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29 giugno 2011

Timidezza e depressione - parte seconda


Quando la depressione è indotta dall'ansia sociale e, quindi, anche dalla timidezza, a complicare il quadro complessivo della malattia interviene lo status operante delle credenze disfunzionali insiste nel sistema cognitivo del soggetto.

La comorbilità (presenza contemporanea di più disturbi o malattie) svolge un'azione di alimentazione reciproca dei disturbi accentuando i fenomeni caratteristici sia della depressione, sia dell'ansia sociale.

I sensi di vuoto, d’inutilità e d’impotenza, tipici della depressione vanno a interagire nel contesto cognitivo, di per sé, già deficitario. I sentimenti, le convinzioni e le idee negative che ha un ansioso sociale verso se stesso, finiscono con l'essere rafforzate. Il sistema cognitivo conferma la validità delle credenze coinvolte in questo contesto, nonostante la loro disfunzionalità. I sentimenti d’incapacità, d’inabilità, di scarso valore personale, d’inadeguatezza, che caratterizzano il soggetto timido e l’ansioso sociale in generale, trovano nella depressione, un fattore di rinforzo negativo delle credenze inadeguate e conseguentemente, un ulteriore abbassamento del livello di autostima.

Probabilmente, in un individuo afflitto dalla timidezza o dall'ansia sociale in generale, a innescare un processo depressivo, non è tanto il sistema cognitivo in sé o i comportamenti che ne derivano, quanto gli effetti negativi che la propria condizione psicologica produce nella vita sociale, come ad esempio, l'auto isolamento, la solitudine, l'esclusione, la problematicità delle relazioni umane e lavorative.

Diversamente dalla timidezza, la depressione è una malattia che agisce anche nei processi cognitivi.

Ma come bisogna comportarsi con una persona depressa?

Marc Chagall - angelo cadente
Il soggetto depresso non ha mancanza di volontà, è incapace di attuare un atto di volontà, semplicemente perché la malattia inficia i processi decisionali, egli vorrebbe ma non ci riesce, questo conflitto tra volontà e incapacità di attuarla è alla base dei suoi sentimenti d’impotenza e inutilità oltre che dalla sensazione di non aver più via d'uscita. 

Incitare un malato di depressione all'azione, alla volontà, non può produrre effetti positivi, semmai induce sensi di colpa, accentua i sentimenti di disperazione e d’inutilità di ogni possibile reazione e della propria persona, è come se egli vedesse se stesso affogare in una palude senza poter far nulla. Vanno evitate frasi del tipo:

  • Devi reagire, darti una mossa.
  • Non stare a pensare, cerca di svagarti.
  • Non star lì a piangerti addosso, devi reagire.
  • Cerca di trovare un po' di svago, devi uscire di più.
  • Con la volontà si può tutto, basta solo volerlo.
  • Non devi abbandonarti così, sforzati di più.
  • Devi cercarti un passatempo, un qualche interesse.
  • Basta, non pensarci più.
  • Datti da fare e smettila di lamentarti.


Chi soffre di depressione vive malissimo la propria condizione, banalizzare o minimizzare il problema ha come unico risultato quello di indurre sentimenti d’incomprensione altrui, abbandono, solitudine. Sono quindi deleterie frasi come:

  • Pensa che c'è chi sta peggio di te.
  • Le cose non vanno poi tanto male, vero?
  • Sei solo stressato, con un po' di riposo ti passa tutto.
  • Non ti vedo così male, hai un buon aspetto.
  • Io quando sto un po' giù, mi faccio una doccia e mi passa tutto.
  • Se sorridi, il mondo ti sorriderà.
  • A tutti capita di essere depressi.
  • Non sembri affatto depresso.
  • A tutti possono capitare delle giornate nere.
  • Non ci sono motivi perché tu debba sentirsi così.
  • Alla tua età la depressione è un fatto normale, visto che la vita non riserva più novità e insoddisfazione.
  • Che ti preoccupi a fare? Non ti manca niente, dovresti essere soddisfatto.
  • Comunque il mondo non è fatto poi così male.
  • Invece di pensare al passato, vivi il presente.
  • Ognuno di noi ha la propria croce da portare.
  • Eppure dovresti essere felice, non ti manca niente.

22 giugno 2011

Timidezza e depressione - parte prima

va alla seconda parte
va alla terza parte

La depressione è un particolare stato d'animo, una condizione dell'umore che assume caratteristiche cognitive, comportamentali, somatiche e affettive che conducono la persona, che ne è afflitta, a uno stato d’isolamento e allontanamento dal mondo. È una condizione mentale che altera il modo di ragionare, pensare, percepire se stessi, gli altri e il mondo circostante. Compromette la capacità di operare, di relazionarsi agli altri, di adattarsi al mondo reale e sociale.

Quella depressa è una persona prigioniera di se stessa, del suo mondo interiore che, come un buco nero, la risucchia senza offrirgli un solo barlume di speranza, è inghiottita in questa situazione che vive come punto di non ritorno.

La depressione ha il grande potere di annullare la volontà del soggetto, di annichilirne la progettualità, la curiosità, ogni forma d’interesse o attrazione. 
Ciò nonostante, non si configura come segno di debolezza dell'uomo.



Marco Landi aka Tenax - stato d' essere
Può manifestarsi a tutte le età, tuttavia vi sono alcune fasi della vita in cui il rischio di cadere in depressione è maggiore, fasi in cui l'uomo affronta dei cambiamenti che determinano degli adattamenti nei diversi aspetti della vita. Questi periodi sono l'adolescenza, che segna il passaggio dall'essere bambino, all'essere adulto, la fase di mezza età cui dall'età matura, si rientra nell'età involutiva, processo che segna la perdita dei ruoli sociali ricoperti durante tutta l'età matura.






Le cause della depressione non sono ancora chiare, sappiamo che possono essere psicologico-sociali, fisiologiche, genetiche; l'orientamento di massima è che questi fattori interagiscono tra loro.
L'aspetto genetico è però considerato solo un fattore che predispone a un maggior rischio, mentre pare che l'elemento psicosociale sia quello che maggiormente determina l'insorgenza della depressione, riguardo al fattore fisiologico, il manifestarsi di malattie più o meno invalidanti può generare processi depressivi. 
Si ritiene che l'aspetto biologico, cioè i fenomeni chimico fisici che si verificano nel cervello, per effetto della depressione, sia il risultato finale del processo attivato da quell'insieme di condizioni variegate come i problemi psicologico-sociali e i fisiologici che determinano la malattia.

Ma quali sono i sintomi della depressione?

  • Senso di tristezza o di vuoto, insistente per buona parte della giornata, anche con inclinazione al pianto.
  • Apatia o anedonia: riduzione marcata d’interesse o piacere per tutte o quasi tutte le attività fisiche, mentali, culturali, edonistiche, ludiche, relazionali, per buona parte della giornata, e che si verifica quasi tutti i giorni, questo fenomeno è riscontrabile anche da altre persone.
  • Riduzione o aumento dell'appetito quasi tutti i giorni.
  • Insonnia o tendenza a dormire per buona parte della giornata.
  • Stato di agitazione o marcata riduzione delle attività psicomotoria come ad esempio, la tendenza a ripetere sempre gli stessi movimenti talvolta in modo quasi ossessivo. Questo fenomeno si verifica quasi tutti i giorni ed è riscontrabile da altre persone.
  • Senso di affaticamento e/o mancanza di energia.
  • Auto svalutazione e/o sensi di colpa portati all'eccesso, talvolta in modo delirante, non si tratta di semplici sensi di colpa, senso d’inutilità o disperazione. Anche questo fenomeno si verifica quasi tutti i giorni.
  • Riduzione della capacità di concentrarsi o di pensare o di prendere decisioni, che si verifica quasi tutti i giorni, e che è riscontrabile anche da altre persone.
  • Frequenti pensieri negativi o di morte, ideazioni di piani di suicidio difficilmente riscontrabili da altri.
  • Disturbi gastrointestinali.
  • Perdita del piacere o del desiderio sessuale.
  • Ritenere di non avere o provare sentimenti, di sentirsi incapaci di amare.

Medici e terapeuti, per stabilire se ci si trova dinanzi a un caso di depressione, verificano la coesistenza dei primi due sintomi indicati nell'elenco e di almeno altri tre di questi fenomeni.

15 giugno 2011

Ansia anticipatoria e pensieri disfunzionali

Nella psicoanalisi l'inconscio non è raggiungibile dal soggetto e non è controllabile, vi si accenderebbe solo attraverso tecniche come l'ipnosi, l'interpretazione dei sogni e delle libere associazioni. 
Questo modo di concepire le attività cognitive interne dell'individuo, fa sì che il soggetto sofferente non è ritenuto in grado di accedere ai segreti remoti della propria mente se non attraverso l'interpretazione o le spiegazioni addotte dallo specialista.

Se il comportamentismo apre la strada alla comprensione dei processi d’apprendimento e di sedimentazione dei modelli comportamentali, il cognitivismo sostituisce al concetto psicoanalitico di inconscio, quello del sistema cognitivo, concepito come un insieme di processi che, se pure non rende un soggetto immediatamente consapevole di essi, per via della loro automaticità, è raggiungibile con l'esercizio. 
Queste concezioni riconoscono, all'uomo, la possibilità di accedere alla propria mente interiore, di operare per modificarne i processi cognitivi, di acquisire consapevolezza e capacità di modificazione dei comportamenti abitudinari.

Salvator Dalì - La nascita di liquide paure
È sulla base di questo nuovo approccio nel concepire le possibilità operative dell'individuo, verso se stesso e il proprio mondo interiore, che oggi voglio parlare dell'ansia anticipatoria e dell'individuazione dei pensieri automatici disfunzionali.


L'ansia anticipatoria.

Le persone afflitte da ansia sociale, come gli individui timidi, diventano preda di pensieri automatici e disfunzionali. Accade quando sanno con un certo anticipo, di doversi trovare ad affrontare una determinata situazione che crea loro disagio e/o apprensione, ad esempio quando c'è da sostenere un esame, partecipare a una riunione dove è richiesto un intervento personale, si deve incontrare la persona amata dei propri sogni, situazioni cioè, su cui si comincia a pensarci su e a preoccuparsi, già qualche giorno o ore prima. 

Questi pensieri, che fanno direttamente riferimento alle proprie credenze, riguardano le proprie capacità operative e intellettuali, la previsione degli esiti della propria azione e delle possibili conseguenze a propri comportamenti che si desidererebbero avere, il giudizio e le valutazioni altrui. Il processo di valutazione e previsione ha, come primo effetto, l'insorgere di uno stato d'ansia che si manifesta soprattutto sotto forma di apprensione e preoccupazione. 
Questo fenomeno viene chiamato, per l'appunto, ansia anticipatoria, proprio perché si verifica non durante la situazione, ma prima che questa possa determinarsi.

I pensieri che affollano la mente di un soggetto ansioso e che danno vita all'ansia anticipatoria, sono di carattere automatico, sono attività che il sistema svolge come se fossero routine, quindi, si eseguono senza che vi sia un processo di elaborazione da parte del sistema cognitivo, ciò è possibile in quanto l’automaticità si costituisce per effetto della continua ricorrenza e ripetitività sistematica di tali pensieri.

Proprio l'automatismo fa sì che questi pensieri si sviluppano in un attimo, è un fenomeno tanto rapido che l'individuo li attua, in genere, non ne ha consapevolezza. Egli alla fine percepisce, in modo cosciente, il solo stato d'ansia che ne viene generato.

L'individuazione dei pensieri disfunzionali.

Il fatto che una persona timida o un ansioso sociale in generale, non abbia consapevolezza immediata di una sequenza di pensieri automatici che si sono attivati, non significa che non possa individuarli.
Con un po' di esercizio e concentrazione, è possibile identificare i pensieri disfunzionali. Ciò che occorre è un'attenta analisi a ritroso di quanto è accaduto, sia in termini di fatti materiali, sia emotivi.
Un modo è quello di chiedersi come mai si ha l'ansia, o un leggero stato di inquietudine, o roba simile; che cosa si sta per fare di lì a qualche ora o a qualche giorno. Individuati gli eventi che dovrebbero accadere o essere vissuti, si può cominciare con la analizzare tali situazioni e i timori che queste possono suscitare.
A quel punto si è in grado di poter "vivere in vitro" le situazioni temute e raggiungere i pensieri disfunzionali che si voleva individuare.