conversazione”; “non mi so esprimere”; “non so mai cosa dire”; “evito di parlare perché non saprei controbattere”.

La difficoltà a esprimere, in modo efficace, pensieri e sentimenti, a esercitare le abilità sociali è, da una parte, uno dei fattori causali e alimentatori della timidezza, per altra parte, ne è una conseguenza.
 

Edward Hopper - s.t.
È un fattore causale quando il mancato esercizio della comunicazione funziona come conferma e rafforzamento delle credenze negative.

È conseguenza della timidezza quando l’esercizio delle abilità sociali è evitato per via di quelle inibizioni che si attivano sulla base di credenze e schemi cognitivi disfunzionali.

Inoltre, il mancato esercizio delle abilità sociali e, in questo caso, dell’espressione di pensieri ed emozioni, comporta ulteriori conseguenze in quanto produce isolamento sociale.

Ma perché nelle persone timide sorge il problema di esprimersi efficacemente o comunicare in modo fluente?

I fattori che intervengono in questa problematica sono diversi. Qualche accenno l’ho già dato, ma procediamo con ordine.

Il fattore primario sta nell’insieme dei costrutti cognitivi. Come già sai, la timidezza è un disagio sociale di natura cognitiva che ha gravi implicazioni sia sul comportamento del soggetto timido, sia sulla sua presente e futura vita cognitiva.

La timidezza si forma sulla base di credenze disfunzionali di vario livello che vanno a costituire degli schemi cognitivi che producono modi di pensare e valutare situazioni, eventi e comportamenti in modo difforme dalla realtà oggettiva e che inducono a pensieri previsionali di segno negativo. Questo processo mentale, a sua volta, permette la permanenza di stati emotivi di sofferenza oppure li genera facendo andare il soggetto in uno stato d’ansia. La paura della sofferenza prevista dall’individuo timido fa il resto.

Un altro fattore, che è conseguenziale a quanto descritto poc’anzi, è il mancato esercizio delle abilità sociali. Non esercitando con continuità le capacità comunicative, che esprimono pensieri ed emozioni, non solo si arrugginiscono le abilità possedute, ma si blocca anche quel processo di apprendimento di nuove modalità espressive così importante per una vita sociale. La persona timida viene a trovarsi priva di strumenti di comunicazione.


Ulteriore elemento di crisi che può incorrere dipende dall’ambiente familiare in cui l’individuo timido è cresciuto.

Ci sono comportamenti genitoriali che incidono negativamente sul bambino e ne caratterizzano il futuro. È il caso di un ambiente anassertivo; di ambiti familiari in cui i genitori sono particolarmente protettivi; ansiosi; poco avvezzi a manifestare pensieri ed emozioni oppure, addirittura, a trasmettere l’assunto che comunicare le proprie emozioni o il proprio pensiero sia cosa da evitare; dei genitori che ostacolano o impediscono il comportamento esplorativo del bambino.

In tutti questi casi si può verificare il mancato apprendimento di abilità sociali. Se un bambino non impara a relazionarsi con gli altri, ciò si ripercuote anche nella sua vita adulta.


Tutti questi fattori sono interagenti tra loro fino ad andare a costituire un sistema circolare in cui ciascun elemento è allo stesso tempo causa e conseguenza.

Uno di questi elementi deriva dal comportamento evitante. Col sommarsi degli insuccessi relazionali le persone timide finiscono col convincersi di essere inadeguati andando, così, a confermare e rafforzare le credenze e gli schemi cognitivi che si sono formati nelle loro menti nel corso degli anni. È chiaro che considerandosi inadeguati, incapaci, comincino a pensare che è meglio astenersi da ulteriori insuccessi onde evitare brutte figure, esclusioni, rifiuti, sofferenze ed umiliazioni.

In pratica, i soggetti timidi si attivano in comportamenti controproducenti: il timore della sofferenza produce evitamenti e, dunque, uno stato di sofferenza permanente: uno stile comportamentale che annichilisce le abilità sociali possedute e ne impedisce l’arricchimento.


Comunicare, esprimersi, non sono qualità innate nell’uomo, si apprendono e si possono apprendere durante tutto l’arco della vita. Tuttavia, il solo apprendimento non è sufficiente a mantenere intatte le abilità espressive, è necessario che vi sia esercizio.

Nel corso del tempo l’uomo ha sviluppato tecniche, modalità e stili della comunicazione. Tutto sta nell’impegnarsi ad apprenderli e ad esercitarli.






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