20 maggio 2019

L’arte del discorso




Molto importante è il come. In che modo e in quale forma ci si esprime.

L’arte del discorso sta nel comunicare efficacemente non è il semplice mettere insieme delle parole che hanno, ciascuna, un proprio significato letterale.

Quel che si dice ha sempre delle implicazioni, indipendentemente dalle nostre intenzioni o volontà.

Emilio Longoni - L'oratore dello sciopero
Tali implicazioni sono di diversa natura: psicologica, emotiva, associativa, linguistica, filologica, ecc.

Posso esprimere uno stesso contenuto in modi diversi e, a seconda del modo con cui lo esprimo, trasmetto un senso positivo, negativo, neutro, posso far vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, e posso anche imprimere a me stesso uno stato emotivo, lo posso accentuare o ridurre, o eliminare.

A esempio, tempo fa lessi questo commento: “apprendo ora che oggi era la giornata del bacio, ho baciato mia figlia e pure il mio cane! Ormai mi rimangono solo loro da baciare”,  esprimendo così il pensiero, si imprime a sé stessi uno stato emotivo triste, amareggiato, sconsolato; implicitamente si sta trasferendo anche sul futuro la propria condizione attuale, si generalizza ciò che è una condizione temporanea, legata al presente per farla diventare una personale peculiarità, una dichiarazione di decadenza e di sconfitta; ma se si modifica la frase e dicendo “apprendo ora che oggi era la giornata del bacio: io ho baciato mia figlia e pure il mio cane! Avevo loro da baciare”, si contestualizza l’evento e la propria condizione attuale, non si vincola la condizione personale presente anche a quella futura, non si generalizza, non si fa una dichiarazione di sconfitta e non ci sono implicazioni che determinano un giudizio negativo su sé stessi.

Il risultato da conseguire è l’imprimere uno stato emotivo neutro o positivo. Tutto ciò non innesca l’attivazione di credenze negative con tutto ciò che ne consegue.

In breve, in funzione di come mi esprimo, influenzo l’altro e anche me stesso.

A esempio, posso esprimere delle osservazioni ricalcando i soli aspetti negativi o i soli aspetti positivi; nel primo caso predispongo me stesso in una condizione mentale orientata alla negatività e ciò condizionerà i ragionamenti che esprimerò successivamente, avrò la tendenza a pensare e valutare negativamente; nel secondo caso la situazione si rovescia in direzione del positivo. Posso però anche esprimere una valutazione in forma dubitativa o ambivalente e, in tali casi, mi mostrerei più aperto alle varie ipotesi.

Contemporaneamente a uno di questi modi di esprimermi, induco il ricevente a reazioni e valutazioni che muteranno in funzione della forma espositiva che ho utilizzato.

Se faccio un’affermazione ponendola come una assunzione di verità, cioè in modo deciso, possono indurre il ricevente a percepire la mia asserzione come un ipse dixit, potrei perciò apparire o essere percepito come colui che vuole imporre la propria verità o che si vuole disporre in una posizione di superiorità. Se, diversamente, propongo la mia tesi sottolineando che è una mia personale visione, relativizzo il contenuto alla mia persona trasmettendo un diverso segnale, cioè quello di colui che esprime la propria opinione nel rispetto dell’altro.

Ad esempio, affermare “la riforma costituzionale è penosa” suona come una affermazione impositiva, come l’unica verità possibile che, quindi, non è rispettosa delle opinioni altrui; dire invece “a mio parere, la riforma costituzionale è penosa”, riconducendo l’affermazione alla mia persona (che quindi me ne assumo anche le responsabilità), si relativizza l’affermazione ed è interpretata come espressione di un parere personale che non lede i diritti e il rispetto degli altri.

Nel primo caso, posso essere tacciato come arrogante o presuntuoso, nel secondo si prende semplicemente atto del mio pensiero. Può sembrare una cosa banale, ma questi accorgimenti possono fare la differenza tra una conversazione che continua sul solco del confronto, e una che sfocia in una sterile polemica e scontro.

Non va mai dimenticato che i contenuti che esprimiamo sono soggetti a interpretazioni che dipendono dalla storia del ricevente, dal suo stato emotivo al momento, dall’idea che egli ha della nostra persona.