30 giugno 2020


L’affettività, in linea generale, è attinente a sistemi motivazionali dell’attaccamento e accudimento. Ciò non significa che non ci siano interazioni con altri sistemi motivazionali come, a esempio, quello sessuale, quello cooperativo e quello dell’affiliazione. 

Katiuscia Papaleo - incontro fra il conforto e la paura

L’uomo, sin dalla nascita, avverte il bisogno di essere sostenuto, confortato, aiutato. Egli avverte l’esigenza o necessità di vicinanza, complicità solidale, affetto da parte delle figure che considera significative nella propria vita.


I sistemi dell’attaccamento e accudimento li riscontriamo anche nei mammiferi e negli uccelli, soprattutto nel mondo animale che ha sviluppato una forte attitudine alla socialità.


Possiamo affermare che la socialità costituisce la chiave di volta per lo sviluppo, in termini evolutivi delle specie, per la comparsa dei sistemi motivazionali sociali.


24 giugno 2020


I bisogni inappagati, elicitati dai nostri sistemi motivazionali sociali, ci spingono a ricercare, nei comportamenti delle persone con cui ci relazioniamo, il loro soddisfacimento: L’accettazione sociale, l’affettività, la sessualità, la solidarietà, la comprensione, il conforto, la complicità delle persone per noi significative, il riconoscimento della nostra dignità come persona.
Elena Vichi - la sete - della serie

Già alla nascita, il sistema dell’attaccamento, induce il neonato a riporre delle aspettative nella figura del caregiver (la persona accudente che in massima parte è ricoperta dal genitore). È proprio in base a queste aspettative che l’infante comincia a formare le prime cognizioni del sé, del sé con gli altri e dell’altro.


Dunque, le aspettative, che riponiamo verso l’altro/a o verso noi stessi, sono espressione di nostri bisogni, aspirazioni, desideri personali. Allo stesso tempo sono anche speranze.


In quanto espressione dei nostri bisogni personali, le aspettative fanno riferimento alla nostra idea dell’altro e di noi stessi, si tratta dell’idea desiderata del sé e dell’altro. L’altro/a come noi vorremmo che fosse, noi stessi come vorremmo che fossimo. 


L’idealizzazione della figura dell’altro/a o di noi stessi può tramutarsi in distorsioni cognitive quali il mito del vero amico/a, il ragionamento dicotomico, la lettura del pensiero, l’astrazione selettiva.


Nelle persone timide, tali aspettative assumono rilevanza particolare tale da diventare, quando insoddisfatte, strumento inconscio di convalida e rinforzo delle cognizioni disfunzionali proprie.


In questi casi, il far coincidere le aspettative con le nostre idealizzazioni, nei modi e nelle forme, finisce col disegnare un interlocutore espropriato della propria identità, personalità, cultura, indole, stile del modus vivendi.


Nel vivere le relazioni di coppia, il bisogno di certezze induce l’ansioso sociale ad attivare assunzioni e regole implicite per monitorare l’altro/a, attraverso il suo comportamento, sulla sincerità dei suoi sentimenti verso la nostra persona. Con queste regole implicite egli verifica che i comportamenti del partener non siano dissimili da quelli attesi che sono assunti con la logica del tutto o niente. Tale atteggiamento mentale è tale da non dare all’altro/a alternative comportamentali in termini di possibilità e opportunità.


Da ciò, quando il comportamento dell’altro/a non coincide con le proprie stringenti attese, deriva quel sentimento che induce l’ansioso sociale a percepirsi come vittima degli egoismi, delle discriminazioni e dell’indisponibilità altrui. Fattori, questi, che inducono a pensare a un mondo ostile.


È chiaro che le aspettative verso gli altri, facendo riferimento a idealizzazioni, non risultano corrispondenti al mondo reale e ciò comporta vivere l’esperienza della delusione che, spesso, porta a sentimenti di rancore e/o sfiducia verso gli altri.

In questo andazzo l’interpretazione dei comportamenti altrui gioca un ruolo primario.

L’ansioso sociale ha poca dimestichezza, sia coi linguaggi sociali non verbali, sia con quelli verbali. La causa di ciò è da ricercare in vari fattori: nel mancato apprendimento dei modelli di relazionamento sociale; nell’insufficiente esercizio delle abilità sociali quando sono possedute; nell’ottundimento delle capacità logiche dovute all’inibizione ansiogena; nel condizionamento operato da un sistema di schemi cognitivi disfunzionali, nella centralità assunta dai flussi di pensiero negativi che assorbono gran parte delle capacità attentive;  nella tendenza a dar valore ai contenuti delle distorsioni cognitive che si sono formate nel corso della storia emotiva ed esperienziale della persona ansiosa.


Le aspettative vero l’altro/a adulto/a sono, generalmente, silenti, cioè non dichiarate. La persona timida dà per scontato che l’interlocutore/ce sia nelle condizioni di comprendere ciò che ci si aspetta dal lui/lei, quasi come se si avesse il potere di leggere nel pensiero.


In genere ci si affida a linguaggi non verbali che, talvolta, non sono corrispondenti a un linguaggio comune.


La mancata dichiarazione verbale delle aspettative costituisce un altro fattore di incomunicabilità e incomprensione delle emozioni e degli intenti del soggetto timido.


Ciò rende chiaro quanto sia importante la comunicazione verbale che è unica forma di linguaggio capace di esplicitare emozioni, sentimenti e idee.


Le aspettative non sono solo riposte verso gli altri ma anche verso sé stessi. Nel momento in cui osserva la discrepanza tra il sé che si manifesta nell’interazione interpersonale e il sé desiderato e ideale, la persona timida procede a una svalutazione di sé, a confermare e rafforzare le credenze disfunzionali che ha sulla propria persona. È un sentimento che conduce a un forte, cattivo e impietoso giudizio negativo sulla propria persona.



17 giugno 2020


Se l’indecisione è uno stato di stallo mentale vissuto nel presente, l’insicurezza è una condizione più profonda e permanente che può diventare un tratto caratteriale della persona.

E. Giannelli - identità alterate

Si tratta di una condizione mentale di fondo che attinge a una scarsa fiducia nei propri mezzi. Non a caso, bassa autostima e insicurezza sono strettamente collegate.


La paura è l’emozione dominante che condiziona sia il pensiero rendendolo emotivo, sia i comportamenti.


La persona timida, e gli ansiosi sociali in generale, sono pervasi da diverse paure:


  • Di essere incapaci di fronteggiare le situazioni con efficacia.
  • Di non essere sufficientemente abili nel relazionarsi agli altri.
  • Di sbagliare.
  • Di incorrere nel giudizio negativo altrui.
  • Di avere comportamenti non adeguati alle circostanze.
  • Che le proprie presunte incapacità o inabilità sociali appaiano evidenti agli altri.
  • Di arrecare danno a sé stessa.
  • Di subire danni arrecati da altri in conseguenza di propri comportamenti inefficaci.
  • Che la propria timidezza o ansia si manifesti in modo visibile.
  • Di essere inopportuno.
  • Di subire un rifiuto o l’esclusione.
  • Di non essere all’altezza delle situazioni o delle persone con cui interagisce.
L’insicurezza, dunque, si configura come espressione del timore della sofferenza. È una condizione di stallo tra la scelta di vivere l’esperienza e il rischio considerato immanente e certo (o quasi) della sofferenza. È uno stato di crisi nella scelta tra il perseguimento dello scopo  o dell’antiscopo. È un conflitto tra pensiero razionale e pensiero emotivo.

L’insicurezza è attinente al sistema cognitivo di definizione del sé, del sé con gli altri e degli altri, quindi, alle credenze di base e a quelle intermedie.


Benché affonda le sue radici nel sistema cognitivo sostanzialmente inconscio, e nonostante attinga alla propria storia emotiva e degli insuccessi vissuti, l’insicurezza si riferisce al futuro.


Questa è la ragione per la quale la mente della persona insicura è pervasa da continui flussi di pensieri automatici negativi, di tipo previsionale e di valutazione di sé.


Giacché i pensieri automatici previsionali degli ansiosi sociali valutano le sole ipotesi negative di svolgimento dell’esperienza prossima a venire e, quindi, di esiti e conseguenze negative, percepiscono il futuro come luogo insicuro, portatore di insidie.


Le persone insicure si percepiscono fragili, vulnerabili, precari, limitati nelle possibilità. Sentono il pressante bisogno di certezze perché sono le uniche a garantire loro un “attracco sicuro”.


L’incertezza, la variabilità delle configurazioni della realtà futura, l’indeterminazione, le spaventano poiché ritenute espressione di rischio. Si tenga presente che il rischio, nei pensieri previsionali, coincidono con l’idea dell’insuccesso con un livello di probabilità quasi pari a 100 o certo.


È chiaro che, avendo credenze sul sé come individuo incapace, inabile socialmente, non amabile o non interessante come persona, gli ansiosi sociali non possono che sviluppare pensieri di tipo previsionali incentrati sul fallimento, sull’esclusione sociale, sull’essere giudicati negativamente, su un futuro di solitudine.


Provenendo da una attività valutativa del sé in chiave negativa, le persone timide vivono tutte le esperienze ansiogene all’insegna della paura, dell’attivazione dell’inibizione ansiogena.


Nonostante il loro desiderio di appartenenza sociale, di vita attiva e costruttiva, il soggetto timido alla fine sceglie la strada dell’evitamento che diventa il suo modus operandi ogni qual volta è pervaso dal sentimento dell’insicurezza.



10 giugno 2020


Negli ansiosi sociali, e quindi anche nelle persone timide, l’indecisione è la conseguenza di perturbazioni negative nei flussi di pensiero e degli stati emotivi che si vivono nei momenti in cui si è in procinto di fare delle scelte.


Bizzozero Laura - oscuramento
Il pensiero è emotivo quando, la mente elabora dati mnemonici della storia esperienziale e delle cognizioni strutturali sotto la pesante influenza degli stati emotivi,. 

L’indecisione, come processo cognitivo è riferita al futuro ma, come accennato, poggia sulle cognizioni di base o derivate, riguardanti le descrizioni del sé, del sé con gli altri, degli altri e del mondo sociale, in pratica parte dal passato.


9 giugno 2020


Le persone timide non osservano in modo oggettivo sé stessi.
Quando meditano sul proprio carattere, sui propri comportamenti, nel loro di relazionarsi agli altri, lo fanno sull’onda emotiva di percepirsi.

Vincenzo Di Martino - Il cacciatore di se stesso

A loro, i propri pensieri di valutazione del sé, appaiono razionali, li considerano come il risultato di un pensare realistico. Valutano la propria storia esperienziale sulla base degli insuccessi vissuti, delle difficoltà nell’interagire con gli altri, dei problemi di inserimento sociale. L’analisi che svolgono su sé stessi guarda ai risultati, agli effetti che il relazionamento produce. In pratica osservano i risultati finali e da questi ne traggono conclusioni. 


I timidi, quando cercano le cause, le ragioni della propria condizione, finiscono col pensare di essere degli incapaci nel fronteggiare le situazioni, inabili nel relazionamento sociale, di non suscitare interesse negli altri, di essere sbagliati o difettosi per nascita, in certi casi, non amabili come persona, oppure addirittura inferiori agli altri. Altri puntano la loro osservazione sul proprio corpo, sulle fattezze fisiche.


Perché succede tutto questo?

Alla radice, nel livello inconscio, ci sono le credenze di base o quelle derivate dalle prime, le credenze secondarie. Le cause delle loro difficoltà fanno riferimento a queste cognizioni strutturali. Si giunge alla deduzione di essere inadeguati perché tali conclusioni sono coerenti col sistema cognitivo del sé che li definisce in tal modo.


Si tratta di un sistema cognitivo che si è formato, in gran parte, durante l’infanzia e l’adolescenza sulla base delle esperienze di relazione avute soprattutto con i caregiver (gli accudenti, principalmente i genitori) e sono state memorizzate attraverso le emozioni provate.


In pratica, è un sistema cognitivo che si è costituito sulle emozioni vissute.

Se questo rapporto con i caregiver è un continuum di modi costanti e ripetitivi di relazionamento, le cognizioni non subiscono invalidazioni e le riscritture della memoria confermano la loro validità di partenza. Le cognizioni strutturali si irrigidiscono e l’ansioso sociale le porta con sé anche in età adulta.


La persona timida adulta si ritrova con un sistema cognitivo sul sé tanto rigide che non ha potuto modificare attraverso le capacità di elaborazione astratta critica che si acquisisce sul finire dell’adolescenza.


Allo stato cosciente si rende anche conto dell’irrazionalità del proprio percepirsi. Purtroppo conscio e inconscio operano su livelli differenti. Mentre il primo è capace di analisi critica complessa, il secondo è un processo automatico che memorizza solo dati emotivi che non hanno accesso alle funzioni cerebrali superiori di elaborazione.


Il risultato è che il suo pensare razionale subisce il pesante e determinante condizionamento delle emozioni: il pensiero diventa emotivo perché i processi di valutazione logica si poggiano su dati di conoscenza emotiva e non oggettiva. 


Per fare un paragone banale, ma che rende l’idea, è come se un matematico a cui è stato insegnato che 2 più 2 fa 5, giunge nei suoi calcoli sempre a risultati errati, non perché non sia capace di ragionare razionalmente e logicamente, ma perché i suoi calcoli si basano sul dato sbagliato che la somma di 2 più 2 è 5.


I dati di definizione del sé memorizzati nella mente della persona timida sono di carattere emotivo e, pertanto, non riflettono la realtà oggettiva.


Maggiore è il carico emotivo elicitato, maggiore è il discostamento dalla realtà.


In definitiva, quando l’ansioso sociale pensa su sé stesso, si pone come osservatore emotivo senza che il suo sistema cognitivo inconscio riesca a cogliere la realtà causale della propria personale condizione.




25 maggio 2020


II Parte



I timidi e la paura


Le persone reagiscono agli stimoli in modo soggettivo, in base alla propria storia esperienziale, emotiva e in base al proprio sistema cognitivo soprattutto di livello inconscio. 
Mario Fanconi - paura

Faccio un esempio. Se Pinco, sulla base delle proprie esperienze trascorse, ha maturato la paura dei cani, valuterà la presenza di un cane come un pericolo ad altissima probabilità o di certezza che il rischio si verifichi; ma Wilma, che non ha paura dei cani, valuterà la sua presenza senza avvertire alcun pericolo. In Pinco scatta la paura, in Wilma no.


Faccio un altro esempio. Poniamo che Crizia vorrebbe inserirsi in una discussione tra amici.  Ma poi nella sua mente cominciano a transitare pensieri previsionali: “e se dico cose strane? Penseranno che sono stupida”. Questo pensiero la convince che il rischio di un giudizio negativo è davvero troppo alto, anzi, succederà proprio questo. Il rischio diventa una quasi certezza. Crizia è presa dalla paura del giudizio altrui. Giacché il rischio è valutato come certo o quasi, la paura innesca altri processi, quelli di difesa che possono manifestarsi in termini di fuga, estraneazione, immobilismo. L’organismo mette in atto le sue strategie che si manifestano, a esempio, nella scena muta.



19 maggio 2020

I parte

La natura della paura


La paura è una emozione che, come tutte quelle primarie è riscontrabile in tutte le specie animali.

Neurobiologicamente la paura non ha una sede precisa che la produce, ma un insieme di aree cerebrali interagenti che coinvolgono soprattutto l’area limbica e la corteccia, ma partecipano a questo processo anche aree del tronco encefalico. Il tutto comunque parte dalle aree deputate alla trasmissione dei dati provenienti dai centri sensitivi (tatto, vista, udito, olfatto).

Nicoletta Spinelli - Presagio coscienza rinuncia

Nella specie umana entra in gioco anche la neocorteccia che in questo processo ha il compito di gestione dell’emozione attraverso le attività di valutazione degli stimoli grazie alla coscienza di ordine superiore.


In prima istanza, la paura si configura come processo automatico ad opera delle aree cerebrali evolutivamente più antiche dell’organo cerebrale (area limbica e tronco encefalico, vedi evoluzione del cervello).


In questa fase, trattandosi di processi automatici (soprattutto omeostatici), la paura viene rappresentata nel cervello grazie alle mappature del corpo e dell’ambiente fisico che sono tutti processi innati negli organismi pluricellulari complessi. Non essendoci elaborazione “razionale”, questi processi sono velocissimi.


In seconda istanza, le informazioni giungono all’area neocorticale (propria dell’uomo) che valuta l’effettiva portata dello stimolo.


11 maggio 2020



II parte



Il variegato mondo delle emozioni

In generale, le emozioni sono processi attivanti dell’attenzione, e possono essere espressione di accettazione o rifiuto dell’esperienza.

Il modo più comune di categorizzare le emozioni è quello di suddividerle in primarie e secondarie, ma da un paio di decenni si è fatta strada una suddivisione ternaria. Io mi riferirò a quest’ultima.

Alexandra Levasseur - s.t.

Abbiamo tre categorie di emozioni, primarie o universali, secondarie o sociali, di fondo.

  • Le emozioni primarie o universali. Gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto. Sono tutte osservabili, nel senso che possiamo percepire tali emozioni negli altri soprattutto attraverso le espressioni facciali e il linguaggio non verbale in generale. Il fatto che siamo in grado di avvertire tali stati emotivi negli altri, non significa però che possiamo comprendere gli stati mentali che comportano nel soggetto che le vive nella sua soggettività. Chiaramente, ogni emozione primaria si coniuga in diverse in diverse sfumature (vedi elenco delle emozioni). Variazioni che dipendono dal sistema motivazionale attivato e dal grado di intensità. Nelle ansie sociali, l’emozione dominante è la paura, soprattutto collegata al sistema motivazionale del rango o competizione. 
  • Le emozioni secondarie o sociali. Imbarazzo, gelosia, orgoglio. Comparse nel corso dell’evoluzione della specie con lo sviluppo della socialità, quasi sempre collegate al sistema motivazionale del rango, dell’accudimento e del cooperativo.Possono anche essere considerate delle varianti evolutive delle emozioni primarie. L’imbarazzo, come la vergogna, sono anch’esse tipiche delle ansie sociali.
  • Le emozioni di fondo. Benessere, malessere, calma, tensione. Possono essere stati di innesco delle emozioni, oppure elementi costitutivi di queste. Mentre le emozioni primarie e secondarie hanno una durata molto breve, quelle di fondo sono più prolungate e visibili. Quando le emozioni di fondo si protraggono per ore o giorni, sfociano nella forma dell’umore.

8 maggio 2020



I parte

Introduzione


Ci sono due tipologie di emozioni, quelle omeostatiche, regolatrici delle funzioni corporee e quelle comunemente intese.


In questo articolo ci interesseremo di quelle che nel linguaggio comune intendiamo per emozioni.


Da un punto di vista neurologico, fino a pochi decenni fa, si riteneva che l’area deputata alle emozioni fosse l’amigdala; poi si è scoperto che sono il risultato di interazioni e attività, simultanee, di diverse aree del cervello.



28 aprile 2020


Nelle ansie sociali, quindi anche nella timidezza, si registra un ampio ricorso nell’applicazione di logiche nel pensare e schemi mentali che, oltre a contenere errori di costruzione logico razionale, hanno la caratteristica di essere disfunzionali.

Il primo a evidenziare l’uso di queste idee disfunzionali fu Albert Ellis che le chiamò “idee irrazionali”, sottolineando il carattere illogico di tali idee; Aaron Beck le chiamava “distorsioni cognitive” che, così, stigmatizzava le peculiarità distorsive dell’interpretazione di fatti ed esperienze proprie di tali schemi logici.
Rosanna Candido - ha perso la testa

Gli errori di costruzione logico-razionali sono fallacie logiche e, in quanto tali, questi processi mentali capitano a tutti, anche perché, in gran parte sono appresi negli ambienti sociali in cui si nasce e si cresce (soprattutto in famiglia).


Tuttavia il loro uso, mentre nella normalità, è sporadico, occasionale, nei disagiati sociali si verifica con grande frequenza, quasi sistematica. In pratica tra normalità e disagio la differenza è quantitativa.


La loro disfunzionalità sussiste in quanto non favoriscono il raggiungimento degli scopi essenziali, e perché hanno, in comune, alcuni fattori che li caratterizzano.


  • Producono sofferenza interiore in quanto favorisce il persistere degli stati emotivi sottostanti il disagio esistenziale; 
  • Tendono a codificare gli input informativi in maniera deformata, a interpretare in modo distorto la realtà oggettiva confermando la validità degli schemi cognitivi disfunzionali;
  • Le modalità interpretative sono assai poco differenziate tra loro;
  • Non permettono l’invalidazione delle cognizioni disfunzionali attraverso l’esperienze della vita reale; per cui le credenze a sola base emotiva e non razionale diventano impermeabili alle nuove informazioni e, quindi, impenetrabili ai processi cognitivi di reiscrizione dei dati di conoscenza.


20 aprile 2020


Nelle ansie sociali, quindi nella timidezza, l’arrossire è una manifestazione di imbarazzo o vergogna.

Massimo Orsi - vergogna

A livello neuropsicologico si verifica quando sono attivati uno o più sistemi motivazionali: Rango sociale o competitivo, cooperazione e, se associato a uno dei due precedenti sistemi, quello sessuale. Si tratta, dunque dei sistemi motivazionali evolutivamente più giovani e legati alla socialità.


Le emozioni di sofferenza collegati ai sistemi motivazionali subentrano per effetto del mancato raggiungimento degli scopi perseguiti, la percezione di fragilità avvertita.


14 aprile 2020


Nel momento in cui una emozione si esplicita in segni fisici, movimenti e posture osservati da terzi individui che ne ricevono una “impressione”, l’espressione emotiva diventa linguaggio. Il linguaggio non verbale è, dunque, espressione diretta degli stati emotivi.

Sulla scena della vita animata compare con le prime forme di organismi pluricellulari complessi del mondo animale. Lo ritroviamo persino nei rettili inferiori il cui cervello è composto dal tronco encefalico (detto anche cervello rettiliano). 

antony williams - kelly in profile

Con l’evoluzione delle specie animali anche il cervello si espande e, con la comparsa dei mammiferi, vede la formazione dell’area limbica in cui le emozioni espandono il loro raggio di azione generando le due emozioni di base, il piacere e la sofferenza.


I rettili non provano né piacere, né sofferenza, uccelli e mammiferi sì. Anche il linguaggio non verbale muta e si evolve di pari passo con l’evoluzione dell’apparato cerebrale.


6 aprile 2020


La percezione di sé come persona in qualche modo sbagliata è alla base del senso di colpa. 

Nicoletta Spinelli - SENSI DI COLPA

Da un punto di vista neuropsicologico, il senso di colpa è afferente all’attivazione dei sistemi motivazionali dell’accudimento, a quello cooperativo, a quello di rango (attraverso la vergogna). Si tratta dunque di una emozione sociale.


Proprio la sua natura sociale ci dà l’idea della sua dimensione interpersonale, ma anche che è il prodotto di un processo cognitivo.


Come processo cognitivo, può partire dall’interno nel senso che è riferito a comportamenti e pensieri (ma anche desideri) che sono giudicati da sé stessi, oppure essere indotto da stimoli provenienti dall’esperienza relazionale.


30 marzo 2020


La vergogna è collegata principalmente al sistema motivazionale del rango e, in qualche caso, a quelli dell’affiliazione (appartenenza) e cooperativo.

Roberta Cavalleri - vergogna

La vergogna è una emozione sociale e sussiste solo quando si è esposti al (o alla possibilità) del giudizio altrui. Tuttavia può essere provata anche in assenza di persone quando, nei pensieri transitanti nella mente, si profila l’idea del giudizio negativo degli altri.


Una emozione ad essa collegata è il senso di colpa.


24 marzo 2020


Negli ansiosi sociali si avverte il bisogno di verificare, in modo automatico e quasi sempre inconscio, i propri stati emotivi, le cognizioni sul sé, le intenzionalità, disponibilità e valutazioni giudicanti altrui. 



Quella del controllo è una attività metacognitiva che, nelle ansie sociali, è pervasiva.


16 marzo 2020

Nel mondo animale e nell’uomo, due sono le categorie emozionali di base da cui discendono tutte le altre coniugandosi in numerose varianti: il piacere e la sofferenza; i comportamentisti amano chiamarle premio e punizione.
Gianpiero Abate - Equilibrio precario

Il piacere è la risultante del soddisfacimento di un bisogno, la sofferenza è data dalla mancata soddisfazione.


Tutti gli esseri viventi perseguono il piacere, tanto da spingere Panksepp (1) a parlare di dipendenza dal piacere.


Nell’uomo che ha sviluppato, nel corso dell’evoluzione della specie, la coscienza di ordine superiore, il pensiero astratto e il linguaggio verbale, la ricerca del piacere assume aspetti contraddittori e spesso tragici.


9 marzo 2020


Già Epitteto, nel I secolo dopo Cristo, affermava che le persone non sono spaventate dai fatti ma dall’interpretazione che ne fanno.

Quello dell’interpretazione è un problema cocente ancora oggi per tutti, epperò, lo è ancora di più per gli individui timidi e per quelli in sofferenza psicologica.

Nicoletta Spinelli - Wait... 2

L’interpretazione dei fatti e dei comportamenti induce a molti errori di decodificazione nonostante la comparsa del linguaggio verbale abbia ridotto la possibilità del fraintendimento.


Nelle persone timide, l’interpretazione di fatti, eventi e comportamenti sociali in cui si è o si è stati partecipi, è in buona parte su base emotiva anche quando si svolgono attività mentali logiche.


2 marzo 2020


L’ansia è un fenomeno fisiologico attivato dagli stati emotivi. 


Per alcuni autori è essa stessa una emozione. Personalmente, propendo per la prima definizione infatti, il fatto che l’ansia si attivi a seguito di emozioni come, a esempio, la paura, il terrore, la rabbia, induce a pensare che sia una conseguenza degli stati emotivi. 

Edvard Munch - anxiety

Dal punto di vista biologico, si tratta di un meccanismo del sistema nervoso simpatico che costituisce la risposta somatica alle situazioni di stress o emergenza. 

La sua funzione è quella di predisporre l’organismo a reagire agli stimoli con la lotta, la fuga o l’immobilizzazione. 

Tuttavia, perché l’ansia si manifesti sono necessari uno stimolo e un processo cognitivo che producano una emozione attivante.


23 febbraio 2020


Con un sistema di cognizioni strutturali disfunzionali sul sé, sul sé con gli altri e sugli altri, l’insicurezza, l’indecisione, la paura dell’insuccesso, la bassa autostima, conferiscono a tutti i processi logici di analisi del momento contingente, delle valutazioni sulle capacità proprie a farvi fronte con efficacia e dei pensieri di previsione, un senso di precarietà assoluta.
Elisabetta Fontana - caos

L’idea che i propri comportamenti (ciò che si dice e ciò che si fa) non possano soddisfare gli intenti e gli scopi che si vogliono perseguire, costituisce una ragione sufficiente per innescare la paura del fallimento e di gravi conseguenze: è un ostacolo che appare immane, insormontabile.


L’incertezza del risultato spinge l’ansioso sociale a pensieri previsionali in chiave negativa, e ciò anche se si possiedono capacità e abilità sufficienti per operare con successo.


17 febbraio 2020


L’autostima esprime il livello di fiducia in sé stessi. 


Ha, dunque, a che fare con le credenze di base che definiscono le qualità possedute, la capacità di far fronte agli eventi e alle situazioni con efficacia, l’abilità di districarsi nelle relazioni interpersonali in modo funzionale agli scopi, l’essere pari con gli altri, l’essere amabile, interessante come persona, essere meritevole di attenzione e stima da parte degli altri.

Elisabetta Fontana - Anima a brandelli

Maggiore è il grado di autostima, maggiore è il sentire di poter confidare nelle proprie potenzialità e di poterle esprimere fattivamente.


Nelle persone con ansia sociale, quindi anche in quelle timide, si attivano credenze e schemi cognitivi disfunzionali.

Ciò comporta che ritenendosi o percependosi inadeguati, in uno o più campi del vivere sociale, il loro livello di autostima si abbassa in ragione della forza persuasiva delle credenze inconsce personali possedute su sé stessi e/o sugli altri, e dell’intensità delle perturbazioni emotive provate.



11 febbraio 2020


Allo stato attuale dei modus operandi dell’homo sapiens inerenti l’interagire con gli altri e, in particolar modo, il relazionarsi alle persone dell’altro sesso, i comportamenti   e le logiche sottostanti sono condizionati dalla conoscenza tacita e dagli istinti della natura propria della nostra specie e del mondo animale. Ciò, nonostante lo sviluppo culturale e concettuale dell’uomo.
Maynard Dixon - forgotten man

Tutto questo implica che il mancato adattamento alla dimensione interpersonale comporta conseguenze analoghe a quelle del non adattamento all’ambiente fisico. Nel mondo delle relazioni sociali si traduce nell’isolamento sociale, nella condizione della solitudine, in carriere che non si sviluppano.



6 febbraio 2020


Nelle sofferenze interiori, che hanno una base psicologica di adattamento alla dimensione interpersonale, è tutto il cervello a essere coinvolto. Settori diversi per funzioni e geografia cerebrale si rimpallano informazioni, stimoli neurali, producendo contaminazioni e condizionamenti e generando processi circolari che finiscono per autoalimentarsi.

Le aree cerebrali coinvolte, in modo preponderante, sono quella limbica e la neocorteccia: sostanzialmente, quelle deputate alla generazione delle emozioni, dell’elaborazione inconscia, automatica e veloce e della elaborazione cosciente che, necessitando di processamenti logici, è meno veloce della prima. Le potremmo anche suddividere in aree di processi analogici e aree di processi digitali.


I circoli viziosi possono essere innescati sia dai processi digitali (neocorteccia evolutivamente più recente), sia da quelli analogici (area limbica che nel percorso evolutivo si è formata successivamente al cervello rettiliano). Comunque sia, la miccia è accesa sempre e soltanto dagli stimoli interni o esterni che pervengono alla massa cerebrale.

circolo vizioso della timidezza e altre forme di ansia sociale

Il circolo vizioso è, dunque, un sistema auto riproducente di processi neurali emotivi e cognitivi interagenti tra loro che innescano in modo circolare l’alternanza ricorsiva di insiemi di pensieri ed emozioni operanti a rotazione in modo continuo, e in cui ciascuno di tali fattori è, allo stesso tempo, causa d'innesco e conseguenza dell’innesco dello stesso fenomeno circolare.


E comunque, nelle persone afflitte da forme di ansia sociale, qualunque sia l’area cerebrale inizialmente attivata, è l’attività di pensiero cosciente (primario o quella di ordine superiore), insieme alla memoria, a far sì che uno stimolo sia sopravvalutato o sottovalutato nei processi di stima del rischio o di pericolo. In altre parole, non è lo stimolo in sé, ma l’interpretazione dello stimolo a spaventare le persone.


Facciamo un esempio. Aleppo vorrebbe approcciarsi a una ragazza con cui vorrebbe instaurare un rapporto di coppia. È in strada e la vede, vorrebbe avvicinarsi. Nella sua mente giunge un primo pensiero: “a lei non gli interesso, magari le do anche fastidio”. Il cuore comincia a battergli forte. Un altro pensiero si fa strada, “mi vede come una nullità”.

Avverte un senso di vergogna. Il cuore continua a battere forte. Lei è ora più vicino, una decina di metri e il suo sguardo va nella sua direzione. “Mi sta guardando, sta pensando male di me” e comincia ad arrossire. Avverte questa vampata di calore, la paura del fallimento lo sta divorando, abbassa la testa. “Che figura che sto facendo” e volta lo sguardo altrove, vorrebbe nascondersi. S’incrociano e lui passa oltre. “Sono proprio un fallito, un buono a niente”. Si rattrista, si odia, come vorrebbe prendersi a schiaffi! Lei non è più in vicinanza, ormai distante. Il battito cardiaco si placa, subentra l’angoscia, il rammarico per non essere stato capace di agire, di far qualcosa.


I suoi pensieri negativi automatici hanno frugato nella memoria, alle idee che ha di sé, idee che lo definiscono, in vari modi, inadeguato. Dalla neocorteccia partono impulsi diretti all’area limbica, il luogo delle emozioni, e l’’ansia lo ha travolto. Dai centri emotivi partono nuove informazioni verso la neocorteccia e l’’idea di inadeguatezza gli hanno fatto prevedere un fallimento, così il cuore ha cominciato a impazzire di paura. Più pensa negativo, più le emozioni incalzano. Il solo modo per allontanare ansia e paura è allontanarsi dal pericolo di una brutta figura.


Ecco, i pensieri negativi innescano l’ansia e la paura e queste inducono a nuovi pensieri negativi che, a loro volta, buttano benzina sul fuoco aumentando l’intensità dei flussi emotivi.

Pensieri ed emozioni si alimentano vicendevolmente, solo l’evitamento, la fuga, placano la paura. Ma un altro circolo vizioso entra in azione, è un gioco al massacro di sé. Ci si valuta negativamente e altre emozioni si fanno strada, così il soggetto continua a valutarsi in negativo, e nuove emozioni fanno capolino. 


Sono i circoli viziosi della timidezza.




28 gennaio 2020


La persona timida, come tutti gli ansiosi sociali, nei momenti ansiogeni, si ritrovano con la mente pervasa da un flusso di pensieri automatici negativi e da pensieri collegati alle loro credenze di base e/o derivate. Questi momenti ansiogeni si verificano:

Gian Piero Abate - Imprigionato

  • quando si appresta a vivere, o pensa di farlo, situazioni o evento che le procura ansia ed emozioni di sofferenza;
  • quando sta vivendo una situazione ansiogena;
  • quando pensa alla propria condizione emotiva ed esistenziale;
  • quando pensa alle qualità personali che considera negative;
  • quando è impegnata in attività metacognitive come la ruminazione e il rimuginìo;
  • quando è pervasa da emozioni di sofferenza ed ansia;
  • quando vive uno stato di inquietudine e malessere esistenziale di fondo.


In tutti questi momenti la sua mente concentra, in toto o in gran parte, in modo durevole e pervasivo, le risorse attentive sui processi di pensiero in atto. In questi casi la mente non ha sufficienti energie per prestare attenzione ad altro.


21 gennaio 2020


La coscienza di ordine superiore, o coscienza cognitiva, (processo neurale della neocorteccia) è una prerogativa della nostra specie. Essa, nel corso dell’evoluzione, è stata resa possibile per via della dimensione interpersonale in cui è immerso l’homo sapiens.
Elena Vichi - smarrimento

Questa capacità di pensare sulle proprie sensazioni, emozioni, condizioni esistenziali, e sullo scorrere del tempo, se da un lato ha permesso alla nostra specie di progredire e individuare nuovi modi di adattamento all’ambiente fisico e sociale, dall’altro lo ha reso maggiormente vulnerabile, più che in altri animali, alle perturbazioni emotive.


L’ansia, come tutte le emozioni, è un sistema di avviso di rischio o pericolo, volto a predisporre la mente all’attenzione e l’organismo all’azione di fuga o di lotta.


17 gennaio 2020


Le persone timide, come tutti gli ansiosi sociali, vivono le relazioni interpersonali con disagio in tutte o in alcune tipologie di interazione.

Il disagio può cominciare a essere vissuto sia dall’età scolare, sia a partire dall’adolescenza.

Nella timidezza, questi tempi precoci d’insorgenza fanno sì
Federica Gionfrida - loneliness 
che, già nei primi anni adolescenziali, le esperienze sociali che producono sofferenza emotiva si accumulano nella memoria in quantità significative, tanto da diventare riferimento abituale, automatico e standardizzato per tutte le valutazioni, le decisioni, le scelte e i comportamenti riguardanti le interazioni sociali del futuro (prossimo o lontano) e del presente.



6 gennaio 2020


Quante volte, commentando le scene mute che fai nelle discussioni, ti vien da proferire frasi tipo: “Non so che dire”; “ho paura di dire sciocchezze”; “magari pensano che sono una persona stupida”; “non mi sento all’altezza”; “penso che dovrei dire cose importanti”; “non so parlare”; “non capisco quello che dicono”; ”magari dico cose banali” “penso che potrebbero considerarmi una persona deficiente”; “ho paura di fare brutte figure”; “penso che potrei dire cavolate”.

Fabio Selvatici - vuoto

In quelle situazioni, i pensieri automatici negativi passano velocemente per la mente. In genere, non ci si accorge nemmeno di aver avuto quei pensieri.

Sono pensieri che vengono da soli, sono transitati talmente tante volte nella tua mente che sono diventate, appunto, automatici.


Ineriscono le qualità negative che si presume di avere, oppure, senza che si sia detta neanche una sola parola, già presagiscono l’insuccesso, i giudizi negativi degli altri.