13 marzo 2019

Un problema dei timidi: conversare



“Come iniziare un argomento?”; “Ho paura di sbagliare conversando con altri”; “non so da dove cominciare”; “non riesco a trovare argomenti di cui parlare”; “qual è il modo migliore per alimentare una conversazione”; “non mi so esprimere”; “non so mai cosa dire”; “evito di parlare perché non saprei controbattere”.

La difficoltà a esprimere, in modo efficace, pensieri e sentimenti, a esercitare le abilità sociali è, da una parte, uno dei fattori causali e alimentatori della timidezza, per altra parte, ne è una conseguenza.
 

Edward Hopper - s.t.
È un fattore causale quando il mancato esercizio della comunicazione funziona come conferma e rafforzamento delle credenze negative.

È conseguenza della timidezza quando l’esercizio delle abilità sociali è evitato per via di quelle inibizioni che si attivano sulla base di credenze e schemi cognitivi disfunzionali.

Inoltre, il mancato esercizio delle abilità sociali e, in questo caso, dell’espressione di pensieri ed emozioni, comporta ulteriori conseguenze in quanto produce isolamento sociale.

6 marzo 2019

L’attaccamento e i costrutti della timidezza - parte seconda





PARTE SECONDA

 
Grazie agli innumerevoli studi fatti sull’interazione caregiver-bambino, si sono potute distinguere quattro categorie principali di MOI corrispondenti a quattro maxi tipologie di comportamenti accudenti.
 

Il MOI sicuro. È caratterizzato da una relazione caregiver-bambino ottimale in cui l’accudente reagisce prontamente, in modo costante e con efficacia alle richieste di cura del bambino.
 

Giovanna Fabretti - il caos dentro
Il MOI evitante. Nella relazione caregiver-bambino, l’accudente ha la tendenza a respingere o ignorare frequentemente le richieste di vicinanza del piccolo. Inoltre la mimica del genitore è spesso espressivamente povera e rigida. Si è notato che il genitore accudente sottovaluta l’importanza del bisogno di vicinanza del bambino. In questi casi l’infante e il bambino sviluppano credenze sul sé improntate a un’idea di indesiderabilità, non amabilità, non essere capace di suscitare interesse e affettuosità.

L’idea dell’altro è quella dell’indisponibilità, del rifiutante, addirittura dell’ostile. In età adulta il MOI evitante sviluppa pensieri previsionali riguardanti l’essere rifiutato, il risultare inopportuno, il non essere attraente o interessante, non essere amabile o meritevole di affettuosità, essere incapace di suscitare emozioni positive negli altri.


5 marzo 2019

L’attaccamento e i costrutti della timidezza - parte prima

                                                                                                                                            
PRIMA PARTE

Il sistema dell’attaccamento sta alla base della maggior parte dei casi di sviluppo della timidezza.
 

Federica Gionfrida - Annunciation Chaos
Come abbiamo visto nei precedenti articoli, quello dell’attaccamento è uno dei sistemi motivazionali innati formatosi con la formazione dell’area limbica venutesi a configurare nel secondo stadio evolutivo del cervello.

Il sistema dell’attaccamento afferisce al bisogno di cura, sostegno e protezione che i piccoli degli animali (mammiferi e uccelli) abbisognano, soprattutto, per via della loro non autonomia. Al riguardo basti pensare al neonato che non è in grado di provvedere a sé stesso.

Mentre il sistema dell’attaccamento riguarda la richiesta di cura, l’offerta di sostegno è detta dell’accudimento ed è riferita, nel caso del rapporto genitore figlio, all’accudente.

Dunque, il sistema dell’attaccamento rappresenta la risposta evolutiva al più antico sistema di difesa deputato alla sopravvivenza dell’organismo vivente dotato di un sistema limbico nel cervello.

6 febbraio 2019

Sistemi motivazionali e timidezza




Mentre nei precedenti articoli ho presentato una panoramica generale dei sistemi motivazionali, con questo, vedremo quali sono quelli che, attivandosi, maggiormente incidono nella formazione delle ansie sociali.

Innanzitutto voglio ricordare che i sistemi motivazionali sono processi del cervello innati, quindi si attivano automaticamente, sono inconsci, perciò fuori dal controllo cosciente e intenzionale della persona. 
Essi sono il risultato del processo evolutivo del cervello, dei mammiferi e degli uccelli, e la cui funzione è la ottimizzazione dei comportamenti del corpo e dell’individuo per il raggiungimento degli scopi.

Rosanna Candido - e quelli che avevano le ali hanno nostalgia del cielo
Come già saprai la mente umana, che pure è il risultato di un processo di processi e interrelazioni di aree e nuclei cerebrali, per raggiungere gli scopi crea rappresentazioni di sé, degli altri e del mondo, le credenze. Queste rappresentazioni si modificano continuamente senza interruzione sin dalla nascita e per tutta la vita.
 
Questo processo avviene tramite l’esperienza che l’individuo vive, direttamente o indirettamente, nell’interazione sia col mondo esterno a sé, sia con quello interno.
È tramite queste esperienze che già il neonato comincia a rappresentare, a descrivere, a definire sé stesso, sé medesimo con gli altri e sé stesso rispetto agli altri.


21 gennaio 2019

I sistemi motivazionali e le emozioni - quarta parte





 4° PARTE

I sistemi motivazionali “sociali”


A un certo punto dell’evoluzione delle specie, nel mondo animale si affaccia la tendenza a economizzare ulteriormente gli sforzi e fa la sua comparsa il comportamento cooperante tra membri di uno stesso gruppo, volto a raggiungere un obiettivo comune che comporta un vantaggio per ciascun membro. 

Rosanna Candido - Microcosmo
Nasce il sistema motivazionale della cooperazione. La ragione che sta alla base di questo sistema è di carattere economico. Intendendo, con il termine economico, quelle caratteristiche che permettono di perseguire uno scopo più facilmente, con maggiore efficacia e con un minor spreco di risorse fisiche.   

In molte specie predatrici ci si organizza in gruppo per la caccia, mentre tra gli erbivori l’aggregazione è utile per la difesa.

Nell’homo sapiens il sistema motivazionale della cooperazione si evolve fino a diventare paritetico: si verifica, cioè, uno status di eguaglianza tra i membri. 

Uno dei risultati sociali del sistema cooperativo paritetico è l’adozione del modello distributivo delle risorse in uso nelle primitive aggregazioni umane e, generalmente, ancora presente nei nuclei familiari, prima che rango e competizione assumessero un assoluto predominio facendoci precipitare nell’egoismo.

Col sistema cooperativo paritetico si genera la condivisione non solo degli obiettivi ma anche degli interessi di natura non consumistica o materiale. Non a caso il sistema cooperativo è originato in origine dall’area limbica e successivamente dall’interazione di questa con la corteccia frontale.

Le emozioni di tale sistema sono quelle di gradevolezza, gioiosa o piacevole condivisione, sentimenti di lealtà, come anche, in negativo, la collera perdurante, l’odio in caso di rottura unilaterale dell’alleanza.

Secondo alcuni cognitivisti il sistema motivazionale della cooperazione è una linea evolutiva derivata dal sistema esploratorio.

Derivanti dai sistemi predatorio, esplorativo e territoriale, vi sono, infine i sistemi motivazionali del gioco sociale e dell’affiliazione, ambedue originati nell’area limbica.

Il sistema motivazionale del gioco sociale sembra essere presente nei soli mammiferi ed è osservabile nei giovani di tutte le specie. 
I comportamenti più evidenti sono quelli della aggressività ritualizzata ma senza mai esprimersi nelle forme compiute di competizione e di rango. 
Questo sistema appare strettamente collegato col sistema dell’affiliazione. 
Sembrerebbe che il gioco sociale svolga un ruolo dalle diverse sfaccettature, l’apprendimento in generale, in particolar modo, di modelli comportamentali sociali, il rafforzamento del sistema di affiliazione.
Si è notato, nell’homo sapiens, che bambini i quali non hanno occasione di gioco o di limitate possibilità di gioco, siano maggiormente esposti a sviluppare fragilità emotive e psicologiche, oltre a mostrare difficoltà di inserimento sociale e criticità nelle attività metacognitive.
Dunque il gioco è fondamentale per un equilibrato sviluppo dell’identità personale e intersoggettiva, per lo sviluppo di abilità sociali e nell’espressione delle emozioni e capacità della loro modulazione.

Insieme al sistema dell’attaccamento, questi sono centrali nella costruzione di modelli cognitivi, soprattutto riferiti alle definizioni del sé e degli altri.

Le emozioni collegate al gioco sociale sono uno stato di piacevole eccitazione, spensieratezza, calma, gioiosità, buonumore, allegria.

Anche il sistema dell’affiliazione sembra essersi sviluppato solo tra i mammiferi. Secondo alcuni autori questo sistema è considerato come il precursore di quello cooperativo, secondo altri esso sarebbe un derivato del sistema dell’attaccamento, mentre secondo un’altra ipotesi quello dell’affiliazione sembrerebbe essere un cosiddetto “pennacchio” evoluzionistico, cioè, effetti collaterali degli adattamenti evoluzionistici.
Personalmente propendo per quest’ultima ipotesi vista la stretta connessione, anche in termini di emozioni elicitate, col sistema dell’attaccamento, con quello cooperativo e con quello della sessualità di coppia. Infatti, l’ipotesi di un pennacchio evoluzionistico spiegherebbe sia la similitudine delle esperienze emotive comune a tutti questi sistemi, sia la tendenza e il bisogno a superare la condizione della singolarità. Del resto, appare ragionevole pensare che un insieme di sistemi motivazionali interagenti tra loro possano dar luogo a un nuovo sistema motivazionale particolarmente specializzato come lo è quello dell’affiliazione.

Comunque sia, è caratterizzato dal forte impulso verso l’aggregazione che si manifesta con il sentimento o desiderio di appartenenza e, con la mancata affiliazione, al dolore della non appartenenza, alla tristezza da perdita, isolamento, sfiducia.

Alla base del sistema motivazionale dell’affiliazione vi è la necessità di appartenenza al gruppo sociale anche in accordo con il formarsi e poi l’evolversi dell’identità sociale.