14 ottobre 2019


La nostra mente pensa costantemente senza soluzione di continuità. Lo facciamo anche quando crediamo di non pensare a nulla. Anche divagare con la mente a casaccio è pensare. 

Pensare è una attività costante dello stato cosciente della nostra mente ed è anche l’aspetto più significativo dell’evoluzione del cervello nella specie umana.

Ogni cosa a suo posto

Da un punto di vista evolutivo la funzione del pensare è l’adattamento alle necessità del vivere come soggetto (corpo mente) calato in una realtà sempre più interpersonale. Infatti, l’aumentata complessità del vivere, per mantenere equilibrio omeostatico ed efficacia nell’adottare strategie funzionali alla vita del corpo mente (o mente corpo), necessitava di nuove capacità adattative.


7 ottobre 2019


In un precedente articolo ho scritto su cosa sono e descritto le loro caratteristiche, qui parlerò dei vari tipi di pensieri automatici.

Essi, infatti, si presentano alla mente in varie forme che non si esprimono tutte nel linguaggio verbale e, quando lo sono, possono far riferimento sia a spazi temporali, sia a cognizioni del sistema delle credenze.
Elena Vichi - luogo dello spirito inespresso

Da un punto di vista evolutivo del cervello, le immagini mentali sono precedenti allo sviluppo del linguaggio verbale, dunque, di formazione più immediata e sono automatiche. Fanno parte di processi di associazione mnemonica tra esperienze visive ed effetti sulla vita pratica.


In molte persone il pensiero automatico che si esprime attraverso le immagini mentali è predominante rispetto a quelli in forma verbale. Predominante ma non esclusivo. Infatti, il processo del linguaggio verbale abbisogna di più tempo elaborativo.


1 ottobre 2019


Abbiamo visto, nei precedenti articoli che uno schema cognitivo è un insieme di cognizioni correlate da uno stesso tema e in una sequenza gerarchica, logica e sequenziale.
Chierici Simonetta - labirinto

Ma vediamo la loro struttura. Le prime a essere attivate sono le credenze di base che la mente richiama dalla memoria. Queste indirizzano il filo logico dello schema cognitivo.


La mente che fa sempre riferimento alla memoria, ricerca altri pensieri associati alle credenze di base e, in particolare, a regole del pensare e modelli comportamentali prefigurati che dovrebbero indurre ad azioni coerenti con i contenuti delle credenze di base stesse.


24 settembre 2019


Pur se non sono da considerare cognizioni strutturali, questi pensieri entrano a far parte, a pieno titolo, degli schemi cognitivi.
 

I pensieri automatici hanno alcune caratteristiche:
Kevin Regonesi - il pensiero
  • Sono cognizioni, eventi mentali o immaginativi del flusso di coscienza. Non sono necessariamente pensieri che si esprimono in forma verbale, possono essere immagini mentali, sequenze visive (es. ho paura di annegare e immagino la scena di affogare nell’acqua), possono essere percepite come un sapere già dato implicito, possono presentarsi come un “sentire”, presentarsi sotto le mentite spoglie di emozioni.
  • Precedono sempre le fasi decisionali e l’azione.
  • Per la persona che li pensa, sono il solo modo plausibile di interpretare un aspetto della realtà; essendo automatici sono considerati, e in modo inconscio, l’unico pensiero possibile.
  • Vengono alla mente in modo automatico e la loro automaticità fa sì che si attivano come “routine”.
  • Quasi sempre le persone non si rendono conto di averli avuti, (i timidi mai) e ciò perché si ha difficoltà, non abitudine o mancato esercizio nel focalizzarli. Di essi non se ne conserva memoria.
  • Non sono risultato di elaborazioni razionali.
  • Utilizzano sempre la stessa modalità nell’assegnazione di significato agli eventi, cosa che varia da individuo a individuo.
  • Non raggiungono mai il livello di consapevolezza sulla loro origine e causalità.
  • Sono elementi di superficie dello schema cognitivo attivato ed esprimono giudizi o interpretazioni di eventi, legati a determinate risposte comportamentali ed emotive.
  • Durano pochi istanti e attraversano la mente velocemente.
  • Si attivano quando si è in procinto di vivere una esperienza, quando bisogna fare una scelta comportamentale nell’ambito di una interazione sociale (discorsi, esprimere pareri o idee, approcciarsi a persone, ecc.), quando si pensa a queste cose, quando si ipotizza una azione, un comportamento in ambito relazionale.


17 settembre 2019


Le credenze intermedie sono un insieme di cognizioni, pensieri la cui funzione è di stabilire regole mentali e comportamentali coerenti con le credenze di base, per questo sono da considerare dei derivati di quest’ultime.
Alessio Serpetti - Oltre gli spazi esistenziali

Il loro scopo è rendere adattabili, nella vita sociale, le definizioni del sé, del sé con gli altri e degli altri, contenute nelle credenze di base.


Nella loro forma verbale e immaginativa, le credenze intermedie si presentano in diverse forme: condizionali, doverizzazioni, assunti, precetti, leit motiv.

Queste forme di pensiero, pur raggiungendo lo stato cosciente, non sono mai espressione di consapevolezza della loro reale origine e causalità. Ciò nonostante si presentano alla mente cosciente come principi di assoluta validità. Detto in altre parole, le persone le considerano verità e principi validi, razionali, coerenti, espressione vera della realtà delle cose. Si potrebbero racchiudere nella frase: “così stanno le cose”.