25 maggio 2020


II Parte



I timidi e la paura


Le persone reagiscono agli stimoli in modo soggettivo, in base alla propria storia esperienziale, emotiva e in base al proprio sistema cognitivo soprattutto di livello inconscio. 
Mario Fanconi - paura

Faccio un esempio. Se Pinco, sulla base delle proprie esperienze trascorse, ha maturato la paura dei cani, valuterà la presenza di un cane come un pericolo ad altissima probabilità o di certezza che il rischio si verifichi; ma Wilma, che non ha paura dei cani, valuterà la sua presenza senza avvertire alcun pericolo. In Pinco scatta la paura, in Wilma no.


Faccio un altro esempio. Poniamo che Crizia vorrebbe inserirsi in una discussione tra amici.  Ma poi nella sua mente cominciano a transitare pensieri previsionali: “e se dico cose strane? Penseranno che sono stupida”. Questo pensiero la convince che il rischio di un giudizio negativo è davvero troppo alto, anzi, succederà proprio questo. Il rischio diventa una quasi certezza. Crizia è presa dalla paura del giudizio altrui. Giacché il rischio è valutato come certo o quasi, la paura innesca altri processi, quelli di difesa che possono manifestarsi in termini di fuga, estraneazione, immobilismo. L’organismo mette in atto le sue strategie che si manifestano, a esempio, nella scena muta.



19 maggio 2020

I parte

La natura della paura


La paura è una emozione che, come tutte quelle primarie è riscontrabile in tutte le specie animali.

Neurobiologicamente la paura non ha una sede precisa che la produce, ma un insieme di aree cerebrali interagenti che coinvolgono soprattutto l’area limbica e la corteccia, ma partecipano a questo processo anche aree del tronco encefalico. Il tutto comunque parte dalle aree deputate alla trasmissione dei dati provenienti dai centri sensitivi (tatto, vista, udito, olfatto).

Nicoletta Spinelli - Presagio coscienza rinuncia

Nella specie umana entra in gioco anche la neocorteccia che in questo processo ha il compito di gestione dell’emozione attraverso le attività di valutazione degli stimoli grazie alla coscienza di ordine superiore.


In prima istanza, la paura si configura come processo automatico ad opera delle aree cerebrali evolutivamente più antiche dell’organo cerebrale (area limbica e tronco encefalico, vedi evoluzione del cervello).


In questa fase, trattandosi di processi automatici (soprattutto omeostatici), la paura viene rappresentata nel cervello grazie alle mappature del corpo e dell’ambiente fisico che sono tutti processi innati negli organismi pluricellulari complessi. Non essendoci elaborazione “razionale”, questi processi sono velocissimi.


In seconda istanza, le informazioni giungono all’area neocorticale (propria dell’uomo) che valuta l’effettiva portata dello stimolo.


11 maggio 2020



II parte



Il variegato mondo delle emozioni

In generale, le emozioni sono processi attivanti dell’attenzione, e possono essere espressione di accettazione o rifiuto dell’esperienza.

Il modo più comune di categorizzare le emozioni è quello di suddividerle in primarie e secondarie, ma da un paio di decenni si è fatta strada una suddivisione ternaria. Io mi riferirò a quest’ultima.

Alexandra Levasseur - s.t.

Abbiamo tre categorie di emozioni, primarie o universali, secondarie o sociali, di fondo.

  • Le emozioni primarie o universali. Gioia, tristezza, paura, rabbia, sorpresa, disgusto. Sono tutte osservabili, nel senso che possiamo percepire tali emozioni negli altri soprattutto attraverso le espressioni facciali e il linguaggio non verbale in generale. Il fatto che siamo in grado di avvertire tali stati emotivi negli altri, non significa però che possiamo comprendere gli stati mentali che comportano nel soggetto che le vive nella sua soggettività. Chiaramente, ogni emozione primaria si coniuga in diverse in diverse sfumature (vedi elenco delle emozioni). Variazioni che dipendono dal sistema motivazionale attivato e dal grado di intensità. Nelle ansie sociali, l’emozione dominante è la paura, soprattutto collegata al sistema motivazionale del rango o competizione. 
  • Le emozioni secondarie o sociali. Imbarazzo, gelosia, orgoglio. Comparse nel corso dell’evoluzione della specie con lo sviluppo della socialità, quasi sempre collegate al sistema motivazionale del rango, dell’accudimento e del cooperativo.Possono anche essere considerate delle varianti evolutive delle emozioni primarie. L’imbarazzo, come la vergogna, sono anch’esse tipiche delle ansie sociali.
  • Le emozioni di fondo. Benessere, malessere, calma, tensione. Possono essere stati di innesco delle emozioni, oppure elementi costitutivi di queste. Mentre le emozioni primarie e secondarie hanno una durata molto breve, quelle di fondo sono più prolungate e visibili. Quando le emozioni di fondo si protraggono per ore o giorni, sfociano nella forma dell’umore.

8 maggio 2020



I parte

Introduzione


Ci sono due tipologie di emozioni, quelle omeostatiche, regolatrici delle funzioni corporee e quelle comunemente intese.


In questo articolo ci interesseremo di quelle che nel linguaggio comune intendiamo per emozioni.


Da un punto di vista neurologico, fino a pochi decenni fa, si riteneva che l’area deputata alle emozioni fosse l’amigdala; poi si è scoperto che sono il risultato di interazioni e attività, simultanee, di diverse aree del cervello.



28 aprile 2020


Nelle ansie sociali, quindi anche nella timidezza, si registra un ampio ricorso nell’applicazione di logiche nel pensare e schemi mentali che, oltre a contenere errori di costruzione logico razionale, hanno la caratteristica di essere disfunzionali.

Il primo a evidenziare l’uso di queste idee disfunzionali fu Albert Ellis che le chiamò “idee irrazionali”, sottolineando il carattere illogico di tali idee; Aaron Beck le chiamava “distorsioni cognitive” che, così, stigmatizzava le peculiarità distorsive dell’interpretazione di fatti ed esperienze proprie di tali schemi logici.
Rosanna Candido - ha perso la testa

Gli errori di costruzione logico-razionali sono fallacie logiche e, in quanto tali, questi processi mentali capitano a tutti, anche perché, in gran parte sono appresi negli ambienti sociali in cui si nasce e si cresce (soprattutto in famiglia).


Tuttavia il loro uso, mentre nella normalità, è sporadico, occasionale, nei disagiati sociali si verifica con grande frequenza, quasi sistematica. In pratica tra normalità e disagio la differenza è quantitativa.


La loro disfunzionalità sussiste in quanto non favoriscono il raggiungimento degli scopi essenziali, e perché hanno, in comune, alcuni fattori che li caratterizzano.


  • Producono sofferenza interiore in quanto favorisce il persistere degli stati emotivi sottostanti il disagio esistenziale; 
  • Tendono a codificare gli input informativi in maniera deformata, a interpretare in modo distorto la realtà oggettiva confermando la validità degli schemi cognitivi disfunzionali;
  • Le modalità interpretative sono assai poco differenziate tra loro;
  • Non permettono l’invalidazione delle cognizioni disfunzionali attraverso l’esperienze della vita reale; per cui le credenze a sola base emotiva e non razionale diventano impermeabili alle nuove informazioni e, quindi, impenetrabili ai processi cognitivi di reiscrizione dei dati di conoscenza.